La Storia del Blues #3 Puntata


Nella precedente puntata abbiamo visto come all’inizio degli anni
’60 il blues ha una vera e propria esplosione di popolarità
negli USA soprattutto verso la gioventù bianca, questa improvvisa
e inaspettata fama della musica del diavolo spinse le case discografiche
di allora a tentare anche l’avventura europea esportando il blues
nel vecchio continente. Fu così che agli inizi del decennio due
leggende del blues americano Willie Dixon e il pianista Menphis Slim
partirono in tournè in Europa. La serie di concerti che i due
bluesmen tennero in alcune capitali europee ebbe molto successo, questo
unito ad una gia buona popolarità del jazz (che del blues è
figlio naturale) e al sempre più fiorente scambio commerciale
tra Europa (soprattutto Inghilterra) e Stati Uniti donò una notevole
popolarità alla musica del diavolo tra la gioventù europea
tanto che molti giovani musicisti si cimentarono con essa.

John
Mayall

Uno
dei primissimi musicisti inglesi che si dedicò con successo al
blues è John Mayall. Egli può essere considerato (assieme
ad Eric Clapton) il padre del blues inglese, attivo fin dal 1960 John
ha contribuito a lanciare la maggior parte dei grandi talenti che la
scena blues inglese ha prodotto negli anni a venire. Come abbiamo gia
detto l’attività musicale di Mayall comincia nel 1960 ma
non riscosse molto successo essa infatti per lui era quasi un hobby,
durante la settimana lavorava come grafico e nel week end suonava nei
locali. Questo fino al 1963 quando viene notato da Alexis Corner un
“turco-austriaco” che con la sua Blues Incorporeted era
gia attivo da qualche anno in Europa e che negli anni a venire contribuirà
non poco al lancio di alcune delle grandissime stelle della musica inglese.
Da questo incontro nascono i Bluesbrekers la storica formazione di John
Mayall ma la vera svolta arriva quando nel 1965 John incontra Eric Clapton
(che nel frattempo aveva lasciato gli Yarbirds) come lo stesso bluesmen
ricorda: “All’inizio degli anni
’60 c’era un solo chitarrista in Inghilterra che poteva
suonare il Blues ed era Eric Clapton. In pochi anni il suo fraseggio
si era fatto così tremendamente espressivo che ne rimasi profondamente
impressionato e gli chiesi di far parte del progetto Blues Breakers.
In sala di registrazione era un bel casino andare d’accordo con
gli ingegneri di studio, perché suonavamo a volumi molto alti
per non perdere la dimensione live della nostra musica e il suono prodotto
era molto saturato, questo li mandava su tutte le furie. Il risultato
fu eccellente”
. Il loro album intitolato semplicemente
The Blues Breakers with Eric Clapton è un vero e proprio capolavoro
che unisce l’attitudine blues di Mayall con la vena più
rock di Clapton. Purtroppo il
sodalizio artistico dura solo per questo disco Eric infatti lascia la
band assieme a Jack Bruce per formare i Cream. Ma torniamo a John Mayall.
Dopo l’abbandono di Eric Clapton alla corte di JM si susseguono
moltissimi musicisti, tra questi Peter Green, John McVie, Mick Fleetwood
(in pratica quelli che qualche anno dopo sarebbero diventati i Fleetwood
Mac), Mick Taylor, Andy Fraser , Brian Jones, Koko Montoya, Water Trout.
Per quasi tutti gli anni ’60 Mayall si dedica ad un blues molto
classico ma in futuro non disdegnerà contaminazioni jazz e rock,
facendo anche dei lavori di fusion. In mezzo a tutto questo si regela
anche collaborazioni con i grandi del blues americano come John Lee
Hooker e Albert King, Buddy Guy e molti altri. Grazie al successo dei
Bluesbrekers e alle circostanze favorevoli analizzate in precedenza,
in Europa si cominciano ad organizzare dei veri e propri festival di
folk blues, l’occasione è ghiotta e nessuno dei maestri
americani se la lascia scappare, comincia così una serie interminabile
di concerti e collaborazioni tra bluesmen americani e le nascenti band
inglesi.

Eric
Clapton

Ma prima di parlare di questo facciamo un passo indietro e torniamo
a parlare di Eric Clapton: Eric Patrick Clapp nasce il 30 Marzo del
1945 a Ripley, Inghilterra. La sua infanzia è particolarmente
travagliata: Non ha mai conosciuto suo padre (un soldato canadese che
nel 1944 mise incinta la giovanissima
madre tornandosene in patria senza neanche salutare), per proseguire
con una adolescenza quantomeno strana, venne cresciuto dai nonni materni
che credeva fossero i suoi genitori, quando incontrò per la prima
volta sua madre all’età undici anni la scambiò dapprima
per la sorella: “..quando giocavo con mio figlio vedevo nei suoi
occhi quello che io non ero riuscito a vedere da bambino, ossia, la
gioia di giocare col proprio padre, sono momenti che valgono una vita….”
. La primissima chitarra gli fu regalata dai nonni per il suo tredicesimo
compleanno: era una Hoyer acustica con corde di metallo. Purtroppo,
il piccolo Eric non riusciva a suonarla nonostante i molti tentativi,
anche perché le corde erano molto grosse per lui e subito l’abbandonò.
Poco dopo riuscì a convincere i nonni a farsene comprare un’altra,
però questa volta una Kay elettrica e tutto si rivelò
molto più semplice. Cominciò ad ascoltare Muddy Waters,
Big Bill Broonzy con alcuni amici dell’Art College di Londra che
poi sarebbero diventati i futuri Yardbirds: “..qualsiasi
tipo di musica soul era molto rara all’epoca. Un pezzo di Bo Diddley
o di Chuck Berry mi mandava in estasi. Quando ho sentito cosa c’era
dietro, cioè, quello era solo la facciata di ciò che ho
scoperto in seguito e che aveva dato vita a questo; i vari Muddy Waters,
Robert Johnson, i canti popolari. Mi si aprirono nuovi orizzonti, tutto
questo mi colpì emotivamente moltissimo, ma c’era qualcosa
di molto più profondo che non riesco a definire e forse non riuscirò
mai a farlo”
.
Dopo la sua uscita dai Bluesbreakers come gia detto Clapton forma i
Cream. Il successo della band è clamoroso e si può tranquillamente
dire che rappresenti in modo perfetto il connubio tra rock e blues che
caratterizza molte band inglesi di quel periodo; Da qui in poi dal punto
di vista professionale la vita di Eric è un continuo crescendo,
cambia spesso formazioni ma ognuna di esse , se pur con vita breve,
ottiene sempre un grande successo, è il caso dei Blind Faith
e di Derek & The Dominoes anche la sua carriera solista va benissimo
vende milioni di dischi e riceve numerosissimi riconoscimenti ma dal
punto di vista personale cose non vanno certo così bene: “in
quel periodo l’uso di droghe pesanti era molto comune fra la gente
di spettacolo; volevo entrare in quel tunnel per riuscire a vedere la
luce alla fine del cammino. Ma tutto mi sfuggì di mano a causa
di un equilibrio emotivo molto precario, in quei mesi vidi morire molti
miei amici, Jimi Hendrix, Duane Allman e tanti altri; decisi di chiudermi
in casa senza vedere più nessuno consumando eroina in quantità
notevoli. Rifiutavo il mondo esterno e tutto questo durò per
alcuni mesi”.
Oltre ai problemi con
droghe e alcool la vita di Clapton subisce un duro colpo q
uando
negli anni ’90 muore il figlioletto in un tragico incidente.

Blues
to Rock

Si può dire che le varie formazioni di cui Eric Clapton ha fatto
parte abbiano gettato le basi del suono del blues inglese infatti la
scoperta del blues da parte dei musicisti britannici più che
far nascere un movimento nazionale della musica del diavolo favorisce
una sorta di connubio tra rock e blues, ne sono testimonianza band come
i Rolling Stones,
gli stessi Cream e successivamente sempre con Eric Clapton Derek &
The Dominoes, gli Animals ma anche grandi band hard rock come Led
Zeppelin
e Deep Purple
risentono di una grande influenza della musica del diavolo. La passione
per il blues si espande in tutta la Gran Bretagna arrivando fino in
Irlanda dove artisti come Van Morrison ne rimangono influenzati e dove
nasce uno dei più grandi e sottovalutati bluesmen europei Rory
Gallagher.

Roy
Gallagher

Chitarrista
eccezionale dotato di grandissima tecnica e molta passione. La sua carriera
inizia verso la metà degli anni ’60 con la formazione dei
Taste di cui Rory è il leader indiscusso per proseguire poi come
solista negli anni ’70, “….ascoltavo
lo skiffle di Lonnie Donegan e lui faceva canzoni di Woodie Guthrie,
Leadbelly…..poi con la radio scoprii Muddy Waters, Jimmy Reed,
Chuck Berry. In Irlanda era piuttosto difficile trovare dei dischi di
blues e così ne misi assieme una piccola collezione solo quando
andai in Inghilterra”
. La sua musica è un potente
rock-blues con la clasica formazione a tre di cui Rory è chitarrista
e cantante. Per tutti i seventeen Gallagher sforna un disco dietro l’altro
ricevendo anche numerosi riconoscimenti, particolarmente importante
quello ottenuto nel 1974 quando il suo “Irish Tour 74” viene
proclamato disco live dell’anno. Purtroppo il costante abuso di
droghe e soprattutto di alcol ne spengono lentamente la vena creativa
fino a quando dopo un trapianto di fegato non muore nel 1995, prima
lasciarci Rory rilascia un’ultima intervista che riassume bene
il suo amore per la musica e quello che egli con essa cercava di trasmettere:
“Quando compongo mi siedo e cerco di
scrivere un brano alla Rory Gallagher che generalmente capita sia dalle
sfumature blues. Cerco di trovare differenti argomenti, differenti situazioni
che non sono state affrontate prima…ho scritto nella mia carriera
in molti stili, train blues, drinking blues, economic blues, ma quello
a cui miro è un differente punto di vista in tutte queste cose.
La musica può essere tradizionale, ma con le parole devi raccontare
qualcosa di creativo, di ricerca personale, qualcosa che sta accadendo
dentro di te”
.

U.S.A
meets England!

Torniamo ora agli anni ’60: Come gia detto i grandi maestri americani
cominciano una serie di collaborazioni con le band inglesi, una delle
meglio riuscite è quella tra Sonny Boy Williamson II e secondo
e gli Animals, ottimo anche quello inciso in collaborazione con gli
Yarbirds. Sonny Boy sceglie la strada del disco a mani mentre molti
altri scelgono quella di vere e proprie jam sessions a cui partecipano
tutti i migliori bluesmen inglesi è il caso di “The London
Muddy Waters Sessions” in cui “Re Muddy” si esibisce
in compagnia di Stenie Winwood, Georgie fame e Rory Gallagher o di “In
London” di BB King disco in cui assieme al “Blues Boy”
suonano oltre 20 musicisti rigorosamente inglesi.
I lavori migliori però sono sicuramente quelli che vedono come
protagonista Howlin Wolf: “The London Session” in compagnia
di Eric Clapton, Steve Winwood (leader dei Traffic), Charlie Watts Bill
Wyman il quale in proposito ricorda: “Io
ed Erci Clapton eravamo in studio e cercavamo di registrare Little Red
Rooster, qualcosa non andava nel nostro modo di farla così Wolf
entra e ci apostrofa:”No state sbagliando”
.
Era
un piccolo dettaglio ritimico, ma quando poi l’abbiamo suonata
correttamente ci siamo accorti della grande differenza. Non prestavamo
così tanta attenzione con gli Stones ed Eric pensava proprio
alla nostra versione durante quella session. Ad un certo punto Howlin
ne suona un pezzo in modo perfetto ed Eric si sbalordisce: “Fantastico
perché non la fai tu? La conosci meglio di noi due!”
.Lui
reagisce contrariato “No ragazzi ci dovete
riuscire, perché quando non ci sarò più sarete
voi a continuare tutto questo. Ecco che cos’è il blues:
Imparare da un maestro e perpetuare la tradizione”
.
Di quelle sessions con gli artisti americani Eric Clapton ha molti ricordi:
“ricordo quanto fu traumatica l’esperienza
con Howling Wolf. Noi eravamo tutti ragazzi pieni di ideali e sogni,
beh, Howlin Wolf ci distrusse da questo punto di vista. Era un personaggio
molto scorbutico che non accettava nessun tipo di collaborazione e consiglio
da dei ragazzini bianchi come noi. Si doveva fare come diceva lui oppure
non se ne faceva niente. Ricordo che dopo il primo giorno di prove gli
altri membri del gruppo volevano mollare tutto. Ma io non ci rinunciai
così facilmente ed il giorno dopo mi ripresentai alle prove….fui
l’unico! Ma da quel giorno tutto cominciò a filare per
il verso giusto ed il progetto andò in porto. Mentre con Waters
fu completamente diverso. Era una persona gentilissima e affabile; quando
suonai con lui la prima volta mi sentii veramente uno stupido, perché
ero un bambino che voleva suonare con un uomo. E che uomo!”
.
Sempre dello stesso periodo è anche il superlativo “Muddy
& The Wolf” disco in cui a Muddy Waters e Howlin Wolf si aggiungono
Clapton , Winwood, Wyman, Charlie Watts, Mike Bloomfield e Otis Spann.

British
Blues

Dopo aver conosciuto più da vicino alcuni dei maggiori esponenti
del British Blues vediamo di analizzare meglio le peculiarità
di questo stile e di vedere in che cosa si differenzia dal classico
blues americano:
Quando agli inizi degli anni ’60 comparivano in Inghilterra i
primi bluesmen essi suonavano una musica molto simile a quella di oltre
oceano poi con il passare degli anni e sotto la spinta del successo
ottenuto da artisti come Rolling Stones ed Eric Clapton il blues inglese
ha preso la forma che oggi ne fa una scuola a se stante, esso unisce
lo string-bending, cioè il piegamento delle corde della chitarra,
tipico dei bluesmen di Chicago come BB King e Albert King alla potenza
e agli altissimi volumi creati dagli amplificatori usati nel rock, questo
unito ad una più accentuata melodia quasi accostabile al pop
crea l’amalgama da cui nasce il British Blues, in sostanza si
tratta di una sorta di rock-blues.
La nascita del movimento blues in Gran Bretagna segna anche una svolta
epocale nella cultura musicale (svolta che in parte, ma in misura minore,
si era gia vista con il jazz e con il rock& roll), per la prima
volta una musica popolare appartenente alla cultura di una comunità
ben distinta (cioè quella afroamericana) viene assimilata e fatta
propria da un’altra comunità diversa per storia e tradizione.
Questo è un fatto molto raro se si considera che la maggior parte
dei generi musicali si rifà in misura quasi totale ad una determinata
popolazione, ad esempio il reggae e il rap sono suonati quasi esclusivamente
dai neri, il metal e il country sono invece generi tipicamente “bianchi”
così come l’hard rock il progressive e il classic rock
in generale. Naturalmente esistono delle eccezioni ma sono molto rare
e perlopiù rappresentano episodi estemporanei, per capirci diciamo
che in genere il rapporto è di circa 90 a 10, nel blues invece
questo rapporto cambia sensibilmente. Nonostante sia un genere musicale
tipicamente nero a partire dagli anni ’60 e soprattutto grazie
alla nascita del blues inglese i bianchi che si avvicinano e suonano
il blues aumentato considerevolmente possiamo perciò dire che
al giorno d’oggi il rapporto è di circa 60 a 40 (studio
compiuto a livello USA ed europeo dalla Blues Foundation nel 2001),
sulla base di queste cifre si può quindi affermare che il blues
rappresenti una sorta di unione musicale tra genti e culture diverse.


Gary Moore

Oggi
purtroppo la scuola british blues non sforna più talenti come
negli anni ’60, perlopiù sono i “vecchi leoni”
a portare avanti la tradizione, oltre ai gia citati Clapton e Mayall
un altro grande esponente di questa scuola è l’irlandese
Gary Moore il quale dopo un periodo di gavetta con la sua prima band
gli Skid Row milita prima per un breve periodo nei Thin Lizzy e poi
nei Colosseum II per passare in seguito nei G-Force e nella Greg Lake
band. Tutto questo fino ai primi anni ’80 quando si dedica alla
carriera solista collaborando con artisti di livello assoluto come Ian
Paice (ex Deep Purple) e con i Chieftains. Gli 80 proseguono a fasi
alterne e sembra che Gary fatichi a trovare una sua precisa identità
artistica passando di continuo tra hard rock, rock blues e folk. Questo
fino al 1990 quando il suo primo amore il blues, passione che gli fu
trasmessa dal sua grande amico Peter Green, torna prepotentemente a
farsi sentire infatti nel 1990 pubblica l’album “Still Got
The Blues” a cui collabora anche il grande Albert King. Il disco
è ottimo,composto da brani che possiedono un grande feeling e
in cui si nota tutto l’amore di Moore per la musica del diavolo
fin dalla copertina che rappresenta un ragazzino seduto sul letto della
sua cameretta con in mano una chitarra e con il poster di Jimi
Hendrix
alle sue spalle. Da qui in poi il blues sarà
il faro della sua carriera musicale, questo viene confermato anche dal
successivo After Hours, in cui compaiono come ospiti BB King e Albert
Collins, e nell’ottimo Blues For Greeny in cui Gary suona brani
composti da Peter Green usando una Gibson Les paul del 1959 regalatagli
proprio dall’ex Fleetwood Mac.

Alvin
Lee

Una menzione la merita sicuramente anche Alvin Lee ed i suoi Ten Years
After, il funambolico chitarrista è attivo tutt’ora anche
se con risultati modesti ma il suo periodo d’oro lo ha vissuto
tra il 1969 e il 1970 dopo la sua infuocata performance al festival
di Woodstoock in cui si è guadagnato il soprannome di chitarrista
più veloce del mondo. Purtroppo Alvin era tanto bravo quanto
altezzoso, aveva un talento immenso e lo sapeva benissimo facendolo
pesare sui componenti dei Ten Years After i quali, che non erano affatto
musicisti di second’ordine, stufi di essere messi in un angolo
dal loro leader hanno presto deciso di abbandonarlo e la band si è
sciolta. Negli anni seguenti ci sono state diverse reunion ma il momento
magico era ormai passato..
Nonostante il british blues sia stato un movimento con una vita relativamente
breve, oggi infatti sono rimasti ben pochi i bluesmen inglesi, esso
ha avuto una grandissima importanza per tutta la scena musicale europea
e non, band come Cream e Rolling Stones hanno influenzato centinaia
se non migliaia di musicisti, basti vedere l’impiego della slide
guitar (strumento tipico del blues) anche da parte di band che con il
blues poco avevano a che fare come i Pink
Floyd
, il blues grazie a loro e ai grandi chitarristi inglesi
ha passato il confine americano e anche quello razziale favorendo in
un certo modo l’unione tra culture diverse e mettendo le basi
per una integrazione sempre maggiore, questa nuova unione ha avuto risvolti
interessanti anche negli Stati Uniti per quanto riguarda la musica del
diavolo ma lo vedremo nella prossima puntata.

DISCHI
ESSENZIALI

Eric
Clapton

_Slowhand
_Crossroads (raccolta
in 4 cd)
_Unplugged (live
acustico)
_Blues (raccolta
dei suoi pezzi blues più famosi)

John Mayall
_Buesbrekers with Eric
Clapton

_A Hard Road
_Turning Point
(live)
_Rock The bLues Tonight
(live)

Peter Green
_The End Of The Game
_The Robert Johnson Songbook

Fleetwood Mac
_Peter Green’s Fleetwood
Mac
(disponibile solo in vinile)
_Blues Jam AT Chess
(live)

Sonny Boy Williamson
& The Animals

_Sonny Boy Williamson &
The Animals
(omonimo)

Sonny Boy Williamson
& The Yarbirds

_Sonny Boy Williamson &
The Yardbirds
(omonimo)

Cream
_Disraeli Gears
_Fresh Cream
_Live Cream

Derek & The Dominoes
_Layla & The Others
Love Songs

Rory Gallagher
_Rory Gallagher
_Tattoo
_Irish Tour ’74
(live)

Gary Moore
_Still Got The Blues
_After Hours
_Blues Alive (live)

Rolling Stones
_Beggars
Banquet

_Out Of Our Heads
_Let It Bleed
_Exile On Main Street

Alvin Lee & Ten Years
After

_Undead (live)
_Stonedhenge

Animals
_The Besto Of The Animals
(raccolta)

SESSION
TRA ARTISTI AMERICANI E INGLESI

_Howlin
Wolf: London Session – Muddy & The Wolf
_BB King : In London
_Muddy Waters : The London Muddy
Waters Session

  • Ottimo articolo esaustivo, completo e ben sintetizzato per una curiosa ma agnostica come me!