Cranberries @ Auditorium PdM – Roma – 31/10/2012

Attitudine e Visual: C’era molta attesa tra i fan della band irlandese. E i motivi erano molti: dal rinvio del tour estivo per imprecisati motivi, al carattere fuoco e fiamme della O’Riordan. Dolores non ha deluso le attese, e si è presentata in splendida forma su un palco, quello della sala Santa Cecilia dell’ Auditorium di Renzo Piano, agghindato per la notte delle streghe. E non solo per la presenza delle zucche illuminate, ma per una scenografia di una rappresentazione teatrale stile Spider Man. Dolores O’Riordan  nasconde dietro le paillettes la sua anima rock, fatta di sensualità alternativa e di dolce fisicità, che fanno da contraltare alla sua band dove spicca il look da irlandesi di campagna dei fratelli Hogan. Dolores è tornata anche al biondo dei capelli dei suoi venti anni, con la voglia di dimostrare di essere ancora il gruppo che riscuoteva più successo delle bands headliners nei primi anni novanta.

Audio: Dopo qualche momento di perplessità, mi sono presto reso conto che la balena di Renzo Piano non è ritagliata su misura per i concerti rock. La sinuosità delle curve lignee della sala Santa Cecilia trova la sua culla nelle evoluzioni musicali del jazz o del r’n’b, ma il rock classico a volte sembra strozzarsi. Se a questo ci mettiamo che Dolores è molto umorale nel modo di approcciare i singoli pezzi. Quando non ha voglia di cantare qualcosa, ma lo fa per senso dello spettacolo, si capisce (Just My Imagination) . Al contrario, in casi come Ordinary Day e No need to argue, la sua voce si trasforma in un canto di sirena. Pura come acqua di sorgente.

Setlist: Il concerto ha alternato pezzi dell’ultimo album come Tomorrow e Fire & Soul, bene alternati ai classici anni novanta dei Cranberries, da Free To Decide, a Linger, per finire con Salvation e Zombie. In mezzo anche un episodio felice della carriera solista della O’Riordan come Ordinary Day.

Momento Migliore: La performance dei Cranberries è stato un crescendo e il bis ha rappresentato il momento migliore dal punto di vista artistico. Oltre alla già citata No Need To Argue, son seguite Schizophrenic Playboys, The Journey – ancora dall’album solista di Dolores – , Promises e Dreams.  Ci sono canzoni del repertorio dei Cranberries che la O’Riordan sente ancora appiccicate su se stessa, parte di un percorso fatto di alti e bassi normali nella carriera di un artista. Momenti che ritornano e che il passare del tempo veste di un velo di malinconia, fatto di ricordi e sapori.

Pubblico: Tante generazioni per lo scricciolo irlandese e i suoi accompagnatori. Pubblico eterogeneo, anche dal punto di vista anagrafico, con i ragazzi più giovani sotto il palco a interagire con la cantante, ben disposta e piacevolmente sorridente. Si è avvicinata una bimba con un mazzo di fiori che Dolores ha voluto accanto a sè, e alla quale ha regalato carezze affettuose per scioglierne l’imbarazzo. D’altronde è pur sempre la madre di tre bambini. Poi ha regalato al pubblico sguardi malinconici, rabbia rock e movenze sexy. Un piccolo gigante da palcoscenico.

Locura: Accanto a me si è seduta una signora ottuagenaria dagli occhi cerulei che ha seguito seduta e attentissima il concerto. Unico gesto di interazione, un rimprovero a un fan che le era seduto davanti e che ha avuto la colpa di indossare un cappello con visiera che ne oscurava la vista. Musica senza età.

Conclusioni:  La musica è anzitutto una questione tutta fisica. La poesia di un sorriso, la rabbia di un gesto o la sensualità  di un passo. Dolores è una sacerdotessa del rock moderno, che ha ben elaborato la storia dell’imprescindibile conterranea Sinead O’Connor. Ha una dote rara: la semplicità, che applicata alla musica è quasi sempre garanzia di beltà.

Foto di Matteo Scalet – Grazie a Oca Nera per avercele concesse
Le foto non si riferiscono alla data recensita

  • Bel concerto :) però Dolores poteva anche risparmiarsi i cambi d’abito stile San Remo…