CaneBagnato Records

Sono forse gli ultimi arrivati nella famiglia delle nostrane etichette indipendenti ed oltre ad avere inaugurato il proprio percorso con un paio di uscite realmente azzeccate sia dal punto di vista musicale che da quello più prettamente visivo, sembrano avere le idee chiare anche per quello che concerne il futuro prossimo. Parliamo della Canebagnato Records, realtà milanese partorita dalle fervide menti di Nicola Manfredi e Caterina Pinto, compagni d’avventura e di vita i quali, convogliando la propria passione e le proprie competenze in ambito musicale e grafico hanno deciso all’incirca un anno fa di dare vita a quello che fino a poco tempo pareva loro solo un bellissimo sogno: ”Entrambi proveniamo da una significativa esperienza nell’ambito della tv di strada qui a Milano, Isola Tv, progetto nato che seppur naufragato ci ha dato grande convinzione nella possibilità di vedere concretizzata una nostra visione”. Per chi non bazzicasse abitualmente Milano e dintorni sarà meglio dare qualche ragguaglio più preciso sull’Isola e la Stecca. L’Isola è un quartiere a cavallo tra le stazioni Centrale e Garibaldi, un luogo che chi ha ancora per la mente la stereotipata e tremenda immagine della Milano da bere dovrebbe visitare almeno una volta nella vita; un luogo di ritrovo abituale per la Milano “altra” e multietnica, tra centri sociali, circoli culturali, laboratori, fabbriche dimesse (tra le quali proprio la secolare Stecca degli Artigiani..) stabili fascinosamente fatiscenti e Kebabari allo sbaraglio. Un esempio forse unico per una città troppo spesso unidimensionale e che andrebbe dunque tutelato come il patrimonio Unesco se non fosse che le ineffabili giunte Formigoni/Albertini/Moratti non abbiano già deciso di edificare in loco la futuribile ed ultracool città della moda (sic!), con tanto di immancabili grattacieli a lambire gli anelli di Saturno. “Siamo sempre stati innamorati della musica e da tempo sognavamo di dare concreto supporto a quelle realtà che riteniamo degne di maggior visibilità, resa ancor più necessaria nel marasma delle attuali uscite discografiche; abbiamo avuto la fortuna di incrociare il nostro cammino con quello di Christian Alati e Paolo Saporiti, artisti già da tempo nell’ambiente musicale ma ancora in cerca di una dimensione ideale capace di valorizzarli realmente; loro ci hanno messo l’esperienza e nel caso del primo le competenze tecniche in studio, noi le nostre risorse, i nostri contatti, un buon carico d’entusiasmo e il cane (risate..)”.
Ora proviamo ad immaginare la situazione: non sei ancora nessuno e hai appena prodotto il tuo primo disco, che è un esordio sia per l’etichetta che per il musicista in questione (parliamo di ‘The Restless Fall’ di Paolo Saporiti recensito in questa sede), non hai distribuzione ufficiale né un’agenzia per il booking che ti copra le spalle, fare le prime mosse non deve certo risultare immediato: ”In effetti eravamo di fronte ad una scelta importante: provare a far girare il nome di Paolo nel più breve tempo possibile contattando chiunque potesse darci visibilità, oppure scegliere una seconda via, più faticosa certo ma dagli effetti certamente più duraturi. Abbiamo optato per una strategia di promozione più lenta e paziente e ora, a quasi un anno di distanza dall’uscita del disco c’è ancora chi ha appena scoperto il disco e lo recensisce, magari a seguito di un concerto o tramite il passaparola. La prima stampa di 500 copie sta per andare esaurita e non possiamo che esserne soddisfatti. Per quanto fossimo convinti della bontà del prodotto eravamo tesi come corde di violino all’uscita del disco, non sapevamo proprio quali reazioni attenderci, e nemmeno se qualcuno mai si sarebbe accorto di noi….(risate). Abbiamo avuto numerosi attestati di stima e il concerto di Paolo a supporto di Badly Drawn Boy di pochi giorni fa è stato indubbiamente un momento topico; qualcuno gli ha addirittura chiesto un autografo..(risate)”.
Pur essendo nati da poco i ragazzi della Canebagnato sembrano avere colto fin da subito l’importanza degli aspetti solo apparentemente collaterali alla musica, la cura della parte grafica delle proprie creazioni, il sito web e il merchandising; il fatto che Caterina sia una grafica professionista non è certo un dato da trascurare: ”Partendo proprio dalla constatazione del marasma di uscite nell’attuale panorama musicale crediamo sia davvero opportuno offrire un “prodotto” che oltre a suonare bene sia bello da guardare, da toccare e da annusare e che in qualche modo si differenzi dal resto anche nell’aspetto. Sinceramente preferiamo avere qualche spesa in più ma sapere che chi compra un nostro disco ne possa essere davvero soddisfatto da ogni punto di vista. Non ci aspettiamo certo di arricchirci attraverso la musica e per ora a dire la verità siamo anche in perdita (risate…), ma mettiamola così: i soldi che avremmo potuto spendere per la macchina nuova li abbiamo spesi così e ci siamo fatti il più bel regalo che potessimo avere, anche se ora giriamo in bici, ma non ditelo in giro (detto/fatto cari). Il nostro nome così come il logo è un piccolo tributo al terzo membro della nostra famiglia:la nostra cagnetta Bea”.
Sinceramente in italiano suonava molto meglio che Wet Dog, non credete? E ora passiamo alle dolenti note: la cronica difficoltà di molte delle nostre realtà a fare sinergia, a creare un circuito, fattore che tarpa le ali alla gran parte delle velleità: ”In effetti pur vivendo in una grande città come Milano abbiamo ancora delle difficoltà ad organizzare date con la continuità che desidereremmo e suonare fuori dalla Lombardia, laddove teniamo i nostri contatti diretti, è ancor più complicato: ora abbiamo stretto una piccola collaborazione con alcune etichette come le italiane Ribess, Candy Apple e Bar La Muerte, per provare a tessere una rete più salda e sostenerci reciprocamente nell’attività dal vivo e per quanto riguarda la presenza dei nostri dischi in negozio. Allo stesso tempo abbiamo raggiunto un accordo con una deliziosa etichetta americana senza distribuzione in Italia, la Max Recordings, al fine di dare visibilità ,nel nostro piccolo, alle loro uscite qui nel nostro paese mentre loro faranno lo stesso con noi negli States.”.
Dei due dischi fatti uscire finora abbiamo apprezzato soprattutto la scelta degli artisti (Paolo Saporiti e i Don Quibol) di non appiattirsi su scene di riferimento ben delineate e la capacità di dare l’immagine di personalità musicali già ben definite per trattarsi di esordienti (che difatti esordienti non sono, vedi i trascorsi nei Cods, Lo-fi Sucks, Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo…). Se nel caso del primo il pensoso folk cantautorale proposto mostra un calore mediterraneo che pervade interamente il tessuto sonoro pur negli ovvi rimandi ad attenti ascolti “Americani”, i secondi paiono guardare col giusto distacco a certi moderni “fuorilegge” come Lanegan e Jeffrey Lee evitando il calligrafismo come pochi altri lontano dal Grand Canyon (vedi Songs For Ulan) grazie a rimandi che conducono dritti dritti all’indie americano più strutturato (gli ultimi Built To Spill) e alcune amarezze nelle stratificazioni vocali che per qualche strana via di suggeriscono il nome degli Alice in Chains. Introdotti i primi due episodi, cosa bolle oggi nel pentolone (dovremmo dire nella ciotola…) del Canebagnato? “Beh, prima di tutto possiamo comunicare Urbi et Orbi di avere aggiunto un terzo membro alla nostra famiglia; si tratta di Gabriel Steinberg, amabile cantautore italo-tedesco sbarcato qui a Milano per caso su un Euronight Dortmund-Milano e non ancora del tutto a suo agio con la lingua di Dante. Ora sta litigando con i cavi in studio, ma presto lo amerete anche voi. Inoltre è in preparazione anche l’album solista di Christian Alati, chitarra dei Don Quibol e nostro maestro per quanto concerne tutte le dinamiche di studio, esordio che dovrebbe risultare leggermente più sperimentale di quanto fatto uscire in precedenza, ma per ora non anticipiamo di più”.

DISCOGRAFIA:

‘The Restless Fall’– Paolo Saporiti (2006)
‘Don Quibol’ – Don Quibol (2006)

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