Cashier No. 9 – To the death of fun

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30 Agosto 2011 BellaUnion Cashierno9.com

To make you feel better

Piccole comete tenerissime stanno per attraversare lo sconfinato cielo dell’underground internazionale. Avvistati e messi sotto contratto da Bella Union, gli irlandesi Cashier N.9 sono l’anima di un debutto, “To the death of fun”, che suona friabile, maturo e convincente, una sempreverde “rilettura personalizzata” languida e trasognata dei classici trip sixsteen che ondulavano tra la Frisco capellona e meditazioni yè-yè;  pop, surf, psichedelia,  e la sincerità incollata alla carica umana di chi è cresciuto a pane e Byrds, Pavement, Crosby & Nash e tutto il Bignami dell’alternative di una certa parte dei novanta, sono qui in fila per poppeggiare pimpanti e allucinatamente graziosi per quasi una quarantina di minuti di rilassante goduria malinconica.

La giovane band di Belfast crea situazioni sonore che meriterebbero tutte di sciamare ai vertici di palinsesti radiofonici, tanta è l’atmosfera airly che imbastisce con poche ma precise cose, fuori della zuccherosità che si potrebbe pensare ma  dentro il cerchio rarefatto di una “discendenza stilistica” da tanto di cappello; chitarre, sonagli, quel peluzzo d’elettronica tanto per mostrarla, voci e controvoci sussurrate e dal sorriso d’estate perenne, coste del Pacifico e cartoline dai Mercury Rev “Goldstar” che salutano come da uno spot dell’Audi, sono le felici chiavi di lettura dell’album, della sua ottima sensibilità “retroattiva”, palestrato di quella gioventù che aggrappata alla tracklist sembra non invecchiare mai

Dieci istruzioni per l’uso di come riprendersi quella stagione full-colors solamente con l’ascolto libero del disco, espandere la materia grigia, un divano a portata di mano, chiusura degli occhi e farsi risucchiare dalla dolce cavalcata diLost at sea”, accarezzare dalle mitologie Wilsoniane “Flick of the wrist”, assumere la droga “vegetale” che nella Crosbyana “The lighthouse will lead you out” scorre bonariamente a fiumi o, in alternativa,  farsi due salti di beat-shake con “Oh Pity” o se vi piace ancor di più sprofondare del tutto nei sogni acidi di “6% LG” incrociando le dita perché questo sogno non venga interrotto dal  brusco risveglio di fine disco.

La verde Irlanda ci offre una bella formazione, magnetica e soprattutto limpida, che guida un sogno immarcescente di libertà e che la rende,al primo botto, già ben accetta cantrice dell’impalpabilità pop. Mucho Nice!