Intervista a Sparkwood: Jalopy Pop – La scommessa di Bart Padar

  • Rocklab: Ciao Bart! Prima di tutto ti faccio i miei complimenti per il tuo nuovo disco “Jalopy Pop”. E’ senza dubbio uno dei miei dischi preferiti al momento. Puoi raccontarci in che modo è nato?
  • Bart Padar: Grazie Mille Samuele! Jalopy Pop ha conosciuto una gestazione molto complessa. Dopo l’uscita di “LA La Crutch”, primo disco degli Sparkwood, la band si è sciolta per svariati motivi. Mi sono trovato ben presto tra le mani del materiale per un nuovo cd, ma nessuna band con cui suonarlo. Mi sentivo frustrato e anche un po’ depresso. Ho cominciato a scrivere nuove canzoni, senza avere nessuna intenzione di registrarle. Dopo pochi mesi, una volta che le canzoni avevano assunto una forma definitiva, ho deciso che era giunto il momento di registrarle. Il nostro batterista Adam Tyner, che aveva suonato su “La LA Crutch”, si era trasferito a New York da circa un anno, ma dopo l’ 11 Settembre è rientrato. Dopo un mese che aveva fatto ritorno l’ho convinto a registrare le traccie base di batteria su quello che poi sarebbe diventato “Jalopy Pop”. Questo è stato più o meno l’inizio di tutto.
  • R: “Jalopy Pop” ha un suono fottutamente grandioso! Come siete riusciti a crearlo?
  • BP: Devo l’incredibile suono di “Jalopy Pop” al nostro ingegnere del suono, Boo MacLeod. Ha lavorato con tanti grandi nomi nel corso degli anni. Gli ho detto di voler fare un altro disco pop, sulla scia di “La La Crutch”, e che volevo sperimentare con suoni e macchine. Fatta eccezione per la batteria tutto il resto è stato registrato a casa di Boo.
  • R: Ascoltando la tua musica, ho, per così dire, intravisto il fantasma dei Beach Boys dietro le tue canzoni.
    Quali sono le tue maggiori influenze musicali?
  • BP: Mi piacciono i Beach Boys, ma non sono mai stata una band che ho ascoltato per lungo tempo. I miei preferiti sono sempre stati i Queen, ELO, e Beatles. E negli ultimi 10 – 15 anni ho conosciuto Jellyfish, Ben Folds, Cotton Mather, e qualche altro. Tra l’altro, Whit Williams e Josh Gravelin, entrambi membri dei Cotton Mather, suonano sulla maggior parte dei brani di “Jalopy Pop”.
  • R: Sei autore sia delle musiche che dei testi. Possiamo considerare gli Sparkwood come un progetto solista di Bart Padar o siamo di fronte ad una vera e propria band? E come nascono le canzoni degli Sparkwood?
  • BP: Sparkwood è qualcosa di più di un solo project, anche se non ho avuto una band fissa durante le sessioni di registrazione. Ho collaborato con molti amici/musicisti della mia città. Comunque sì, io scrivo le musiche e i testi, ma gli altri ragazzi sono gli autori delle loro parti e hanno un ruolo importante anche per gli arrangiamenti di tutte le mie canzoni. Credo che questo sia il modo migliore di lavorare.
    Quando compongo, sono sempre prima le musiche a venir fuori. Soltanto dopo scrivo i testi. Negli ultimi 3 anni avrò composto il 90% del mio materiale al piano e il rimanente alla chitarra.
  • R: Cosa significa per te “Psichedelia”?
  • BP: Quando sento la parola “Psichedelia”, di solito mi viene in mente l’acid rock, quello tra il 1966 e il 1969. Credo che tu possa trovare degli elementi di psichedelia moderna in Jalopy Pop, anche se non ci sono aspetti “trippy” nella nostra musica. Considera che noi siamo fortunati a non dover guardare l’orologio in studio, così riusciamo a sperimentare a lungo con passaggi particolari, con sintetizzatori analogici vintage, mellotron e tastiere cool! Tutto questo rende il sound degli Sparkwood qualcosa di unico, in aggiunta al grande e competente lavoro di Boo. Tutti possono registrare con queste macchine, ma ci vuole qualcuno che sappia come valorizzarle e come queste lavorano in uno studio affichè tutto sia vincente.
  • R: Quindi hai usato dei sintetizzatori analogici in “Jalopy Pop”…
  • BP: Amo i sintetizzatori analogici. Posseggo un mini-moog, Arp Odissey, MiniKorg 700S, Roland VP-330 Vocoder, Jupiter 8, e uno Juno 60. In più ho preso in prestito un Mellotron, Vox Jaguar, per le registrazioni.
  • R: MI piace veramente la tua voce e il tuo modo di cantare! Hai mai preso lezioni di canto o frequentato scuole di musica?
  • BP: No. E’ curioso che tu me lo chieda, ho pensato per anni che avrei dovuto prendere qualche lezione di canto. Comunque grazie dei complimenti!
  • R: Prima che nascessero gli Sparkwood, quali sono state le tue vicende musicali?
  • BP: La mia prima vera band si chiamava Sunshine, ed eravamo una formazione a 3 in cui era coinvolto qualche membro dei Cotton Mather, Josh Gravelin e Shandon Sahm. Io cantavo e suonavo la chitarra. Ci siamo divertiti un casino! C’è così tanto che puoi fare anche con soli 3 musicisti! Dopo circa 3 anni abbiamo aggiunto una seconda chitarra, e cambiato nome in Shine. E’ stato quando le cose sono cominciata ad andare in modo più serio. E’ divertente vedere come cambia una semplice pop song soltanto aggiungendo un secondo chitarrista! Dopo un paio di anni decisi di imparare a suonare il piano. Così imparai qualche canzone dei Queen e dopo circa un anno sono nati gli Sparkwood.
  • R: Tu vieni da Austin. Cosa ci dici della scena rock della tua città?
  • BP: E’ in declino. Non esiste una vera e propria scena pop/rock. Di solito puoi incontrare band che suonano heavy o punk.
  • R: Gli Sparkwood non hanno ancora distribuzione negli Stati Uniti. Pensi sia difficile trovare un contratto presso una etichetta discografica nel tuo paese?
  • BP: Sì è difficile. Sono in contatto con qualche etichetta indipendente da circa 3 settimane, e le cose sembrano andare per il verso giusto. Non riesco ancora a comprendere il motivo per cui il nostro disco non sia già distribuito. Comunque entro breve sia La La Crutch che Jalopy Pop saranno distribuiti in Giappone.Speriamo solo che possiamo trovare qualche buona distribuzione anche qui negli Stati Uniti (e magari anche in Italia!).
  • R: Che ci dici dell’attività live degli Sparkwood?
  • BP: La formazione attuale sta suonando live da circa un anno. Riusciamo a fare circa 2/3 concerti al mese, di solito in Texas. Faremo qualche show verso metà aprile nella zona di Chicago all’interno del International Pop Overthrow (IPO) Festival.
  • Bart, quali sono stati i dischi che hai ascoltato negli ultimi tempi?
  • BP: Grandaddy, Supertramp, Icecream Hands e come ovvio Queen! Non ho molti cd di bands nuove, avrei bisogno di qualcuno che mi aggiorni!
  • R: Quali sono le aspettative di un disco come Jalopy Pop? E quali sono i tuoi progetti futuri?
  • BP: Voglio che il nostro disco finisca nel maggior numero di mani competenti possibile. Fino ad adesso abbiamo raccolto molti pareri positivi presso molti magazines, ed è un grande inizio! Abbiamo buone possibilità di cominciare in estate un tour per promuovere il disco negli Stati Uniti. E’ curioso, ancora non lo abbiamo ufficialmente pubblicato! Non fino ad Aprile!
  • R: Credi che Jalopy Pop sarà mai pubblicato in Europa?
  • BP: Ho dei contatti per una possibile distribuzione in Spagna e un piccolo negozio a Londra che lo sta vendendo per noi. Sarebbe grandioso se venisse pubblicato ufficialmente da quelle parti. Speriamo che sia presto possibile! Per il momento Jalopy Pop è disponibile come import. Lo vendo attraverso il nostro sito a buon prezzo: http://www.sparkwood.com/discography.htm
  • R: Sei mai stato in Italia?
  • BP: No, ma mi piacerebbe molto visitarla!
    Credo che gli Sparkwood dovrebbero suonare lì!
  • Chi è Bart Padar quando non suona?
  • BP: Sto molto davanti al computer, ma di solito sempre per motivi legati alla band. Vado fuori con gli amici, bevo qualche birra e mi procuro spesso dei guai!