Perc – The Power & The Glory

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I think a lot of the best things happen like that… starting out either as a joke or whatever, and those things kind of stick, you get used to them, fall in love with those rotten sounds that don’t belong

Berlino, Detroit poi Londra per le radici. I club di Buenos Aires, Ibiza e Tokio per le pasticche. Alistair Wells aka Perc rappresenta oggi un punto di riferimento per la scena Techno, come produttore ed artista. Questo grazie alla sua lungimirante capacità d’interpretazione all’interno di un contesto elettronico ancora fertile, predisposto al connubio fra gli stili. Dicono che l’Uk techno sia roba per esteti, forse è anche vero, a patto che si giochi sporco, marcio. Esattamente come il magnifico ‘Black Lights Spiral‘ di Untold, questo capitolo del Dj Inglese adotta rumorismi i Techno come collante per gli inserti più disparati ed incisivi.

Coltellate chirurgiche d’inquinamento acustico, grida scomposte di esseri sopravvissuti ad un disastro nucleare – Rotting Sound -. Un clima torbido, caotico nel quale la radioattività sembra aver inghiottito le genti, mentre le macchine danzano scomposte un balletto epilettico – Speek -. Momenti di lucidità si alternano ad una nausea antecedente il tracollo: lo svenimento è prassi naturale nel percorrere queste strade. Una balbuzie robotica irride, tracima dalle fognature, dalle grondaie arrugginite risuona un ghigno inquietante, ossessivo; tutto è perduto – David & George -. Lo si percepisce nell’inaccessibilità di certi muri di rumore bianco che come nebbia viscosa ammantano l’orizzonte – Horse Gum -, dagli orologi impazziti che risuonano come cuori suicidi. La natura per un attimo fa capolino, forse impressa in qualche schermo, proveniente da qualche nastro, ricordando ciò che fu, ma è solo un miraggio squarciato dall’imminente marcia senza pilota. Nessuna variabile se non quella energetica: da quanto tempo dura questo incubo? quanta energia consuma?. Poi improvvisamente tutto si ferma, e mentre il cielo piscia sdegnato liquido radioattivo, le note di un pianoforte compongono fra ingranaggi e petrolio, scarafaggi e scorpioni, un commiato involontario ai nostri tempi.

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