…And You Will Know Us by the Trail of Dead – Lost Songs

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Cuore e sostanza non sono mai mancati nel modus operandi dei (abbreviamo) Trail of Dead, uno dei tanti tesori nascosti del panorama alt-rock internazionale. Da quel “10 pieno” che li aveva catapultati nei top player di Pitchfork nel lontano 2002 (votone rimediato con “Source, Tags & Codes”), la band di Austin non si è piegata a nessun giochino discografico-modaiolo, arrivando contemporaneamente ad, azzerare il cosiddetto hype acquisito e maturare una potente cifra stilistica. Croce e delizia dei texani è proprio l’attitudine anarchica nel non cercare “la produzione giusta al momento giusto”, non annidarsi nelle sicurezze di una “scena” ben definita.

Queste “Lost Songs” all’inizio disorientano, per molteplicità di influenze sviscerate e considerevole minutaggio.
Anche se gli episodi non sono tutti della medesima caratura, nel finale la sensazione è di totale appagamento: una mole di echi e sensazioni che si rincorrono, molteplici ed improvvisi cambi di registro capaci di imbastire un discorso saggiamente in bilico tra magniloquenza ed impulsività. Sì perchè i Trail of Dead si aggirano con classe sopraffina e prodigiosa abilità nel labirinto alternative rock che andava delineandosi e disfacendosi tra 80’s e 90’s: l’hardcore disilluso degli Husker Du che guarda indietro alle peripezie dei Black Flag accasciandosi dolorante dentro melodie pop, i riff dannati dei primi Smashing Pumpkins, le locomotive in corsa dei Motorpsycho.

E che dire dei voli pindarici ai limiti del prog (questi talvolta molesti e qui saggiamente limitati) capaci di slabbrare i confini tra Crimson e Don Caballero, le code psichedeliche in grado di evocare gli scenari più esoterici dei Cure, la passione nascosta per i Beatles così come potrebbero intenderla (e l’hanno intesa) i nostri Verdena?

Questa volta i Trail of Dead ci hanno messo la “pancia” con risultati che scuotono le viscere. Se non capolavoro, enciclopedico.

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