Ariel Pink – Pom Pom

Acquista: Data di Uscita: Etichetta: Sito: Voto: (da 1 a 5)
17 Novembre 2014 4ad ariel-pink.com

E dunque Ariel Marcus Rosenberg, alla vigilia dell’uscita del suo milionesimo album, ha confezionato un grazioso scazzo che ha coinvolto Madonna, Grimes e via via tutti quelli che hanno avuto voglia di dir la loro in proposito. La diatriba è stata allestita sul nulla ma è un nulla su cui si sono depositati dei contenuti anche rilevanti, in fondo. Ariel Pink ha dichiarato in modo molto pubblico che la Ciccone, in seri problemi d’ispirazione, avrebbe pensato di rivolgersi a lui (e a tanti altri, probabilmente) per avere qualche canzoncina di quelle brillanti. Poi è seguita una serie di smentite e sfanculature varie in cui è entrata a piè pari Grimes, ma questo interessa zero. La parte romanticamente suggestiva, insomma, è che la storia è almeno verosimile. Che Ariel Pink sia un weirdone, un provocatore, un finto tonto, uno psicolabile e una testa brillantissima lo sappiamo. Ma se noi fossimo una megastar in cerca di canzoni che cosa ci dovrebbe frenare dal chiederne un paio a lui? A parte il carattere di merda, ovvio. Questo perché Ariel Pink ha una capacità quasi tragica di scrivere canzoni insensate, filastrocche, nenie, incubi e inni che s’insinuano tra il ventricolo destro e il sinistro e lì restano.

La firma, poi, è da sempre quella registrazione pseudocasalinga che il biondone ha sempre scelto. Pratica, quest’ultima, diminuita in Before Today e Mature Themes, due album dotati di un suono vagamente più pulito, senza che peraltro questa pulizia (per modo di dire) penalizzasse troppo il risultato. Ma, in definitiva, all’eventuale domanda se Ariel Pink sappia scrivere canzoni eccelse o sia invece la patina rumorosa e confusionaria che ce lo rende artista, come si risponde? Ci fotte con i suoni e le sporcature o sono canzoni bellissime, le sue? Ecco, la risposta è che quei ritornelli e quei giri hanno una loro anima pregiata a prescindere da tutto. In Pom Pom (disco solista esattamente quanto quelli a nome Ariel Pink’s Haunted Graffiti) Rosenberg torna a sporcare di più e a cambiare registro ancora più spesso. Ci sono il punk (Negativ Ed), la new wave (Not Enough Violence), il surf (Nude Beach A Go Go), il rock classico (Sexual Athletics), le collaborazioni con Kim Fowley. Le prime sei tracce sono un assalto bello e buono. Canzoni da tenere on repeat una settimana ciascuna. Poi in sequenza arrivano anche cose più debolucce, come la macchinosa e composita Dinosaur Carebears (psichedelia + dub + sala giochi), ma è un bene sennò uno ci metterebbe un anno a sentire tutto Pom Pom.

Un’altra domanda, direttamente collegata allo scazzo di cui sopra, è se un personaggio di un altro mondo e contesto possa davvero servirsi di queste canzoni tanto belle di per sé, tanto animate di per sé. E qui la risposte è platealmente negativa. Non l’ha capito Madonna (sennò non lo avrebbe chiesto, ammesso che l’abbia fatto), non l’ha capito Grimes (e la cosa non ci destabilizza), forse l’ha capito Ariel Pink ma non ha avuto certo voglia di spiegarlo con le buone maniere. Anche perché una sua canzone, tutt’al più l’avrebbe potuta valorizzare la Madonna di Everybody, non quella che fa le cose con Timbaland e Benny Benassi. Lui questo intendeva. Poi la parola fine la mettiamo con in sottofondo una cover di Everybody di qualche anno fa. A cura di Ariel Pink, appunto.
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