I Blame Coco – The Constant

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
Marzo 2011 Island myspace.com/iblamecoco

The Constant

Coco (nome d’arte) è l’androgina fotomodella figlia di Sting. Non male come presentazione direi. The Constant è il suo album di debutto, o meglio, della sua band (!!!) che si chiama appunto I Blame Coco. E qui, come presentazione, diciamo che lascia un po’ a desiderare. Senza stare ad indugiare troppo, The Constant è semplicemente un album che stenta a decollare: non a caso i brani in versione promo sono datati 2009 ed i primi due singoli di lancio Caesar e Selfmachine (i brani migliori, brutto segno) usciti a novembre 2010 iniziano ad essere trasmessi in radio solo adesso (per chi legge siamo a maggio 2011). Gli altri due (doppio !!!) singoli in compenso sono stati abbastanza ignorati dai media. L’accoglienza è stata tiepida da parte di pubblico e stampa: nelle recensioni ha quasi sempre strappato una sufficienza risicata e l’entusiasmo attorno al progetto latita tutt’ora. D’altronde basta suonare il disco per trovarsi ad ascoltare quasi cinquanta minuti di noia musicale.

Decisamente pesante se parliamo di un lavoro che dovrebbe avere intenzioni danzerecce e festaiole ma snocciola brani loffi e poco ispirati, confusi oltretutto nella produzione: l’intenzione doveva essere quella di sfornare un lavoro electro-pop ed invece il tutto suona come una maldestra rivisitazione della famigerata eurodance degli anni ’90 (non a caso ha riesumato come guest star la svedese Robyn, eroina del genere), ma senza quell’appeal melodico che funzionava appunto per la fruizione da discoteca. Insomma non è un album buono nemmeno per scatenarsi sul dancefloor.

Il vero colpo di grazia arriva però al penultimo brano: dover ascoltare la versione deturpata di Only Love Can Break Your Heart di Neil Young è un vero affronto alla buona musica. Particolare che questa cover non venga mai citata nelle altre recensioni, probabilmente nessuno è riuscito ad arrivare così fino in fondo nell’ascolto dell’album. Ancora più particolare che venga spacciato come un revival del synth pop anni ’80 quando è chiaramente tutt’altro.