Springsteen: It's the Bosstime!

28\06\2003 una data che i fans del Boss difficilmente dimenticheranno; Sono passati esattamente 5 anni dalla sua ultima apparizione in uno stadio italiano e ben 18 dalla sua ultima a S.Siro. L’attesa è stata lunga ma ne è valsa la pena. La giornata comincia con il solito rituale , tutto italiano, della ressa ai cancelli dello stadio che vengono aperti con 1 ora di anticipo. 60 000 spettatori presenti, tra il pubblico ci sono persone di tutte le età comprese intere famiglie con figli al seguito; noi prendiamo posto nel prato abbastanza vicini al palco, le due ore che ci separano dall’inizio dello show sembrano non passare mai tanta è l’attesa. Alle 20,15 dagli altoparlanti parte il tema di “C’era una volta in America” e la band sale sul palco: Come da tradizione inizia Roy Bittan (piano) e seguono Danny Federici (organo), Soozie Tyrel (violino), Gary Tallent ( basso), Max Weinberg (batteria), Nils Lofgren (chitarra solista), Little Steven (chitarra, mandolino), Patti Scialfa (chitarra e cori) e chiudono prima “Big Man” Clarence Clamons ( sax,che per l’occasione indossa un cappellaccio nero da vero suol-man) e il Boss (voce , chitarra, armonica) accolto da un tremendo boato di gioia. Un saluto veloce con la mano e subito inforca l’armonica lanciando “The Promise Land”. Inizio travolgente si vede subito che il Boss è in gran forma. Il pubblico in delirio canta all’unisono tutto il brano con lui, e si scalda ancora di più quando Big Man esegue il suo terremotante assolo di sax. Seguono “The Rising” e “ Lonesome Day” estratti dal suo ultimo grande album. I Fans dimostrano di aver gradito il lavoro, infatti tutti conoscono a memoria i testi delle due nuove songs eseguite in modo abbastanza simile alla studio version, ma con quella carica live che ha reso celebre Bruce Springsteen facendolo diventare per tutti “Il Boss”. Dopo i due brani nuovi arriva la prima sorpresa della serata. Bruce ci regala quello che era stato il brano simbolo del precedente tour, la canzone con cui apriva la quasi totalità dei concerti del ’98: “My Love Will Not Let You Down” è eseguita con una forza incredibile, la E Strett Band è ormai un fiume in piena creando un terrificante muro sonoro, le vene pulsano fino a quasi scoppiare sul collo e sulla fronte del Boss che sembra volersi mangiare il microfono; Il ritornello di questa song è grandioso e la E Street Band in forma eccezionale con il solito grande lavoro dietro alle pelli di quella poderosa macchina da combattimento che è Max Weinberg, è lui il vero motore ritmico di questa storica band. Infine grande assolo alla chitarra del Boss ormai davvero in trans da concerto. Dopo questa infuocata serie iniziale il nostro eroe prende un po’ di fiato: Impugna il microfono e in italiano saluta il suo pubblico: “Ciao Milano, come va? Bene, bene, sono passati molti anni dal 1985, spero siano stati anni buoni” e attacca alla grande “Darkness on the Edge Of Town” mentre cominciano a cadere le prime gocce di pioggia ma nessuno se ne accorge; Lo stadio si riempie di quelle piccole pile in formato pocket che sono state distribuite all’ingresso, creando una atmosfera magica mentre le note di questo storico brano riecheggiano con tutta la loro potenza e drammaticità. E’ ora il turno del terzo estratto da The Rising: “ Empty Sky” una gran canzone dedicata al cielo lasciato vuoto dopo la tragedia dell11 settembre, pezzo commuovente cantato in coppia con la moglie Patti. Siamo nel momento più emozionante dello show dove il Boss suona tutte le sue song più toccanti e tra queste non poteva mancare la mitica “The River”: Bruce attacca con l’armonica e il pubblico riconosce subito la melodia, il boato esplode! Ormai la pioggia diventa un diluvio ma lo stadio è tutto sulle note di questa incredibile canzone, Springsteen con gli occhi chiusi canta come da par suo, cioè in modo sensazionale, impossibile trattenere le lacrime!!!
Ormai la pioggia è fortissima e tira anche un vento gelido, il Boss se ne accorge e allora fa quello che solo un mito del rock può fare: Lancia (letteralmente) via la chitarra salta giù dal palco e si mette a cantare sotto la pioggia con il suo pubblico; Parte “Waitin’ on a Sunny Day” (mai titolo fu più azzeccato!), uno di quei brani che sembrano scritti apposta per essere eseguiti dal vivo, Bruce corre come un pazzo da una parte all’altra della passerella approntata sotto il palco incitando il pubblico a cantare con lui, incurante della pioggia torrenziale, i fans rispondono alla grande, la gente canta così forte che quasi copre il suono della band; Una marea umana salta e agita le braccia cantando all’unisono con il nostro grande Bruce che ne approfitta per presentare la band: La prassi è quella che i fans conoscono alla perfezione : Si parte con Gary W Talent per finire con “the last but not list, Big Man Clarence Clamons” e per ogni musicista il Boss fa un inchino. Il tempo non da tregua, Bruce guarda per un attimo il cielo e ancora una volta è in grado di sorprendere tutti attaccando “ Who’ll Stop The Rain” dei Credence Clearwater Revival. Segue “Growin’ Up” sempre grandiosa prima di una pausa con “Wolrd Aparts” uno dei brani più anomali di The Rising, canzone con i tratti etnici ma che anche dal vivo rende bene soprattutto per l’ottimo lavoro al violino di Soozie Tyrell e dalla magica chitarra di Nils Lofgreen sempre preciso e adrenalinico nei suoi assoli . In questa song il Boss lascia molto spazio alla band e ne approfitta per prendere un po’ di fiato perché il trittico che segue è da cardiopalma: Si parte con “Badlands” a cui seguono senza pause “Out in The street” ( da sempre uno dei cavalli d battaglia nei suoi concerti con Little Steven grande protagonista) , e la grandiosa “Mary’s Place” altro pezzo da “The Rising”, anch’essa potentissima in live version a dimostrare che la musica di Springsteen è sempre più fatta per essere suonata dal vivo. Per fortuna nel frattempo il temporale si è placato ma ormai a nessuno interessa il clima. Per tutto lo show il pubblico canta con il suo beniamino intonando cori e agitando le braccia al vento. Ancora una pausa di tranquillità con “Follow That Dream” e poi un brivido lungo la schiena e la pelle d’oca alta un centimetro quando partono le prime note di “Thunder Road” forse il brano più amato dal pubblico di Bruce Springsteen che infatti la canta con lui parola per parola (notare che è una canzone molto lunga praticamente senza ritornello!) , è l’apoteosi! Si continua con la versione acustica di “Into The Fire”, toccante ballata dedicata ai pompieri morti nelle torri gemelle. La prima parte dello spettacolo si conclude con “No Surrender” quasi per dare un seguito di speranza dopo la tragedia. La band saluta e scompare sotto il palco per riapparire pochi secondi dopo sulle note di “Bobby Jean”, altra canzone che amo e che non mi aspettavo di sentire in questa serata. Il Boss è davvero scatenato, salta sul piano, fa roteare la chitarra, corre come un pazzo da una parte all’altra del palco e si lancia in una torrida “Ram Road” che fa da apripista per il suo brano simbolo, la canzone che più di ogni altra sa descrivere la natura di questo incredibile rocker: Parlo ovviamente di “Born To Run”, le luci illuminano a giorno tutto lo stadio in pieno delirio che si lancia negli “Whoooo” del ritornello, è incredibile la forza che questo pezzo sa ancora trasmettere a quasi 30 anni dalla sua pubblicazione, un vero manifesto del rock.
Ormai abbiamo ampiamente superato le 2 ore e mezza di concerto, la band per la seconda volta saluta, sembra davvero la fine con tutti i musicisti in fila abbracciati a prendere il meritato applauso prima di scendere la fatidica scaletta che porta ai camerini. Ma questo è l’ultimo concerto del tour mondiale e Bruce è nella sua terra (lui ha origini italiane) ,come recita lo striscione appeso sulle tribune parafrasando il classico di Whoodie Ghutrye “This Land is Your Land” (eseguito spesso dal nostro e presente nel triplo live 75-85). Il Boss torna da solo sul palco, si siede al piano e intona “My city of Ruins” promettendo al pubblico “ci rivediamo presto” prima che la band lo raggiunga per eseguire “Land of Hope and Dreams” che si trasforma in una incredibile jam. Siamo ormai fuori tempo massimo ma lui non vuole saperne di smettere. Fermo in mezzo al palco con la chitarra appoggiata a terra, Big Man a destra che gli indica l’orologio e Little Steven a sinistra che lo incita a continuare, scenetta esilarante conclusa naturalmente con la chitarra al cielo, Steve che grida “Scuusaaa…. it’s a Bosstime” mentre Max sembra voler far esplodere le casse talmente pesta forte sul rullante le prime note di “Dancing in The Dark”. Versione molto potente con il Boss davvero in super forma e il pubblico mai sazio che canta ancora a squarciagola. Questa canzone è il trionfo di Max Weinberg, la band molla gli strumenti e si raduna attorno a lui , con Springsteen in ginocchio, mentre il nostro batterista si esibisce in un solo di terrificante potenza che conclude il brano. Siamo davvero alla fine? Le luci spengono e Bruce urla “che ore sono Milano?” la risposta è inequivocabile “It’s a Bosstime!!!” e via ancora alla grandissima con il superclassico “Rosalita”. Degna conclusione di una serata davvero indimenticabile che si conclude (dopo circa 3 ore e 10 minuti praticamente senza pause!) con l’ovazione generale e la band che resta schierata in fila al centro del palco ad applaudire e ringraziare il pubblico mentre il Boss urla “Grazie a tutti, vi amo!”.
Questa è la terza volta che vedo Bruce Springsteen and The E Street Band, la prima fu nel 1988, poi 10 anni più tardi: Sinceramente non mi aspettavo un concerto di questa bellezza e intensità, la scaletta è stata per me perfetta: I Brani tratti da The Rising sono a mio giudizio i migliori e la selezione dei clasici è stata tutt’altro che banale, si c’è stata qualche esclusione importante come ad esempio “Born in the USA” e “Hungry Heart” ma quelli eseguiti sono senza dubbio di ottimo valore e dimostrano una delle tante peculiarità del Boss: I suoi concerti sono sempre diversi, loro suonano a braccio improvvisando come solo i grandi sanno fare, da queste parti le fotocopie non sono certo di casa. Per concludere due parole nel dettaglio sui protagonisti: Bruce ha ormai quasi 54 anni, da oltre 30 calca i palchi di tutto il mondo offrendo sempre degli show spettacolari e lunghissimi, raramente ha suonato meno di 3 ore nella sua carriera. E’ davvero incredibile come dopo tutto questo tempo sia ancora in grado di dare tanto sul palco, di come la sua splendida voce sembra non risentire degli anni che passano, è ancora potente ed espressiva come lo era 20 anni fa. Grande merito va comunque dato anche alla band, la E Street si conferma come la più imponente macchina da rock del mondo, davvero tutti su ottimi livelli i musicisti con alcune perle dal punto di vista tecnico come Nils Lofgren e Max Weinberg: Il primo è un chitarrista dotatissimo e mai banale, uno che sa lasciare il segno senza perdersi in soli chilometrici, il secondo è il vero motore del gruppo, un batterista con un grandissimo senso del ritmo che sa guidare la band come pochi e la sua intesa con il Boss sfiora quasi la telepatia!!! Poi i soliti Big Man e Little Steven a dialogare con il pubblico e ad incitarlo, veri animali da palcoscenico. Sta proprio qui il successo sempre enorme dei concerti di Springsteen: Lo splendido rapporto d’amore con la sua gente. Tanti ieri quando diluviava si sarebbero nascosti al riparo sotto al palco, lui invece si è lanciato sotto la pioggia assieme al suo pubblico restandoci fino a quando è cessato il diluvio. Un gesto di grande rispetto per i suoi fans che fa capire quanto quest’uomo sia innamorato della sua musica, una musica diretta, essenziale, tutta sudore e passione, lontana anni luce dai cliché del momento, che ha il grande merito di saper unire generazioni diverse; ai suoi concerti si trova il ragazzo di 14 anni così come il “vecchio “ fan ultrasessantenne, tutti uniti dall’amore per il Boss, un legame magico che pochi musicisti sono riusciti a creare e che ha fatto nascere il famoso detto: “al mondo esistono solo due tipi di persone: Quelli che amano Bruce Springstreen e quelli che non lo hanno mai visto dal vivo!”. Mai frase è stata più veritiera e questa sera ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Grande , unico intramontabile Boss, l’ultimo vero gigante del rock & roll!!!
  • figata… il prossimo concerto non me lo farò scappare! :D

  • Il concerto più bello di tutta la mia vita :eek: :eek: :lode: :lode: :love: :love: :love:

  • un bellissimo report per un bellissimo concerto… :blues:

  • Report curato e vibrante d'emozione, fa rimpiangere di non esserci stati! :D
    Excellent job ;) :blues:

  • :duello: :litiga:
    Macchisenefrega? :asd:

    Ottimo report, Reda…a leggerlo sembrava di stare lì con te, in mezzo alla gente!

  • Concerto meraviglioso.. sotto un diluvio spaventoso.. il top

  • Era la prima volta che andavo ad un concerto e questo è stato senza dubbio il concerto più bello che abbia mai visto.
    Bruce e la band sprizzavano un energia incredibile, sono tutti bravissimi e sono contentissima di aver potuto assistere ad uno spettacolo del genere

  • è ora di passare un'altra serata da dio!! chi non era presente è un ateo della musica!

  • Meno male che ci sono stato anche io ….. esperienze del genere non hanno prezzo, non sono barattabili e non possono essere dimenticate …. probabilmente una delle 5 o 6 cose per cui vale la pena di vivere e che ti possono far dire di aver vissuto!!!

    Lunga vita al Boss (e a tutti noi)!