John Mayall & Bluesbreakers

John Mayall è una leggenda vivente, è considerato, giustamente, il padre del “british blues” quella corrente musicale che nella seconda metà degli anni ’60 partendo dal blues classico ha lanciato un nuovo modo di concepire la musica che ha influenzato tutto il sound inglese. Dalla fucina dei suoi Bluesbrekers sono usciti musicisti enormi come Eric Clapton, Peter Green, Mick Taylor, Mick Fleetwood, e più recentemente Walter Trout e Coco Montoya. Grande scopritore di talenti e straordinario musicista e cantante John Mayall, alla veneranda età di 70, è ancora in giro a incendiare i palchi di tutto il mondo con la sua straordinaria musica. Tra questi c’è anche il palco del Teatro Diners della Luna di Milano. Il sito è un teatro nuovissimo dotato di buona acustica e ben strutturato. L’inizio dello show è previsto per le 21, noi , io e il mio compagno di avventure blues mio zio Piero, arriviamo intorno alle 20, 30. C’è gia una buona affluenza di pubblico anche se le condizioni climatiche, a Milano c’è una nebbia molto fitta, e il fatto che i posti sono tutti numerati portano molte persone ad arrivare all’ultimo momento.
Lo spettacolo inizia con circa mezz’ora di ritardo e nel frattempo colgo l’occasione per scambiare due parole con Fabio Treves il quale non si lascia scappare l'occasione di vedere il suo amico John nuovamente in azione. Le luci si spengono e sul palco sale Cristiano Corradetti un simpatico bluesman nostrano che ci intrattiene con la sua bella voce un buon stile alla chitarra reinterpretando alcuni classici del blues e del rock. E’ sempre un piacere vedere un ragazzo italiano suonare il blues con amore e dedizione. Dopo 5 pezzi ben eseguiti il bravo Cristiano saluta e le luci si riaccendono. Nel frattempo il teatro si è notevolmente riempito e noto con piacere che tra il pubblico sono presenti molti ragazzi under 20. E’ un bel segnale questo, vuol dire che nonostante MTV e company la buona musica sa ancora richiamare i giovani. Tempo pochi minuti e le luci si spengono di nuovo: i Bluesbreakers fanno il loro ingresso. La formazione è quella solita degli ultimi tempi vale a dire Joe Yuele alla batteria, Ton Canning al basso e il fenomenale Buddy Whittington alla chitarra. I tre eseguono con grande forza e dinamismo “Grits and Groceries” e ”Jacksboro Higway” e gia possiamo ammirare le grandi doti vocali e strumentistiche di Buddy. La musica si interrompe e il corpulento chitarrista annuncia ”ladies and gentlemen: the father of british blues, John Myayall” . Una vera ovazione da stadio accompagna l’ingresso sul palco del leone inglese. John è in grande forma: canottiera, jeans e scarpe da ginnastica, entra a passo di corsa tutto sorridente. Un saluto veloce al pubblico e subito attacca “Blues for the lost days”: Mayall inforca l’armonica e inizia subito a deliziarci con il suo stile secco e immediatamente riconoscibile, Buddy regge il gioco alla grande prima di lanciarsi in un solo mozzafiato. I due ci danno dentro alla grande e John dimostra di avere sempre un ottima voce . Senza soluzione di continuità arriva “Walking On Sunset” molto roccata con Mayall che suona contemporaneamente armonica e tastiere. Ora John si ferma un attimo saluta il pubblico e scambia due battute parlando un po’ di passato e futuro;segue un lungo strumentale dove lui alle tastiere e Buddy alla solista danno spettacolo tanto che quest’ultimo si guadagna l’ovazione generale del pubblico dopo uno strepitoso assolo in cui mi sembra di scorgere dei richiami a Texas Flood. Il corpulento chitarrista è in serata di grazia e John decide di lasciargli il microfono per cantare “Dirty Water”. La voce piena e potente di Buddy ben si adatta a questa bellissima song. Mayall inforca la sua silent e dimostra di essere anche un buon chitarrista. E’ ora il turno del pezzo migliore della serata “Somebody's Acting Like A Child”: si inizia quasi in chiave gospel con la sola voce, splendida, di John che riempie tutto il teatro per diversi minuti fino a quando il pubblico entusiasta non si alza tutto in piedi a tributare la meritatissima ovazione al leone inglese; il brano poi diventa uno slow blues con l’ingresso di tutti gli strumenti per poi assumere i connotati di una vera jam con il solito Buddy Whittington a farla da padrone: prima si lancia in uno strabiliante assolo alla slide, la cui durata non è inferiore ai 5 minuti, che fa scaturire l’ennesima ovazione da stadio. A questo punto è il turno di John che esibisce tutta la sua tecnica al piano elettrico. IL brano sembra finire, tutti si fermano tranne il corpulento chitarrista che da solo continua a regalare emozioni per diversi minuti sotto la sguardo attento, divertito e quasi sorpreso del grande John. I due si guardano in continuazione, Mayall ride ma Buddy non ha nessuna intenzione di fermarsi allora tutti i Bluesbrekers a turno si reinseriscono nel brano che si conclude con il pubblico entusiasta che quasi si lancia sul palco quando John al termine della canzone chiama Buddy di fianco a se a raccogliere la meritata ovazione. Strabiliante, questo ragazzo è uno da tenere d’occhio senza ombra di dubbio. C’è ancora il tempo per una manciata di canzoni tra cui “Kokomo” con John alla solista che si cimenta in numeri da virtuoso e per il super hit “All Your Love” con il leader che nonostante siano passate ormai quasi 2 ore ha ancora una voce perfetta e il solito Whittington che si esibisce nell’assolo che fu di Eric Clapton. Si finisce così con John Mayall che resta per qualche minuto sul palco a stringere mani e tutti i presenti, che ormai hanno abbandonato le rispettive sedie, assiepati sotto di lui.
Onestamente considerata l’età di John non mi aspettavo una performance di questo livello, il grande bluesman inglese ha dimostrato grinta e energia da vendere non risparmiandosi mai. Naturalmente molta parte del merito va anche a Buddy Whittington che con i suoi funambolici assoli permette,tra l’altro, a Mayall di tirare il fiato. La sezione ritmica è stata abbastanza in ombra ma con due tipetti del genere davanti è difficile mettersi in mostra. Prima di concludere voglio scusarmi per la scarsa qualità delle foto ma purtroppo in Italia c’è sempre qualcuno a cui basta avere un cartellino sul petto per sentirsi come l’ispettore Callaghan. Pazienza questo non ha di certo rovinato una splendida serata di grandissima musica.
  • Reda fotoreporter d'assalto! :D

    Cesqo devi farci avere i pass!! :)

  • ho visto il concerto di Mayall a Milano
    nov. 03, è stato strepitoso, concordo su quello che è stato detto di Buddy, è semplicemente fantastico, ha una energia sconosciuta a qualsiasi chitarrista che ci sia oggi in giro all'attivo su questo genere, un suono da dio.
    Speriamo di rivederli presto in italia