dEUS – Following Sea

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Impossibile non dargli una chance, come la si deve ai valorosi atleti sul viale del tramonto, quelli capaci in gioventù di stupire ed emozionare. Certo, osservare l’atleta bolso prodursi nuovamente in qualcosa di positivo rispetto alle ultime apparizioni – Keep you close – suscita tenerezza e ai miei occhi anche rispetto, però guai a fare paragoni con il passato.

Il settimo capitolo della band Belga parte intrigante e misterioso con l’introduttiva “Quatre Mains”, Base wave moderna e lingua Francese, tutto nell’intento di ricamare un cameo noir per una scena da thriller in salsa 007. “Sirens” apre invece ad atmosfere da tramonto marittimo, forse interpretando la trasposizione musicale della bellissima copertina, nostalgia delle estati passate e leggerezza. Durante l’ascolto ci sono momenti in cui davvero sembra che l’asticella si sia alzata, ed il passato non sia poi cosi lontano “Hidden Wounds”, ben presto però ci si accorge di essere al cospetto di schegge d’ispirazione ben individuabili, momenti isolati che mai t’aspetteresti potessero culminare in rovinose cadute di stile “Crazy About You”.
Del resto, nel lento succedersi di brani più o meno ispirati, summa dei quali porta comunque complessivamente ad una sufficienza piena, possiamo annotare fra gli episodi più convincenti sicuramente “Girls Keep Drinking” per la sua vèrve funk, oltre ad una “Fire Up The Google Beast Algorith” dalle tinte indie oscure. Degno di nota persino il testo di “The Give Up Gene”, incentrato sul disastro della Costa Concordia visto dall’ottica dei passeggeri, e del comandante fuggiasco, ovviamente.

Following Sea è un disco che alza il livello qualitativo del suo predecessore, senza però mai portarlo verso la cifra stilistica degli esordi, un disco onesto insomma. I problemi semmai potrebbero averli chi ancora spera, prima o poi, di risentire quella commistione fra Pixies e Captain Beefheart che permeò il loro esordio. E non posso dar loro torto.