Le Luci Della Centrale Elettrica: Fotografie Dagli Anni Zero

  • S’è già scritto e detto tanto su Le Luci Della Centrale Elettrica, di sicuro tra le più esplosive nuove proposte italiane emergenti del 2007. Penso sia nata con naturalezza durante l’ascolto delle canzoni della sua autoproduzione l’esigenza di approfondire il suo punto di vista, anche attraverso domande abbastanza e volutamente provocatorie che hanno scatenato queste risposte equiparabili a un fiume in piena, proprio come le sue canzoni:

    Rocklab: Partiamo con una domanda di rito che normalmente andrebbe messa come conclusione: ho letto che a settembre, e siamo a settembre, dovresti iniziare a registrare con Giorgio Canali. Come è nata questa collaborazione? Quando e come risentiremo Le Luci Della Centrale Elettrica nel prossimo futuro?
  • Vasco: Questa collaborazione è nata un giorno che ho incrociato Giorgio Canali e gli ho propinato il mio demo di dubbio gusto e a lui è piaciuto che non ci speravo neanche. Poi è venuto naturale proporgli farfugliando di registrare il disco assieme. E poi dirgli che non ho un soldo e neanche un’etichetta interessata e lui mi ha detto di non preoccuparmi. Adesso siamo circa a metà inoltrata delle registrazioni dopo qualche giorno al Natural Head Quarter di Ferrara (che ringrazio smisuratamente per un infinità di cose) per le fondamenta musicali e con l’aiuto di Samboela adesso stiamo andando avanti con le voci nel suo appartamento. Ricominciamo sabato e domenica perché nella casa adiacente stanno facendo dei lavori e le martellate suonano molto industrial ma cerchiamo di evitarle. Il disco suonerà fortunatamente abbastanza diverso dal demo nel senso che anche le basi musicali avranno un senso ma resterà grezzo semplice e urgente. Dal vivo penso che resterò così da solo come un cane investito con qualche effetto malmesso per la voce e per la chitarra.
  • R: Mi sembra che un ruolo importante nel tuo emergere l’abbia giocato la rete tra blog e myspace. Come vedi questo fattore?
  • V: In realtà credo che nel mio emergere abbiano avuto un ruolo importante prima di tutto i due anni che ho passato in camera mia a cercare di fare delle canzoni un po’ meno inutili e la sera a lavorare. Poi che appena registrato il demo ho incontrato alla Feltrinelli di Bologna Moltheni e gli ho somministrato il mio pseudodisco e dopo due giorni mi ha chiesto se cominciavo ad aprirgli i concerti, senza che avessi mai suonato prima da solo su un palco mi ha portato con lui. Poi la rete è servita indubbiamente e questo fatto di suonare con Moltheni secondo me creava da sola quel minimo di attenzione che magari sul myspace incuriosiva le persone ad ascoltare i pezzi cosa che non va data per scontato perché sulla rete si corre. Poi il blog “cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” (lelucidellacentraleelettrica.blogspot.com) che è parte integrante (e secondo me per certe cose anche più interessante) di questo progetto che forse è soprattutto musicale anche perché a fare i concerti mi pagano a leggere il blog non mi paga l’affitto nessuno. Comunque la rete per ora è la cosa migliore che ci poteva capitare e lì è tua è gratis e ti puoi arrangiare senza sgomitare perché c’è spazio per tutti. E sta sbloccando anche il panorama letterario che prima chi scriveva era chiuso in casa a farsi delle seghe mentali e non, e se non trovavano un editore (il 99 per cento dei casi) nessuno leggeva niente e magari c’erano delle cose buone. Adesso ci si può creare un pubblico dalla propria camera e sei hai mille visite al giorno poi un editore interessato lo trovi perché è probabile che hai già qualcuno che ti comprerà il libro. Poi non lo so è un argomento talmente complesso e in formazione che in generale direi boh.
  • R: Andiamo ai contenuti: partiamo dall’Italia di oggi, dalla società che prendi di mira con le tue urla e le tue parole. È tutto così da buttare? C’è speranza o la risposta è solo la violenza, reale o immaginaria alla Patrick Bateman?
  • V: Ma chi ha detto che è tutto da buttare. Io no di sicuro.
    È semplificante parlare solo di speranza o di violenza. Antonio Rezza dice “La speranza la lascerei agli stronzi.” La speranza non esiste, esistono le cose che ci costruiamo. La speranza mi sembra una cosa passiva, in poche parole volgari inevitabilmente te lo prendi nel culo. Poi sono così ignorante che adesso non mi viene neanche in mente chi è Patrick Bateman. Io non prendo di mira niente se non nel senso di fotografare. Io cerco di evitare i giudizi, non sono profetico, non lo so cosa è giusto e cosa no, cambio idea di continuo. Penso che sia soprattutto questione di guardarsi dentro e di guardarsi attorno. Di ascoltare le conversazioni degli altri, di rubarle.
    Non è tutto da buttare anche perché ci sono già le discariche piene.
  • R: Penso che il fattore che emerge con più prepotenza dai tuoi testi sia una forte disillusione, e magari dico una cavolata. Vedere i propri simili che fanno la fila davanti ai tribunali per vedere i mostri dei telegiornali o che scendono in piazza a protestare perché non possono comprarsi l’audi, questo a me dà sempre da pensare sul mio simile per poi capire che io stesso ho dei lati deplorevoli. Gli eroi dei film ormai sono gli psicopatici. Cosa ne pensi?
  • V: Credo che ormai gli psicopatici non siano neanche più gli eroi dei film. Gli psicopatici sono diventati i cittadini più normali e anonimi, gli ammazzatori di vicini, di exfidanzate, i tuffatori dai grattacieli, i truffatori dei parenti ma anche chi non arriva mai a fare niente di così sconvolgente e vive asserragliato in casa sua da solo o a rompere i coglioni a chi ha intorno.
    Disillusione è una parola che mi dispiace. Però forse è così c’è in sottofondo un Abbiamo perso, anzi Hanno perso e noi abbiamo ereditato la sconfitta. Non siamo nel migliore nei mondi possibili le rivoluzioni culturali sono state sconfitte da degli stempiati che crepano in pensione di nonlavoro. Però giudicare la gente in generale rimane una cazzata che cerco di evitare. Le “classi” non esistono più, mi sembra che ogni individuo sia una città e che viva per buona parte del tempo nella sua testa, nelle sue guerre. Sono cazzi loro se vogliono l’audi io magari voglio un’altra cosa che per loro è inutile, gli stereotipi da pseudoproletari di pseudosinistra mi irritano, c’è sempre dietro un senso di superiorità fuori tempo massimo. Fortunatamente.
  • R: Un ruolo importantissimo credo lo faccia il contorno dei tuoi brani, i panorami moderni a partire dal nome del progetto. Sarebbe retorico chiederti come la vita di tutti i giorni condiziona la tua musica, è palese. Quello che voglio chiederti è cosa di Vasco Brondi non entra ne Le Luci Della Centrale Elettrica?
  • V: Sì è vero il contorno è essenziale, crea uno sfondo, un panorama in cui far svolgere i pezzi. Poi ti ringrazio di come si è evoluta la domanda. Di me non entrano tantissime cose che sto tralasciando anche in generale, proprio perché la mia vita e forse la mia identità stanno cominciando a coincidere troppo con Le Luci Della Centrale Elettrica. Che il progetto non ha il mio nome anche per questo, perché non sono la mia autobiografia ambulante, per niente. Di me restano fuori tutte le cazzate demenziali e da sturmtruppen che dico tutto il tempo quando sono con i miei amici che infatti non mi riconoscono più di tanto nei pezzi, anche perché con chi mi è vicino ne parlo il meno possibile. Manca completamente metà di me che ride sempre per niente. Che canto da ubriaco fradicio per strada Un partigiano come presidenteeeeeee!
  • R: Tornando alla musica il cantautorato italiano post-2000 a parte qualche rarissimo caso mi lascia abbastanza indifferente. Uno dei tuoi punti di forza sta secondo me proprio nel riprendere la lezione dei vecchi maestri italiani e portarla verso qualcosa di attuale, di violento, come se la rabbia fosse l’unica possibilità di espressione. Come è nato il tuo cantautorato?
  • V: È nato sicuramente a casa dei miei che ascoltavano Battisti ininterrottamente. Poi quando con i miei fratelli abbiamo scoperto De Gregori. Poi con De Andrè e poi Battiato, Rino Gaetano, Claudio Lolli, Leo Ferrè, Paolo Conte e tanti altri. Poi io la chiamo banalmente musica non cantautorato o porcodio. Sicuramente i Diaframma, i Csi, i cccp, Moltheni, Babalot, i Massimo Volume, ‘Closet Meraviglia’ di Cesare Basile, i dischi di Giorgio Canali, di Nada, il live acustico degli Afterhours, qualcosa dei Baustelle, i Fluxus, i La Crus, Tre Allegri Ragazzi morti sono tutte cose che ho ascoltato in cui le parole sono fondamentali, se è questo che identifica il cantautorato. A me le cose vengono così violente, come dici tu, forse perché vengo comunque da un ambito musicale rocknoise. Non lo so se la rabbia sia l’unica possibilità di espressione direi che forse è la più ignorante e quella che si fa notare di più, arriva alle persone nel momento in cui è abbinata a delle cose che rappresentano qualcosa. I gruppi punk che negli anni ottanta urlavano “Fotti il papa uccidi gli sbirri” senza aggiungere nient’altro, adesso non li cagherebbe più nessuno, a parte me che continuo ad ascoltarli. Poi in generale le mie influenze sono molto più diciamo letterarie che musicali. I fumetti di Pazienza, quelli di Gipi, Altri Libertini di Tondelli, i resoconti delle guerra civile che ha attraversato l’italia negli anni settanta, tra lotta armata ed eroina, e di cui nessuno ci ha mai parlato. Comunque le cose che ci influenzano di più sono le persone le cose che ci dicono che si dicono, le cose che ci succedono che incontriamo che scegliamo.
  • R: Per finire volevo chiederti un’ultima cosa: secondo te perchè la tua musica ha già colpito così in fretta e restando per ora nell’autoproduzione un buon numero di persone?
  • V: È una cosa che mi colpisce tantissimo. Mi colpisce che mi sta quasi cambiando i connotati. Ci sono diverse cose più o meno autoprodotte che si stanno facendo più o meno notare in questo periodo. Secondo me la mia roba colpisce un po’ di gente perché cantare la mia roba mi fa venire la gastrite veramente, mi fa andare via la voce per una settimana veramente, mi fa mandar giù per non piangere davanti agli altri, mi fa rovinare i concerti quando mi innervosisco. Non è una cosa fatta perché fa figo suonare, non mi pettino, non guardo Mtv non ho neanche la televisione, lavoro da quando ho diciotto anni, mi vesto come un coglione qualsiasi sono un coglione qualsiasi, non ho mai comprato una rivista musicale e se queste canzoni non fossero interessate a nessuno mi ero dato sei mesi di tempo e poi avrei smesso che abbiamo fortunatamente di meglio da fare.