Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti – La Tempesta Records)

Guardare oggi  i dieci dischi che ho nel lettore mi fa sorridere. Mi accorgo che ho fatto un giro enorme e sono tornato ai dieci dischi che avevo nel lettore a sedici anni. Probabilmente la tenera età permette ai rocker coi capelli arruffati di lasciare un segno più incisivo. Se qualcuno poi dovesse chiedersi come mai a sedici anni ascoltassi certi dischi: è colpa di mia cugina Arianna.

The Jesus And Mary Chain – Darklands – Ho imparato l’inglese grazie a questo disco. Ho imparato a suonare la chitarra grazie a questo disco. Ho fatto i primi pensieri sulla morte, sull’amore, sul tempo, grazie a questo disco. Ho cominciato a vestirmi di nero e a portare i Wayfarer per colpa di questo disco. Insomma, è stato molto importante.

My Bloody Valentine – Loveless – Sono stato ore, giorni a guardare quella chitarra sfocata e virata in viola caramella in copertina. Entrare in quel disco è come entrare in un luna park nella giungla. C’è di tutto. Dieci e lode.

The Church – The Blurred Crusade – Oddio quanto amo la voce di Steve Kilbey, è così dolce e calda. Tutt’ora quando cerco consolazione da un disco, tiro fuori The Blurred Crusade.

Ride – Nowhere – Che album. Con quell’onda in copertina, tutti quei bellissimi singoli a far da contorno, la Creation, quel suono tra sogno e realtà. Li adoro.

Neil Young – Harvest – Mia madre ascoltava questo disco e con un primo sistema di microfono/cassetta ci cantava sopra e registrava. Scriveva di fianco ai testi la pronuncia. Lo so a memoria. Ho sempre creduto che nella foto dietro al disco Neil Young fosse quello al centro all’organo, invece è di lato, quasi di schiena, coi capelli lunghi e la sua chitarra in mano. Un mito.

The Pastels – Sittin’ Pretty – Nothing To Be Done, che apre il disco, continua a sembrarmi un singolo perfetto. Non importa che sia storta e stonata, è stupenda e nel mio mondo The Pastels sarebbero The Beatles.

The Cure – Disintegration – Robert Smith è stato il mio migliore amico, in quegli anni lo sentivo molto vicino. Sono stato ad un passo da mettermi il rossetto per andare a scuola. Disintegration è perfetto.

Bob Dylan – The Times, They Are A-Changing’ – Chiaramente mi rendo conto solo ora della grandezza di Dylan. A sedici anni questo disco mi piaceva e basta. Mi piaceva la musica, faticavo a vederne il valore culturale. Ma mentre guardavo The Watchmen al cinema, risentire i tre minuti e quindici di The Times They Are A-Changin’ a quel volume è stata una mazzata tra capo e collo. Con una voce ed una chitarra acustica tira più degli Iron Maiden.

The Smiths – The World Won’t Listen – L’avrò ascoltato un milione di volte e lo faccio ancora. Oggi so che è una raccolta, ma a sedici anni non lo sapevo. Morrissey m’ha fatto capire con dolcezza l’amaro della vita. Allo Sway di New York la domenica fanno una serata in cui mettono solo musica di The Smiths e Morrissey, mi ci sono trovato dentro e in pista mi sono accorto di come tutti cantassero ogni parola, ogni nota. Un carisma notevole.

Pavement – Slanted & Enchanted – Il disco che ascolto di più ultimamente. Al secondo posto Crooked Rain, Crooked Rain dei Pavement. Al terzo Wowee Zowee dei Pavement.  Insomma, dopo averli visti dal vivo al Primavera di Barcellona ho riscoperto che oltre a loro non c’è nessuno.

  • Al-Bionico

    insomma, abbiamo anche la classifica dei dischi dei Pavement di Enrico Molteni! Bella playlist :)

  • roberta gualandi

    lo sapevo…se tua mamma ascoltava Neil Young …abbiamo qualcosa in comune …mia mamma ascoltava Fabrizio de Andrè ma io ascoltavo Neil da ragazzina…ora immagina che l’uno incontri l’altro…come faccio a incontrarti …ti sto visualizzando… ma non succede ancora nulla…vieni all’Hanabi a Marina di ravenna domani…?
    Roberta