Bettye Lavette – Thankful n’ Thoughtful

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Sono attratto dalle qualità innate, dai talenti. Rimarrei ore ad ascoltare la vecchia Bettye  rispedire a lezione di solfeggio buona parte degli interpreti soul moderni e passati  – Eccezion fatta per la divina Aretha Franklin, s’intende Ndr –, ma molto spesso il mezzo, lo strumento, non basta.

Prima Muskegon, Michigan ma poi Detroit, la sua vera casa, vedono muovere i primi passi di una talentuosa adolescente che già nel 1962 sforna il primo singolo “My Man – He’s a lovin’ man”, top ten R&B e tanti saluti alla provincia. Incipit di una carriera che le donerà più rispetto che notorietà. Il motivo è largamente documentato anche in questo Thankful n’ Thoughtful, ovvero; una gran voce senza canzoni.

Dodici cover, due versioni di “Dirty Old Town” dei Dubliners – Dedicata alla sua Detroit Ndr – ed una lista che si srotola associando vecchie cose a recenti composizioni. Da Bob DylanEverything is broken” a Neil YoungEverybody knows” passando per l’omonima “Thankful n’ thoughtful di Sly and The Family Stone la nostra sfodera interpretazioni di sicuro impatto capaci di mandare in brodo di giuggiole persino uno come Ry Cooder, che mai nascose la profonda stima per la signora LaVette, tanto da considerarla la miglior voce soul femminile di sempre. Forse un po’ esagerato.

Ci sono le reinterpetazioni di “I’m Not The One” dei Black Keys e del singolone “Crazy” di Gnalrs Barkley,  c’è una voce fantastica che trasforma tutto in blues, ma mancano quelli che potremmo definire “Gli originali”. Può bastare? A voi la scelta.