Passato, presente e futuro dei Giardini di Mirò

  • Ho raggiunto via e-mail Jukka Reverberi, chitarrista dei Giardini di Mirò e vero e proprio personaggio di spicco della musica indipendente italiana, per parlare un po’ dell’evoluzione che ha seguito il gruppo, del disco in fase di registrazione ma anche per ricordare un passato musicalmente splendido.
    Personalmente mi sono piaciute molto le sue risposte, le ho trovato veramente interessanti e spero che colpiscano anche voi lettori.

    Rocklab: Partiamo dal futuro: state registrando il disco nuovo. Puoi anticipare qualcosa ai lettori di Rocklab?

  • Jukka Reverberi: Si si stiamo registrando del materiale nuovo, che molto probabilmente fara’ parte del prossimo disco. il nostro obbiettivo e’ di avere un’uscita di lunga durata per il prossimo autunno. stiamo lavorando con relativa calma, perche’ dopo 8 anni non abbiamo piu’ la fregola iniziare e la volonta’ di bruciare le tappe. ragioniamo un poco di piu’ su alcune scelte, sul come far suonare le canzoni e molte cose che fine a ieri consideravo cazzate. anche io penso che stiamo buttando via molto tempo, troppo concentrati sui suoni, quando la musica rock dovrebbe essere una cosa di istinto e cuore… ma sono uno che sostiene che dopo i trenta si dovrebbe smettere di suonare perche’ si perde quell’urgenza espressiva che solo la giovinezza porta con se. come dire sono uno coerente, perche’ tra sei mesi faccio 30 anni…e per l’appunto tra sei mesi mi piacerebbe riprendere a suonare in modo continuativo e sfiancate.
    dell’album nuovo ti posso dire che e’ scritto con la formazione a cinque senza piu’ il cantante… pero’ rientra in sala il violinista e trombettista del gruppo… e che insomma anche ospiti ci daranno una
    mano. le voci al momento sono anche a carico nostro, una bella novità.
  • R: Nell’attesa vi vedremo tornare a calcare i palchi italiani?
  • J: Al momento e’ difficile dirlo. Ci sono progetti solisti che vedranno l’impegno live di alcuni di noi, e purtroppo dobbiamo far coincideri i tempi della musica con quelli di lavoratori full time quali siamo. In primavera faremo un po’ di date all’estero. Nell’estate ci saranno alcune partecipazioni a festival di vario genere. Come dire…vediamo…magari suoneremo parecchio anche in estate.
  • R: C’è un grosso cambiamento già tra “Rise and fall…” e “Punk! Not diet”. Quanto cambierà rispetto ai precedenti album il disco nuovo?
  • J: Sai per noi non c’e’ stato un grosso cambiamento nel “sentire” la musica tra quei due dischi. Ci siamo approcciati alla scrittura dei pezzi con le stesse modalità. le differenze sono piu’ o meno dovute all’accumularsi dell’esperienze in studio e nell’immaginare le potenzialita’ della scrittura istintiva abbinata agli arrangiamenti.
    che dire… come con la bicicletta: prima impari a pedalare, poi vai senza mani…alla fine la usi quando cammini per appoggiarti e non portare il bastone…la prossima fase sara’ cosi?
    io credo che per gli ascoltatori dei gdm ci saranno grossi cambiamenti, nella continuità di intenti, ma comunque grossi cambiamenti.
  • R: Parliamo un po’ del presente invece: ormai i vostri dischi sono in giro da un po’. Qual è il vostro rapporto con questi album a distanza di qualche anno dalla pubblicazione?
  • J: Io li ho tutti incelofanati. il mio rapporto e’ di profonda fierezza ogni volta che li vedo, perche’ sono li a dirmi che comunque vada ho dato un senso a tutti i sogni che avevo da ragazzetto. questo e’
    quello che mi prime. sul lato artistico sono abbastanza noncurante da dire che in fondo nulla importa se non le esperienze in cui siamo stati coinvolti attraverso la pubblicazione di quei dischi. i giardini di miro non sono il mio gruppo preferito, ma sono il gruppo piu’ importante della mia vita. una di quelle esperienze che segnano nel profondo.
  • R: Ricordo ancora di aver girato mezza Genova per comprare una copia di “Rise and fall of academic drifting”, era la fine del 2001 e la sera prima avevo sentito “Pet life saver”. Alla fine lo trovai semisommerso negli scaffali di un megastore.
    Ora è molto più facile trovare i dischi dei GDM. Voglio arrivare a questo: Secondo voi quanto è cambiato negli ultimi anni il mercato discografico indipendente italiano? Quali sono i fattori che l’hanno condizionato maggiormente?
  • J: L’Italia e’ un paese poco attento e sensibile a quanto di buono ha. Tutto viene condizionato da una superficialità e da un provincialismo che non permette a nessuna scena di evolversi pienamente. Piu’ che il problema della distribuzione dei dischi la cosa che mi fa rabbia e’ il livore “ignorante” che spesso circonda la visione delle band italiche. Troppo uguali a questo, troppo sputtanate, sono antipatici, dischi di poco conto: ecco queste critiche e questa attitudine sono sicuramente
    la base di una scarsa coesione della scena musicale italiana. Adesso so che non si puo’ dare la colpa solo a questo aspetto se la scena musicale italiana spesso e’ poco propositiva o inattiva…pero’
    davvero credo che se tutti ci concetrassimo piu’ sulla musica, sul creare strutture di supporto, creare network per far in modo che le band possano girare e prendere confidenza anche con i loro limiti di
    fronte ad un pubblico non sarebbe affatto male. In italia tutti sono dei bravi critici musicali, puntigliosi… di operazioni concretamente intelligenti ed innovative per supportare e creare un ambiente favorevole alla crescita di musicisti e di una collettitività musicale non ne ho viste molte.
    Poi e’ vero che il mercato oggi e’ cambiato: io sono sinceramente contento della buona esposizione e dei risultati che stanno ottenendo band come baustelle od offlaga, mi fa piacere perche’ sono certo che dietro ai loro risultati c’e una progettualità ed una cosapevolezza “artistica”: poi possono piacere o meno, stare simpatici o antipatici…ma si parla di altro. Ecco forse in Italia oggi ci sono alcune band con finalmente anche un progetto artistico oltre che la voglia e capacita’ di scrivere buone canzoni, che sono una parte importante…ma non tutto.
  • R: Torniamo indietro nel tempo: leggendo un vecchio libro sul post-rock ho trovato il vostro nome. Cito letteralmente: “Appaiono per il momento meno significativi, ma danno l’impressione di poter crescere gli emiliani Giardini di mirò…”. Sono passati cinque anni e ora siete una delle migliori realtà musicali italiane. Come ricordate quel periodo a cavallo del 2000?
  • J: Per me quello rimarra’ “il periodo”. Li sentivo la velocita’ delle idee e la necessità di suonare di conoscere di ascoltare di scoprire di andare in tour come mai prima. Anzi non sapevo neppure che cavolo volessero dire quelle cose li. Il 2000 fu eccezionale a livello personale con i giardini , ma pure perche’ tutta la scena musicale internazionale esprimeva ottimi gruppi e suoni avvinceti. Vivevamo anche noi al traino di quell’onda splendida di uscite musicali avvincenti. Poi e’ arrivata la maniera, il sorpasso ed il decadimento ma quel rise and fall of acedemic drifting fu strepitoso per le nostre vicende umane.
    Poi sono arrivati momenti di soddisfazione maggiore, anche commerciale se vuoi o di esposizione mediatica. Che se devo esprimermi onestamente sono aspetti che non disdico affatto. ci sono stati tour all’estero e nazionali davvero intensi, una percezione nostra della band molto piu’ coinvolgente. ma guardando indietro quel periodo era magico di per se, la musica che ci piaceva era la musica del momento, vibrante ed eccitante…e cosi eravamo noi, paesanotti alla scoperta di tutto quello che avevamo sempre sognato di fare.
  • R: Concludo con una domanda di rito e che mi piace particolarmente fare: I GDM hanno ancora sogni nel cassetto? Se si, quali?
  • J: Una domanda difficile che mi coglie impreparato. spesso i sogni vengono scambiati per ambizione, e l’ambizione spesso e’ vista come voglia di arrivare a grandi risultati. Se debbo essere sincere sono
    molto contento del rispetto e dei risultati che gdm hanno ottenuto in Italia fino ad oggi. Se ci penso bene ne sono costantemente colpito e sorpreso.
    L’unico vero sogno ora e’ quello di aumentare la nostra capacità di esposizione all’estero e di fare come molti dei miei gruppi preferiti: album e poi bei tour stranieri, partecipare sui palchi secondari di interessanti e prestigiosi festival internazionali, diventare un buon esempio di come anche dall’italia possa uscire buona musica. La dimensione di band europea e’ quella che desideriamo. nulla piu’. A piccoli passi…