Carmen Consoli – Roma @ Festival Eutropia Citta’ dell’altra economia – 10.09.2015

Carmen-Consoli
Attitudine e visual

Essenziale. Forse per la performance di Carmen Consoli l’occhio degli spettatori avrebbero preteso qualcosa di più. L’effetto scenico della band sul palco ricorda molto i gruppi femminili della prima ondata punk – new wave, tipo le Slits o le Go-go’s di Belinda Carlisle. Anche se la cantantessa siciliana ci aggiunge qualcosa di suo, molto mediterraneo sin dalle prime battute del concerto. Il che rende tutto un po’ decontestualizzato dal contorno scenico fuori dal palco. Stiamo parlando di una grande artista italiana che avrebbe bisogno anche della cornice che in altri Paesi probabilmente le spetterebbe senza troppe smancerie.

Audio
Devo dire sinceramente non buono. La voce della cantautrice italiana è assai particolare, una specie di mix perfetto tra Janis Joplin e il David Byrne più ispirato. Sfortunatamente, a volte, il brusio dell’ex mattatoio, col suono che si disperde nello spazio circostante, non sembra valorizzare il muro sonoro messo in piedi da Luciana Luccini al basso e da Fiamma Cardani alla batteria. C’è da sperare che gli organizzatori del Festival Eutropia riescano a trovare la modalità con la quale, negli anni a venire, si possa pensare ad un Palco più protetto, specialmente in occasione di certe performance canore.

Pubblico
Gli spettatori, davvero eterogenei, hanno cantato a squarciagola ogni pezzo della cantautrice catanese. Il repertorio di Carmen Consoli è davvero ammaliante quasi al pari della sua voce. E il pubblico sembra apprezzare fino in fondo sia le canzoni degli esordi che le ultime produzioni. La Consoli ha la capacità di attraversare le linee del tempo; quando affronta un vecchio classico, anche di altri artisti, ha la rara capacità di farlo sembrare moderno e avvolto da un tepore che tocca le vibrazioni emotive di chi ascolta. E non c’è bisogno, come il sottoscritto, di essere dei fan scatenati.

Locura
Più che un momento di follia, direi un ricambio di elegante cortesia tra Carmen Consoli e Marina Rei, che viene introdotta sul palco nella seconda parte del concerto. Le due artiste, che hanno condiviso molte tappe ai loro esordi, hanno dato vita a un bel duetto che il pubblico ha saputo apprezzare. L’invito segue quello avvenuto in occasione del concerto di Marina Rei su questo stesso palco agli inizi di Luglio.

Momento migliore
Non riesco a inquadrare un momento preciso. La scaletta rispecchia una produzione artistica di livello assoluto. Dai classici degli esordi come Amore di Plastica, Confusa e Felice, ai successi Parole di Burro, L’ultimo bacio, alle profonde e controverse Geisha, AAA Cercasi, sino a Venere, Besame Giuda, Sintonia imperfetta e L’abitudine di tornare. Pezzi diretti come dei cazzotti in faccia, cantati con voglia e passione come se li stesse presentando per la prima volta. Troppa classe avrebbe da insegnare ai talenti da reality tanto in voga in questi anni.

Conclusioni
La cantantessa ha dimostrato ancora una volta classe cristallina e purissima. Capacità di stare sul palco come fosse una veterana e di sapere ammaliare il pubblico solo con la forza della sua musica. Manca ancora uno scatto alla sua arte, un qualcosa che la proietti sul piano internazionale come merita. La possibilità di rappresentare una icona del rock femminile contaminato, al pari di una Joss Stone italiana. Limitare una artista di tale portata a un palco suburbano, pur dignitoso, o a un collettivo femminile sarebbe davvero una mini sconfitta per la scena musicale italiana. Di talenti in giro ne vedo assai pochi, e questo è davvero notevole. L’artista catanese è ben presente e padrona di se stessa, del suo talento e del suo sangue; un esercizio di autocontrollo che l’ha proiettata ormai da anni dalla maledizione di rocker, alla maturità di artista e donna di classe.