La Storia del Blues #4 Puntata (parte 2°)

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La
rivoluzione Hendrixiana

Il
west Side blues è stato,ed è tutt’ora, un movimento
molto importante per la musica del diavolo ma la vera rivoluzione musicale,
non solo per il blues ma per il rock tutto fu l’avvento di Jimi
Hendrix
: Nessun musicista è stato più
influente e importante di Hendrix per lo sviluppo dell’attuale
musica rock e blues a partire dalla seconda metà degli anni ’60
in poi. Molte persone associano la figura del “mancino di Seattle”
al rock ma le sue origini sono legate al blues come la sua musica del
resto, come testimonia il favoloso album “Blues”; Jimi è
l’anello di congiunzione tra il blues delle origini e l’attuale
rock blues come testimoniano molti grandi protagonisti della musica
contemporanea: Eric Clapton: “Quando
ascoltai Jimi per la prima volta provai sentimenti contrastanti. Da
una parte volevo fuggire via, perché era così che volevo
suonare, ma non c’ero ancora riuscito; dall’altra ero ammirato,
soggiogato dal suo fascino e dalla mostruosa bravura. Non volevo ammetterlo,
ma alla fine mi arresi: era fantastico. Diventammo molto amici, diventai
persino possessivo nei suoi confronti. Dopo la sua morte ancora di più,
al punto di non volere rispondere a domande su di lui da parte dei giornalisti,
perché era come parlare di un fratello scomparso: erano fatti
personali da non condividere con nessuno. La prima cosa che ascoltai
fu appunto “Stone Free”. Jimi voleva che fosse la facciata
A del 45 giri che stava per uscire, ma la casa discografica puntò
su Hey Joe, perché riteneva più commerciale. E aveva ragione,
Stone Free era avanti anni luce, proiettata nel futuro. Quando l’ascoltai
rimasi sconvolto”
David Bowie: “Ha
dimostrato agli artisti degli anni ’70 che ci si può evolvere
ed essere totalmente creativi senza seguire nessuna regola”

. Jimi prese la musica dei suoi eroi, Albert King, Muddy Waters, Buddy
Guy e la proiettò nel futuro, il suo rock blues psichedelico
tracciò il solco tra la vecchia e la nuova era musicale, il fatto
di essersi trasferito in Inghilterra gli fece conoscere i primi albori
della psichedelica e anche questa influenza fu fondamentale per lui:
I suoi spettacoli dal vivo erano un avvenimento unico, Jimi suonava
con ogni parte del corpo, incendiava le chitarre e divenne presto il
simbolo, l’icona di una intera generazione. A lui si devono molte
delle attuali tecniche chitarristiche, l’uso di effetti come il
“wha wha”, la miscela di tecniche diverse facendo susseguirsi
accordi inusuali diventando un tutt’uno con il proprio strumento.
La sua carriera musicale durò appena 4 anni ma il segno lasciato
da Jimi nel mondo della musica durerà in eterno.
Nonostante
la nascita dei grandi musicisti che abbiamo visto sopra gli anni 70
segnano un periodo di declino per il blues in generale, i motivi sono
molteplici ma vediamo di analizzare i più importanti.

Il
declino degli anni 70

Il primo motivo di declino è la scomparsa di molti dei grandi
maestri o i loro problemi con alcol e droghe che li tengono lontani
dalla scena; BB King, Buddy Guy, Eric Clapton, Howlin Wolf, Sonny Boy
Williamson, Willie Dixon lo stesso Johnny Winter e molti altri vivono
in questi anni molte difficoltà alcuni anche a causa dell’età,
purtroppo muoiono altri si eclissano per lunghi periodi. Questo fa si
che l’interesse sul blues si affievolisca notevolmente e la creatività
ne risenta moltissimo. Non mancano comunque i giovani artisti, ora sia
neri che bianchi, che decidono di dedicarsi al blues ma le loro opere
sono abbastanza “snobbate” dal mercato a favore del nuovo
trend del momento e cioè il rock e l’hard rock e qui veniamo
al secondo principale motivo del declino del blues: L’esplosione
del rock: Questo fenomeno parte dall’Inghilterra con i Rolling
Stones
, Deep
Purple
, Led
Zeppelin
, Pink
Floyd
, Who, Black Sabbath e decine di altre grandi rock
band che partendo dalle basi del blues sviluppano uno suono molto più
aggressivo e melodico giungendo poi a far nascere nuovi “movimenti
musicali” come il progressive in Inghilterra o le “Jam Band”
in USA, tra queste si segnalano i Gratefull Dead, Allman Bothers Band,
gli stessi Little Feat ma anche The Band, Lynyrd Skynyrd e moltissime
altre; Tutti gruppi questi che hanno del fortissime radici blues non
solo dal punto di vista musicale ma anche come attitudine: Dal blues
infatti ereditano la rabbia e l’inclinazione verso l’eccesso
e la trasgressione, l’unire la musica con la propria vita in modo
inscindibile e irrinunciabile, non c’è vita senza musica
non c’è musica senza vita. Il tutto però amplificato
dal diffondersi delle droghe e dalla grande disponibilità economica
che la fama raggiunta gli consente; Se infatti i vecchi bluesmen erano
si inclini all’eccesso ma era spesso poveri o comunque non certamente
ricchi queste giovani band, complice l’esplosione del mercato
musicale negli anni ’60, guadagnano moltissimo e non c’è
nulla che non possano permettersi di comprare. Questi aspetti in congiunzione
con rivalità interne alle band fa si che quasi tutti questi gruppi
durino solo una manciata di anni e con loro gli stessi movimenti che
essi avevano contribuito a far nascere pian piano perdono di importanza
verso il pubblico sempre più attratto dalle nuove mode come il
nascente heavy metal, la musica hip hop, la disco music e soprattutto
il punk: Proprio quest’ultimo può essere considerato la
causa principale della fine di molti generi musicali o comunque il loro
progressivo rilevamento in una sorta di nicchia; Il punk infatti è
musica rozza, priva di tecnica, si fonda quasi interamente sui contenuti
molto forti dei testi e su melodie molto orecchiabili e veloci, l’esatto
contrario di generi come il progressive o le jam band. Ma pure il punk
così con la stessa irruenza e velocità con cui aveva scosso
il panorama musicale sparisce.

La
rinascita degli anni ‘80

Complice
la scemare delle correnti musicali che avevano caratterizzato con forza
gli anni ’70 nel decennio successivo il blues torna alla ribalta.
I grandi maestri che negli anni precedenti avevano attraversato dei
momenti bui si lasciano alle spalle i loro problemi e tornano a fare
al meglio ciò che hanno sempre fatto e cioè il blues:
BB King, Buddy Guy, John Lee Hooker, Albert King vengono riscoperti
da pubblico e critica e il blues ritorna protagonista; Ma il vero artefice
di questa riscoperta è un ragazzo texano che fino ad allora era
sconosciuto al grande pubblico ma che nel 1981 con il suo primo album
“Texas Flood” sconvolge totalmente il mondo del blues: Il
suo nome per chi ancora non
lo avesse capito è Stevie
Ray Vaughan
: Il suo stile chitarristico fatto di una tecnica
sopraffina e di una forza espressiva senza eguali lo resero in poco
tempo il chitarrista più amato e imitato dopo Hendrix.
Proprio come il “mancino di Seattle” SRV sapeva fondere
il blues con il rock in una miscela esplosiva attirando così
una enorme fetta di pubblico rock verso il blues; Il suo amore sempre
dichiarato per i grandi maestri blues come Albert King, Buddy Guy e
Jimi Hendrix spinsero molti suoi fans a riscoprire questi artisti. In
particolare da Buddy Guy, così come Hendrix prima di lui, copiò
le spettacolari esibizioni live dove suonava la chitarra con i denti
o dietro la schiena e da Albert King l’abilità di riprodurre
una moltitudine di note diverse tramite una corda sola. A differenza
di Albert King e come Jimi Hendrix SRV era un innamorato della Fender
Stratocaster, egli usava corde molto pesanti per ottenere un suono tondo
e profondo e sapeva suonare la chitarra in modo selvaggio e trascinante
ma condito da una sorta di quiete che rendeva ogni sua nota una poesia.
In pratica la sua vera forza fu quella di saper fondere in modo perfetto
gli stili di Buddy Guy, Hendrix e Albert King in un proprio suono particolare
reso unico dalla sua totale vocazione alla musica, suo fratello Jimmie
anch’egli chitarrista ricorda: “La
musica significava tutto per Stevie, la chitarra era la sua voce. Ma
era molto di più, era il suo strumento di liberazione, la sua
spada magica con la quale poteva girare il mondo e conoscere i suoi
idoli. Gli permetteva di esprimere se stesso, di avere un’identità,
di scoprire chi era”
. Per capire bene la totale immersione
di stenie nel suo suono è significativa una dichiarazione di
Bonnie Raitt: “Di Stevie mi ricordo la
sua grande passione nel suonare la chitarra, rimasi allibita quando
durante un suo concerto lo vidi piangere durante l’esecuzione
di un brano.”
Stevie
con il suo modo innovativo di suonare influenzò non solo intere
generazioni di giovani musicisti ma anche i grandi bluesmen come BB
King che disse: “Gli unici che mi vengono
in mente sono Charlie Parker, Charlie Christian e Steve Ray Vaughan
che riuscissero ad eseguire assoli lunghissimi con un fluire continuo
di idee seguendo solo il proprio istinto, senza pensare nemmeno per
un secondo a cosa fare. Poteva suonare veloce come nessun altro, ma
non perdeva mai il feeling, potevi ascoltare la sua anima venire fuori
da quelle sei corde. Era sempre un fiume in piena, le idee gli scorrevano
senza pausa”
. John Lee Hooker: “Ho
pianto poche volte in vita mia, ma quando mi dissero cosa era successo
a Stevie, mi misi a sedere sul letto e con la testa fra le mani cominciai
a disperarmi come un bambino”
Eric Clapton: “Sembrava
essere un canale aperto attraverso il quale scorreva la sua musica”
.
L’amore immenso di SRV per la musica è dimostrato in modo
tragico e commovente: Quando l’elicottero dove viaggiava si schiantò
uccidendolo, il suo corpo ormai privo di vita fu ritrovato che ancora
teneva stretta a se la sua chitarra “The First Wife.”
La
figura di Stevie Ray Vaughan ha caratterizzato quasi totalmente gli
anni ’80, talmente tanto che per quasi tutto il decennio non si
sono visti apparire molti nuovi bluesmen validi: Forse è stato
un “calo generazionale” o forse come ha spiegato Taj Mahal
(che oltre ad essere un grande musicista è anche musicologo e
studioso del blues) “Stevie Ray era semplicemente
troppo bravo, le case discografiche erano tentate da “cavalcare
il momento” proponendo nuovi chitarristi “Cloni di SRV”
e la paura che al confronto con lui questi venissero irrimediabilmente
bruciati con conseguente perdita degli investimenti”
.
La situazione di stallo si protrasse per tutto il decennio tanto che
forse l’unico bluesmen “nuovo” che raggiunse un certo
successo in quegli anni fu Robert Cray: Egli grazie ad una tecnica chitarristica
eccelsa e ad una certa propensione per la melodia riuscì ad imporsi
al grande pubblico.

Gli
anni ’90 e le nuove frontiere del blues

Con
la fine degli anni ’80 succede una cosa abbastanza inaspettata
nel mondo del blues: Considerando il ventennio precedente dove tra nuove
mode musicali e personaggi talmente bravi e carismatici come SRV le
nuove “leve” blues erano quasi scomparse: Il blues ha una
nuova grande impennata, salgono alla ribalta decine e decine di giovani
bluesmen di talento che ripercorrono il sentiero tracciato dai grandi
padri fondatori quasi un secolo prima, ma soprattutto a dare nuova vita
e nuovo splendore alla “musica del diavolo” arriva un manipolo
di “vecchietti terribili” che ancora una volta apre strade
fino a quel momento impensabili per il blues con buona pace di chi,
per poca conoscenza o per partito preso, pensa che questa musica sia
limitata solo alle classiche dodici battute; Andiamo con ordine:
Come
detto in precedenza negli anni ’90 vengono riscoperti vecchi bluesmen
che per anni hanno suonato la “nostra musica” discostandosi
dalle regole convenzionali ma come sempre lasciandone inalterato lo
spirito anzi nella maggior parte dei casi esso è stato rafforzato
dalla musica di questi personaggi. La loro musica è caratterizzata
dall’uso di chitarre distorte in certi casi quasi non accordate,
basso e batteria suonati con la potenza di un gruppo metal, una totale
anarchia sonora che sfiora quasi l’umorismo; Suoni duri e selvaggi,
disarticolati e tirati fino allo spasimo fondendo assieme accordi ed
assoli per creare volutamente una miscela caotica e dissonante ma solo
in apparenza; Una musica quasi totalmente improvvisata ma che trasuda
“spirito del Delta” da tutti i pori restando sempre fedele
allo spirito “downhome”, un mix vincente di tradizione e
innovazione. Andiamo ora a conoscere questi singolari bluesmen.
Il
portabandiera di questo nuovo modo di suonare il blues è senza
dubbio Robert Lee Burnside
conosciuto al grande pubblico come R.L. Burnside. Nato a Holly Springs
nello stato del Mississippi nel 1926 Burnside è sicuramente uno
dei più grandi innovatori del blues moderno, portabandiera incontrastato
dello spirito del Delta che egli con la sua musica richiama e proietta
direttamente nel nuovo millennio. Nonostante i suoi quasi 77 anni RL
è stato scoperto solo da poco dall’industria discografica,
infatti fino al 1992 egli aveva prodotto solo qualche disco,registrato
in presa diretta non in studio, distribuito perlopiù durante
i concerti e alle feste di paese dove era solito suonare nei fine settimana;
Infatti la sua principale occupazione era quella di pescatore e contadino.
La causa di questo è da imputarsi sia alla miopia delle case
discografiche sia al carattere non certo facile di Burnside che è
un uomo all’antica ancora ancorato ai vecchi principi come egli
stesso ci spiega: “Sono nato a Holly
Springs e sono cresciuto a Coldwater, paesini di pochi abitanti dove
si vive ancora all’antica. Quando mi sono trasferito un po’
più in la, ad Oxford, dove c’è qualche centinaio
di abitanti in più mi sembrava di essere arrivato in una metropoli.
Ho girato parecchio ma le mie abitudini sono ancora radicate laggù.
Il mondo è cambiato? A me basta ancora oggi vivere nella mia
casetta, dove solo da pochi anni ho i istallato la luce elettrica, radunarmi
alla sera con gli amici, bere whiskey e suonare il blues. Io sono all’antica
e per me il blues vuol dire esprimere sensazioni e soprattutto il senso
di appartenenza a una comunità.”
Ormai da alcuni
anni Burnside suona accompagnato dalla “Sound Machine” band
formata totalmente dai suoi figli e nipoti, 8 in totale, ma 2 dei suoi
lavori migliori , “As a Pocket Of Whiskey” e “ M.r.
Wizard” sono legati al nome di Jon Spencer e della sua Blues Explosion.
Robert Lee ha avuto una formazione musicale molto varia e suona indifferentemente
elettrico ed acustico. “Mio padre suonava
la chitarra ma non era molto bravo. Da lui ho imparato sani principi
morali non i segreti del blues. Quelli li devo a musicisti sconosciuti
del Mississippi o a maestri come Fred McDowell e in seguito a Muddy
Waters che conobbi quando mi trasferii a Chicago. La mia prima fonte
di ispirazione furono gli “spirituals” e poi venne McDowell
che aveva una dozzina di anni in più di me ed era un mago della
chitarra. Lo ascoltavo suonare e cercavo di rubargli ogni passaggio.”

Da queste discostanti influenze nasce lo stile unico di Burnside, egli
è solito suonare la chitarra come se fosse una batteria, una
sorta di “fingerpicking” (stile chitarristico tradizionale
nel quale le dita della mano destra pizzicando le corde acute eseguono
una linea melodica, mentre il pollice contemporaneamente si produce
in consistenti figure ritmiche di basso ) portata all’esasperazione
dei toni bassi. Burnside può considerarsi il caposcuola di questa
nuova tendenza blues anche altri artisti in passato avevano provato
a percorrere strade simili con alterna fortuna, un nome su tutti è
quello di Hound Dog Taylor: Egli è stato un grande interprete
della chitarra elettrica blues ma purtroppo la sua carriera si ferma
a soli 3 album causa la morte dell’artista. Dopo la morte di Taylor
questo modo di interpretare il blues è stato per così
dire accantonato e veniva adottato esclusivamente nei “Juke point”
del Mississippi. Proprio dalla gavetta dei “Juke Point”
proviene RL Burnside e con lui gli altri grandi interpreti di questo
rivoluzionario modo di suonare il blues: In realtà si tratta
di una combriccola di amici, infatti sia Cedell Davis che
Junior Kimbrough che con
Burnside formano il triangolo ideale del nuovo blues sono amici e vicini
da casa dello stesso Robert Lee (incidono anche tutti per la stessa
casa discografica la Fat possum di cui ci occuperemo più avanti):
Tutti e tre con stili diversi rappresentano la nuova veste del blues
del Mississippi all’alba del nuovo millenio. Vediamo di conoscerli
meglio entrambi: Junior Kimbrough nasce a Houdonsville (Mississippi)
nel 1930, egli è stato per molti anni amico e vicino di casa
di Burnside, i due fino a poco tempo fa suonavano assieme tutte le domeniche
gratuitamente in una chiesa di Holly Springs dove entrambi risiedevano.
Proprio come per l’amico anche per Junior la notorietà
arriva molto tardi, egli fu scoperto casualmente durante la registrazione
di un documentario sul blues del Mississippi intitolato “Deep
Blues”, in questo lungometraggio, trasmesso nel 1992, comparivano
siano Kimbrough che Burnside e così il nome di entrambi cominciò
a circolare al di fuori dei confini dello stato. Il primo album di Junior
Kimbrough “All Night Long” registrato come da tradizione
in presa diretta e con l’aiuto di Gary Burnside ( figlio di RL)
e Kenny Malone (figlio di Kimbrough), è la rappresentazione perfetta
del suo suono inconfondibile: chitarra acustica in perfetto stile del
Delta e testi ammalianti ; Kimbrough aveva la rara qualità di
saper stregare l’ascoltatore con le sue storie di vita quotidiana,
raccontate con un linguaggio molto particolare ed ipnotico che unito
al suono ossessivo della sua chitarra forma una sorta di blues psichedelico
di grande effetto. Purtroppo la vita e la carriera musicale di Kimbrough
si interrompono nel 1998.
L’altro
gigante del moderno Delta Blues è Cedell
Davis
: Purtroppo della sua vita si hanno ben poche notizie,
si sa solo che per molti anni ha lavorato come session man prima dell’esordio
solista avvenuto nel 1994. Cedell ha un suono molto particolare per
non dire unico, egli è infatti costretto su una sedia a rotella
dall’età di 10 anni a causa di attacco di poliomielite;
La malattia gli ha praticamente paralizzato la mano destra costringendolo
a suonare con la mancina creando così un singolare stile slide
che al primo approccio può sempre confusionario, quasi disarmonico
ma che in realtà combinata con la tecnica vocale molto espressiva
di Davis forma una sorta di grido di disperazione e di voglia di vivere
davvero sbalorditivo. Cedell è solito usare come slide un vecchio
cucchiaio da caffè simbolo del suo attaccamento alle radici del
blues e al suo vero spirito, crea così suoni molto duri, stonati
e in contrapposizione con tutte le regole tonali quasi dei rumori striduli
e vischiosi che riportano alla mente gli antichi “hollers”
dei padri fondatori della musica del diavolo.

RL
Burnside, Junior Kimbrough, Cedell Davis, 3 artisti che interpretano
in 3 modi differenti il moderno “delta blues”: Elettrico,
acustico, slide ma tutti e tre con una attitudine innovativa davvero
unica però sempre rispettosa delle tradizioni: Non è musica
di facile ascolto la loro, ai puristi del blues potrebbe far storcere
il naso ma è innegabile che abbia portato una ventata di aria
fresca nel blues che sta lentamente facendosi largo nel panorama musicale
americano attirando sempre nuovi appassionati e facendo scoprire nuovi
interpreti di questo particolare suono. Gran parte del merito di questo
va senza dubbio alla Fat Possum, casa discografica del Mississippi che
per prima ha lanciato questi artisti e che di continuo ci propone nuove
interessanti nomi come Elmo Williams & Ezekiah Early, Robert Blfour,
T-Model Ford e molti altri. La cosa singolare degli appartenenti alla
“scuderia” della Fat Possum è che per la maggior
parte non si tratta di giovanotti desiderosi di successo ma di anziani
signori che fino a quel momento avevano suonato solo come hobby e che
ora rappresentano la faccia più interessante del blues moderno.

L’altra
faccia della medaglia della moderna “musica del diavolo”
sono i ragazzi prodigio; Negli ultimi 8\10 anni in USA sono comparsi
decine di nuovi chitarristi molto giovani che si sono subito posti all’attenzione
generale ognuno con un proprio stile diverso: Quello che viene considerato
unanimemente come l’erede di SRV è
Kenny
Wayne Shepherd
:
Si narra che il padre, grande appassionato del chitarrista texano, lo
portò con sè ad un suo concerto; Stevie, sorpreso di vedere
un bambino così piccolo nelle primissime file ad un suo show,
lo volle incontrare nel backstage; Qui gli mostrò da vicino come
si imbracciava una chitarra e da allora nella vita del giovane Kenny
il blues assunse un ruolo predominante.
KWS è originario di Shreveport, Louisiana stato dalla grande
cultura musicale, e proprio qui comincia a farsi conoscere come musicista
quando ha solo 13 anni e pubblica il suo primo lavoro 4 anni più
tardi. Il consenso verso di lui è unanime, molti grandi esponenti
del mondo musicale hanno speso per biondo chitarrista parole di elogio.
Sulle note di copertina del suo primo album è presente una frase
scritta da James Brown: “Questo ragazzo
diventerà uno dei massimi entertainer nello show businnes, uno
di quelli che ascolterete per tutta la vita.”
Grazie
al successo del singolo “Deja Voodoo” KWS comincia ad essere
conosciuto in tutti gli USA ed ha l’opportunità di aprire
i concerti di veri “mostri sacri” del rock come Bob Dylan
e Eagles e viene anche invitato a “jammare” in uno dei celebri
G3 con Joe Satriani e Steve Vai i quali si dichiarano entusiasti di
questo ragazzo appena diciottenne. Dopo circa 2 anni passati a suonare
costantemente kenny torna in studio per incidere il suo secondo album:
Per l’occassione ad accompagnarlo ci sono come ospiti i Double
Trouble e il grande armonicista James Cotton e Paul Rodgers. Il disco
è ottimo e il tour che segue riscuote una buona affluenza di
pubblico. Nel 1999 arriva il terzo album e purtroppo da allora sembra
che KWS si sia un po’ perso, continua a suonare dal vivo ma non
si hanno notizie di un nuovo lavoro in studio. Speriamo si tratti solo
di una scelta tecnica perché il ragazzo ha un grande talento
come chitarrista anche se, a causa della giovane età, difetta
un po’ in inventiva ed il fatto di non cantare lo penalizza un
po’.

L’altro
nuovo fenomeno bianco della chitarra blues è Jonny
Lang
, a differenza di Kenny Wayne Sheperd che si ispira
molto allo stile di SRV e Jimi Hendrix con un ampio uso degli “wha-wha”
e la fedele Stratocaster, Jonny come modo di suonare è più
vicino a BB King e Albert “Ice Man” Collins (soprannominato
anche “The Master of the Telecaster” e citato dallo stesso
Lang come sua principale ispirazione). L’importanza di Collins
nello sviluppo dello stile di Jonny è fondamentale, così
come lo è stato per tanti altri chitarrist da Jimi Hnedrix a
Robert Cray; La particolarità di “The Razor Blade”
8altro soprannome di Albert) consisteva nella sua abilità unica
di ricavare toni “raggelanti e secchi”, questo grazie ad
una accordatura in chiave minore e all’utilizzo di un “capo”
( il “capo” è un dispositivo attaccato al manico
della chitarra che permette al chitarrista di uniformare il cambio di
tono di una corda senza modificare la posizione delle dita) lungo il
manico della chitarra che unito all’utilizzo delle dita al posto
del plettro in modo da ottenere un attacco percussivo come introduzione
ad ogni brano creava il suo stile unico. Torniamo a Jonny Lang: I
l
suo esordio avviene quando il ragazzo ha solo 13 anni con l’album
Smokin’ (recentemente ripubblicato) e mostra fin da subito le
grandi doti di Jonny che viene invitato sul palco da BB King per una
serie di jam. BB rimane molto colpito dal ragazzo e dichiara: “E’
così giovane e pieno di talento. Quando avevo la sua età
non suonavo come oggi, invece questi ragazzi partono gia da un livello
altissimo. Pensa dove possono arrivare nel corso degli anni.”

A Proposito di quella esperienza lo stesso Jonny dice: “Abbiamo
fatto un tour assieme per un mese e quando mi chiamò a dettare
con lui realizzai che ero seduto al fianco di Dio..”

Luther Allison uno dei mastri Jonny ha una sua precisa opinione su questo
talentuoso chitarrista e cantante. “Come
altri grandi musicisti ha il potere di rompere tutte le barriere di
razza, età, sesso e di raggiungere le orecchie di una nuova generazione
portando il blues nel nuovo millennio.”
Il secondo
album di Lang “Lie To Me” è quello che lo consacra
e gli consente anche di apparire nel film e nella colonna sonora di
Blues Brothers 2000 dove suona assieme ai maggiori bluesmen viventi.
Anche per Jonny Lang vale il discorso fatto per KWS, dopo i primi anni
di attività ora si sono un po’ perse le sue tracce anche
se si vocifera di un imminente nuovo disco in studio.

Kenny
Wayne Sheperd e Jonny Lang sono solo i due più conosciuti dei
giovani bluesmen americani che da una decina di anni ormai si faticano
a contare, segno che il blues è in ottima salute nonostante i
suoi 120 anni passati. Oltre a loro tra i giovani citiamo il canadese
Colin James, Chris Duarte, Joe Bonamassa, Eric Sardinas (ottimo “slider”
proveniente dalla scuola di Johnny Winter), Popa Chubby, Derek Trucks,
Harmonica Sha, Alvin “Youngblood” Hart, Bernard Allison e
molti altri che segnaleremo nello spazio apposito.

Oltre
alla giovani promesse vanno anche citati quei musicisti un po’
più anziani ma che solo negli anni ’90 hanno incontrato
il successo come Tab Benoit, (vivamente consigliata tutta la sua discografia),
Sonny Landreth, bravissimo slider che mischia i suoni zydeco della Louisiana
con il blues. Il blues nel 21° secolo non è una musica per
soli uomini, a portare avanti la tradizione della grandi bluesgirl del
passato ci sono oggi delle ragazze davvero in gamba come Susan Tedeschi
(moglie di Derek Trucks), Debbie Davis, Shannon Curfman , su quest’ultima
vale la pena di spendere qualche parola in più: il suo primo,
e fino ad ora unico, disco (Intitolato “Lou Guitars, Big sosuspicions”
in cui suona anche Jonny Lang, e si sente!), lo pubblica quando non
ha ancora compiuto 14 anni, ma se la si sente senza conoscerne l’età
si penserebbe ad una navigata bluesgirl con almeno 20 anni di carriera
sulle spalle. Tale è la grinta e l’espressività
che questa giovanissima musicista mostra sia alla chitarra che alla
voce. Tenetela d’occhio perché promette scintille per il
futuro. Continuiamo la nostra carrellata di “bluesgirl”
con Sue Foley, Shemekia Copeland (figlia del grande Johnny Copeland
leggenda del blues texano), Zora Young grande interprete del contemporaneo
Chicago Blues e poi cantanti che ormai da molti anni si sono affermate
come principali interpreti del moderno blues al femminile: Koko Taylor
attiva fin dagli anni ’60 e certamente una delle più importanti
bluesgirl di sempre, Irma Thomas che oltre al blues si dedica con successo
al gospel e al soul.

Il
Blues Nel Mondo

Nel
corso del nostro viaggio all’interno della storia del blues abbiamo
conosciuto i maggiori interpreti di questa musica americani e britannici,
ma il blues non si ferma a queste sole due nazioni, soprattutto dagli
anni ’70 in poi la musica del diavolo si è sviluppata un
po’ in tutta Europa arrivando fino in Australia.
Partiamo dall’Europa: Parrà strano ma uno dei paesi europei
in cui la scena blues è più attiva è proprio l’Italia:
Certo non siamo ai livelli di Stati Uniti e Gran Bretagna dove il blues
entra in classifica e si sente spesso alla radio, da noi è una
scena limitata ai piccoli club, alle radio locali ma può contare
su ottimi musicisti e su un buon interesse da parte del pubblico. Il
bluesmen italiano più conosciuto e quello che può essere
considerato il caposcuola del nostro blues è senza dubbio Fabio
Treves
, la sua Treves Blues band è attiva ormai
da oltre 30 anni con un successo sempre maggiore sia a livello nazionale
che internazionale. Treves non è comunque l’unico bluesmen
italiano che gode di ottima fama anche al di fuori dei confini della
penisola: Rudi Rotta chitarrista e cantante veronese attivo fin dagli
anni ’80 ha riscosso, e riscuote tutt’ora, un ottimo successo
sia in Europa che negli Stati Uniti e nella sua carriera ha collezionato
prestigiose collaborazioni con BB King, John Mayall, Carey Bell, Double
Trouble, Zora Young, Allmann Brothers, Luther Allison, Joe Louis Walzer
e molti altri suonando pure al festival blues di Kansas City uno dei
più importanti del mondo. Anche se non strettamente collegabile
al blues un altro artista italiano molto importante è Tolo
Marton
uno dei chitarristi italiani di maggior talento.
Ci sono poi alcuni musicisti italiani che da tempo ormai lavorano stabilmente
all’estero come Andrea Tognoli bassista della blues band tedesca
Little Rogers & The Houserockers o come Banzai La Rocca armonicista
della blues band texana di Tony Redman una delle realtà più
interessanti della scena di Austin. Degni di nota sono anche la Blues
Power di Maurizio Sestetti e la Family Style band in cui milita il fantastico
armonicista Franco Limido. Senza poi contare le decine e decine di piccoli
gruppi blues che suonano nei molti locali dedicati presenti nella nostra
penisola.

Come
detto in precedenza un po’ in tutta Europa si trovano dei validi
bluesmen, in Scozia abbiamo Jackie Leven il quale suona una singolare
miscela di blues e musica celtica, sempre in Gran Bretagna ma in Inghilterra
vive Dave Hole, in Germania c’è la gia citata band di Little
Rogers ma anche i Dakotas interessante band di texas blues; In Svizzera
ci sono 2 ottimi musicisti come Silvan Zingg pianista di grande talento
e Joe Colombo chitarrista slide dotato di una grande tecnica il cui
cd di esordio pubblicato nel 2002 ha avuto ottime recensioni sulla stampa
specializzata. Continuiamo il nostro viaggio nell’europa del blues
passando dalla Francia dove incontriamo Fabrice Eulry ottimo pianista
blues e jazz, sempre a proposito di pianisti in Austria opera Michael
Pewny. Spostandoci più a nord in Danimarca ci imbattiamo in Mike
Andersen una delle migliori novità proposte dal panorama blues
negli ultimi anni, A tal proposito è giusto citare la neonata
scena blues del nord Europa, per ora si tratta perlopiù di piccole
band ma il futuro promette bene in quanto il blues in quelle lande fredde
e desolate sta riscotendo un buon successo infatti molti artisti americani
cominciano a inserire nei loro tour date in Olanda, Svezia, Norvegia,
Danimarca, segno questo che il blues riscuote molto interesse anche
da quelle parti. Proprio in Svezia si segnalano le realtà più
interessanti come Sven Zetterberg, Boba Blues. Ewert Ljusberg. Per finire
citiamo Hugo Race: Australiano ha iniziato la carriera nei Bad Seeds
di Nick Cave per poi costruirsi una sua strada solista all’insegna
del blues producendo ottimi dischi. Insomma come possiamo notare anche
nel resto del mondo il blues continua ad attirare sempre nuovi appassionati
e anche se difficilmente troverete dischi di questi artisti nei grandi
“music store” con un po’ di pazienza e dedizione se
cercate bene conoscerete uno sterminato “esercito” di blues
band italiane e non che vi regaleranno certamente momenti di puro divertimento.

La
fine del viaggio

Bene
amici il nostro viaggio nella storia del blues si conclude qui: In queste
quattro puntate abbiamo ripercorso a grandi tappe gli oltre 120 anni
di storia della “musica del diavolo”, abbiamo conosciuto
alcuni dei protagonisti del blues passato e recente, analizzando la
loro vita e la loro musica che, non dimenticatelo mai, nel blues sono
sempre strettamente legati. Erano persone povere, non istruite ma grazie
alla loro passione, al loro amore per la musica ci hanno tramandato
suoni immortali, che hanno saputo mettere d’accordo bianchi e
neri, uomini e donne, giovani e meno giovani. L’unico genere folk
che è stato capace di varcare i confini della terra dove è
nato per imporsi a livello globale: Il blues ha influenzato tutti i
generi di musica non colta esistenti, contribuendo in modo essenziale
alla nascita di molti di loro, ma non si è fermato qui; Influenzando
si è a sua volta modernizzato, è cresciuto con i suoi
“figli” insegnandogli e imparando da loro, senza però
mai dimenticare le proprie origini. Il blues è nato come musica
di protesta, è stato il primo genere musicale ad assurgere al
ruolo di mezzo di denuncia e di condanna, ma è anche e soprattutto
espressione di sentimenti; I Primi bluesmen cantavano la loro sofferenza
così come il loro amore: è sbagliato considerare il blues
solo come una espressione di disagio sociale esso è, e resta
tutt’ora, un fantastico modo per mettere in musica la propria
anima. Dal punto di vista tecnico poi il blues è stato precursore
in tutto fino all’esplosione del suo “figlio” più
celebre il rock&roll. Al blues dobbiamo l’amplificazione degli
strumenti ( artisti come T-Bone Walzer e Rice Miller Sonny Boy Williamson
sono stati tra i primissimi ad “elettrificare” una chitarra
ed una armonica imponendoli come strumenti di riferimento), l’adozione
di numerose tecniche musicali che sono poi andate a formare le basi
per la musica del futuro,e ancora la voglia di rinnovarsi cercando sempre
nuove fonti d’ispirazione sia dal punto di vista dei contenuti
che dei suoni ( basta pensare a gente come Leadbelly che gia negli anni
’30 suonava una chitarra a 12 corde o a Big Joe Williams che ne
adoperava invece una elettrica a nove corde negli anni ’50 oppure
ad Earl Hooker che sempre nello stesso periodo sperimentava una delle
primissime chitarre a 2 manici). Ricordiamoci che quello che ha fatto
la fortuna del rock cioè il suo spirito di protesta, la sua rabbia
arriva direttamente dal blues così come i contenuti sessuali
delle canzoni o le movenze esplicite dei primi rocker come Elvis, tutte
cose che erano parte integrante del blues fin dagli anni ’20 basta
leggere il testo di una qualsiasi canzone di Robert Johnson per capirlo.
Insomma non esiste genere musicale non colto, occidentale, che non debba
qualcosa al blues.
Dal
canto mio ho cercato, con tutti i limiti di chi scrive solo per passione,
di far incontrare questo splendido mondo a quelli tra di voi che lo
ignoravano e dare qualche informazione in più a chi, pur essendo
interessato al blues, non vi si era mai addentrato in pieno.
Purtroppo
ho dovuto tralasciare molti artisti importanti (che comunque andremo
a conoscere nello speciale dedicato alle tecniche strumentistiche a
ai vari stili del blues che pubblicheremo tra breve) ma penso sia davvero
impossibile dare un quadro completo di un universo musicale così
vasto: Ho cercato di rimediare a questa lacuna inserendo comunque nella
lista dei dischi indispensabili anche i lavori dei musicisti che non
ho nominato. Ora non ci resta che salutarci e augurare a tutti “buon
blues” ricordando che se qualcuno vuole maggiori informazioni
o consigli può contattarmi sul forum o all’interno del
sito.
Remember
man: Everyday I have the blues!!!!

Qui
di seguito riportiamo divisa per generi la discografia essenziale
del periodo storico che trattiamo in questa puntata. Nell’elenco
White Blues sono segnalati gli artisti storici mentre quelli
recenti ( qui saranno compresi quei musicisti che hanno iniziato
la loro carriera dagli anni ’80 in poi) saranno messi nell’apposita
sezione, questo vale anche per le altre categorie; Tra gli artisti
recenti avranno un elenco a parte i bluesmen facenti parte della
scuderia Fat possum in quanto rappresentano uno stile musicale
a se stante. Infine per completezza di informazione citerò
anche i dischi migliori di quegli artisti che per motivi di
spazio non sono stati citati in queste 4 puntate. Ricordo che
questa lista ha lo scopo di dare solo una indicazione di massima
a coloro i quali si accostano per la prima volta a questi artisti,
per questo motivo saranno segnalati nella maggior parte dei
casi solo 2 album per ogni musicista. Buon ascolto.

WHITE
BLUES

Charlie Musselwhite
_Stand back! Here Comes
Charlie Musselwhite’s Southside Band

_Tennesse Woman

Paul Butterfield
_Paul Butterfield Blues
Band

_East-West

Johnny Winter
_Johnny Winter
_Second Winter
_Johnny Winter And
_Nothin’ But The Blues

Michael Bloomfield
_Don’t Say That I Ain’t
Your Man

_Super Session
_Live at Bill Graham’s
Fillmore West

William Clarke
_Blowin’ Like Hell
_Serious Intentions
_The Hard Way

The Fabulous Thunderbirds
_The Fabulous Thunderbirds
_What’s the Word

ZZ Top
_Tres Hombres
_Fandango

Janis Joplin
_I Got Dem Ol’ Kozmic Blues
Again Mama!

_Pearl

Roy Buchanan
_Roy Buchanan
_When a Guitar Plays the
Blues

_Sweet Dreams: The Anthology

Little Feat
_Dixie Chicken
_Little Feat
_Waiting for Columbus

Canned Heat
_Future
Blues

_Hooker ‘n’ Heat

George Thorogood &
the Destroyers

_George Thorogood &
the Destroyers

_Bad to the Bone

John Hammond Jr
_I Can Tell
_Hot Tracks

Bugs Henderson
_Daredevils of the Red
Guitar

_Four Tens Strike Again

Robben Ford
_Discovering the Blues
_Handful of Blues

John Mooney
_Telephone King
_Against the Wall

Jimmy Tackery
_Empty Arms Motel
_Sinner Street

Bonnie Raitt
_Bonnie Raitt
_Nick of Time

Stevie Ray Vaughan
_Texas Flood
_In Steep

WEST
SIDE BLUES

Jimmy
Dawkins

_Fast Fingers
_Kant Sheck Dees Bluze

Magic Sam
_Black Magic
_West Side Soul

Otis Rush
_Mourning in the Morning
_Ain’t Enough Comin’ In

Luther Allison
_Bad News Is Coming
_Luther’s Blues

Johnny Young
_Chicago Blues
_Johnny Young and His Friends

Magic Slim
_Grand Slam
_Snakebite

Lonnie Brooks
_Bayou Lightning
_Hot Spot

ARTISTI
RECENTI

Robert
Cray

_Bad Influence
_Take Your Shoes Off

Bernard Allison
_No Mercy!
_Keepin’ the Blues Alive

Jonny Lang
_Lie To Me
_Smokin’

John Campbell
_One Believer
_Howlin’ Mercy

Johnny Young
_Chicago Blues
_Johnny Young and His Friends

Kenny Wayne Shepherd
_Ledbetter Heights
_Live On

Shannon Curfman
_Loud Guitars, Big Suspicions

Jonny Lang
_Lie To Me
_Smokin’

Tab Benoit
_Nice and Warm
_Weetlands

Susan Tedeschi
_Wait For Me

Bob Margolin
_Chicago Blues
_My Blues & My Guitar

Sonny Landreth
_South of I-10
_The Road We’re
On

Eric Sardinas
_Treat Me Right

Shemekia Copeland
_Turn the Heat Up!
_Talking to Strangers

Sue Foley
_Young Girl Blues
_Love Comin’ Down

Colin James
_Colin James
_Bad Habits

Chris Duarte
_Texas Sugar/Strat Magik
_Tailspin Headwhack

Popa Chubby
_Booty and the Beast
_The Good, the Bad and
the Chubby

Joe Bonamassa
_A New Day Yesterday

Alvin Youngblood Hart
_Big Mama’s Door
_Down in the Alley

Zora Young
_Travelin’ Light

Debbie Davies
_Picture This
_Tales from the Austin
Motel

Jimmie Vaughan
_Strange Pleasure
_Do You Get the Blues?

Harmonica Shah
_Deep Detroit

Lil’ Ed & the Blues Imperials
_Chicken, Gravy & Biscuits
_Get Wild

Tommy Castro
_Can’t Keep a Good Man
Down

Chris Cain
_Cuttin’ Loose

Dave Hole
_Working Overtime
_Outside Looking In

Scott Holt
_Dark of the Night

Keb Mo’
_Keb’ Mo’

Little Jimmy King
_Little Jimmy King &
the Memphis Soul Survivors
_Live at Monterey

Smokin’ Joe Kubek
_Steppin’ Out Texas Style
_Take Your Best Shot

Big Bill Morganfield
_Ramblin’ Mind

Walter Trout
_Walter Trout
_Livin’ Everyday

Lucky Peterson
_Triple Play
_Double Dealin’

Coco Montoya
_Ya Think I’d Know Better

_Just Let Go

Joe Louis Walzer
_The Gift
_Silvertone Blues

BLUESMAN
DELLA FAT POSSUM


R.L. Burnside

_Too Bad Jim
_Ass Pocket of Whiskey
_Well Well Well

Cedell Davis
_Feel Like Doin’ Something
Wrong

_When Lightning Struck
the Pine

Junior Kimbrough
_All Night Long

T-Model Ford
_She Ain’t None of Your’n
_Bad Man

Elmo Williams & Early,
Hezekiah

_Takes One to Know One

Robert Belfour
_What’s Wrong with You

BLUESMAN
STORICI NON TRATTATI IN PRECEDENZA

Big Walter Horton
_Big Walter Horton with
Carey Bell

_Fine Cuts

Lazy Lester
_True Blues
_I Hear You Knockin’! The
Excello Singles

Lowell Fulson
_San Francisco Blues
_Tramp/Soul

Carey Bell
_Carey Bell’s Blues Harp
_Deep Down

Elmore James
_The Sky Is Crying: The
History of Elmore James

J.B. Hutto
_Hawk Squat!
_Masters of Modern Blues

Robert Lockwood Jr.
_Plays Robert and Robert
_Delta Crossroads

Koko Taylor
_Koko Taylor
_The Earthshaker

Clarence “Gatemouth”
Brown

_Standing My Ground
_The Original Peacock Recordings

Johnny Copeland
_Texas Twister
_Bringin’ It All Back Home

Guitar Slim
_Sufferin’ Mind

Champion Jack Cupree
_Blues From the Gutter
_Blues for Everyone

Hound Dog Taylor
_Hound Dog Taylor &
the Houserockers

_Natural Bolgie

Hubert Sumlin
_I Know You

Earl Hooker
_Two Bugs & a Roach
_Simply the Best

Reverend Gary Davis
_Blues & Ragtime
_Harlem Street Singer

Jimmy Rogers
_Chicago Bound
_Blues Blues Blues