Lo-Fang – Blue Film

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Una tovaglia di beat sintetici per stenderci sopra pietanze acustiche e new soul.

Blue Film veniva annunciato come un amalgama di suggestioni folk, elettroniche e soul e Look Away era  a parziale garanzia di questa promessa. Peccato che poi quel singolo e When We’re Fire oggi appaiano tra i pochi vertici di un lavoro che a tratti sembra più curato che ispirato. Ora, possedere una formazione classica è una risorsa indubbia ma nella musica di Matthew Hemerlein quella solida base rischia di tradursi in una compostezza anche eccessiva. La compostezza rigorosa di chi non si concede quasi mai di rovesciare le carte e rimescolarle. Per esempio, Arthur Russell, tanto per scomodare un monumento, ha dimostrato che un uso un po’ marcio degli archi è cosa possibile. Lo-Fang sostiene che l’abbiano influenzato i viaggi: Nashville come la Cambogia e Tokyo.

Ma di quei viaggi sembra aver conservato le foto in cartelle ordinatissime: un po’ l’esatto contrario del puzzle di esperienze destrutturate che poteva venire fuori. Ad ogni modo, Blue Film non manca di raffinatezza e buona scrittura, la voce c’è tutta, lo licenzia la 4AD e Matthew se lo porta ora in tour la minorenne Lorde. Tradotto vuol dire che il canale su cui potrebbe viaggiare un disco simile è una corsia stretta, riservata in genere a chi può permettersi sia gli adeguati passaggi radiofonici che il rispetto sincero delle riviste.

[schema type=”review” name=”Lo-Fang – Blue Film” author=”Marco Bachini” user_review=”3″ min_review=”1″ max_review=”5″ ]