Earth: Rome Evening Coming Down

Non c’è che dire: Earth in stato di grazia con la recentissima uscita, Sir Richard Bishop esplosivo e teatrale, un pubblico che lentamente si riversa fuori dal Circolo a testimoniare che in fondo certa musica non sarà mai per tutti, cosa si può desiderare di più? Magari un concerto leggermente più retrospettivo, dato che dopo una godibilissima mezz’ora di improvvisazioni chitarristiche dell’ex-Sun City Girls intervallate da ballate e siparietti folk sbilenchi e caustici, Dylan Carlson&Co. salgono sul palco e propongono nella sua quasi interezza l’ultimo disco. Bellissimo, un’esecuzione caldissima e ovviamente più avvolgente, alienante e surrealmente perfetta di quanto possa rendere un’impianto stereo, ma avremmo forse gradito ascoltare anche un paio di pezzi da 'Hex'. Tralasciando la scaletta un po’ monotematica, non c’è comunque molto di cui lamentarsi – magari chiunque potesse permettersi una scaletta monotematica senza dover suonare una canzone peggiore delle altre! – posso solo descrivervi con incanto le movenze alla moviola di Adrienne Davies, biondissima e ieratica, del tutto persa in una trance ritmica indispensabile a non sbagliare un colpo. La solare stasi delle due Miami Morning Coming Down, le pause sincopate di Rise to Glory, e la concentrazione di Zio Dylan, la sua chitarra con un suono liscissimo e bollente e tremendamente ammaliante (e che voce, quando annunciava le canzoni!), le atmosfere curatissime di Steve Moore al moog – nonostante alcune uscite un po’ impastrocchiate a mio sentire – e il necessario supporto bassistico fornito da Don McGreevy, il tutto amalgamato alla perfezione durante un’ora e passa di desertificazione sonora durante la quale, non lo nego, avrei fortemente gradito un comodo divano sul quale sprofondare in un’ipnotico stato sognante. Chi sta pensando alla noia è tremendamente fuori strada, ovvio.