Paolo Benvegnù – Hermann

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18 Febbraio 2011 La Pioggia Dischi/ http://www.paolobenvegnu.com/

Io ho visto

Parlare di capolavori non è semplice quanto descrivere un vecchio stivale bucato dal tempo. Non lo è perchè ci si trova letteralmente infognati in quella sensazione, fastidiosa, di aver tralasciato qualche dettaglio, quella virgola che fino ad un minuto prima catturava la tua attenzione definitivamente. Questo può ricordare la reazione che accompagna l’ascolto dell’ultimo lavoro di Paolo Benvegnù, Hermann.

Non può sembrare che un sogno, un tragitto che scuote ogni corda che sorregge le nostre interiora, le sistema a dovere dando degli strattoni che sembrano poterti lacerare da un momento all’altro. Un fondale di rock che prende per le dita la canzone d’autore. Sì perchè dentro ad Hermann si gode dell’immaginario autoriale di Paolo e lo si fa per assorbimento, un automatismo che non è voluto, si è scelti e contaminati, in una sorta di copione fantastico ma senza sceneggiatura. Tredici verità dell’uomo, delle sue scoperte e del passato che tradiscono un amore che necessità l’irraggiungibilità per vivere. Andromeda Maria, primo singolo dell’album, conferma l’estrema lucidità e peso che Benvegnù confida ai legami: “Ed amare ogni cosa perché non c’è altro da fare, in un giorno qualsiasi nel traffico” , una “cartolina”,  quanto mai azzeccata, per descrivere la nostra natura, che l’artista ha imparato a riconoscere e metabolizzare, cantandola  in Il Pianeta Perfetto, altro testamento che disarciona le ultime certezze che avevamo. Musiche addolcite che strizzano l’occhio ai riflessi sperimentali che appartengono all’ex leader degli Scisma, ai quali sa donare un tocco personale, puntuale e cadenzato per le sue parole che pesano come macigni.

Un giusto mix, un contrappeso che in questo capitolo riaffiora ad ogni traccia. Avanzate, ascoltate, che musicalmente può rimandare a Karma Police dei Radiohead, è un imperativo che diventa messaggio per l’uomo che, stordito, non sa più che rotta intraprendere.  L’arpeggio ipnotico e incupito di Ho visto è l’incipit di un disagio che viene sputato senza mezze misure, in una tensione che giunge all’acme:” bestemmiando iddio perchè non si fa mai vedere!”. La chiusura del sipario spetta a L’Invasore, un pezzo scritto e cantato dal batterista Andrea Franchi, il giusto modo di concludere, di dirsi arrivederci al prossimo spettacolo o capolavoro che dir si voglia.

Difficilmente un album italiano potrà spodestare Hermann dal trono concquistato a poche settimane dall’inizio di questo 2011, un autentico gioiello da custodire e, soprattutto, maneggiare con cura.

  • Mariabuty

    magnifico Paolo….!!!!!!!!!!!!