Young Galaxy – Falsework

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Questa è una di quelle band difficili da fotografare. No, non nel senso di mascheramenti, vita ritirata e senso del mistero ma nel senso che gli Young Galaxy, in questi dieci anni, si sono manifestati in un continuo divenire. Un viaggio dal Canada di Social Broken Scene e Stars a quell’altro Canada: quello sconfinato che produce il miglior pop sintetico di oggi, da Grimes a Caribou e poi fino agli Austra. Il cambiamento va misurato sia nel progressivo allontanamento dai canoni dream pop / synth rock dei primi passi che nella centralità via via assunta dalla voce di Catherine McCandless.

I primi lavori erano all’insegna di un’alternanza del registro vocale femminile e di quello maschile, poi è arrivata la decisione saggia di dare, appunto, una maggiore coesione identitaria ad un progetto altrimenti già troppo mutevole. In realtà, già dal precedente Ultramarine la voce di Catherine era protagonista, ma quasi su un piedistallo, in una posa statica, da vetrina. In Falsework, invece, le parti vocali scendono giù al piano di sotto, si confrontano con i battiti, con l’elettronica ormai dominante, vi si amalgamano e ne escono rafforzate. Va ammesso che il singolo “Body” è un miglio avanti al resto: un mantra irregolare che tra i suoi cento ingredienti può vantare anche un cucchiaino di no wave. Una canzone che non dimostra affatto il suo corposo minutaggio ma che semmai ha la pecca di far sfigurare, per contrasto, qualche traccia dimenticabile.

Per usare un linguaggio antico, il “lato A” stravince sul “lato B”. Questo è un disco dalla spiccata componente ritmica ma non è privo di brillanti intuizioni melodiche disposte, come si diceva, nelle posizioni d’apertura. “The Night Wants Us To Be Free” e “Factory Flaws” sono un esempio della buona scrittura a cui gli Young Galaxy ci hanno sempre abituati, nel contempo espressioni del loro suono di oggi. Il formato più efficacie sembra quello che supera la canzone in senso stretto, quello meno organico e che ha addosso pochissimi tratti della rock band che per certi versi furono. Ecco, se decidono di fermarsi da qualche parte, che lo facciano in questi dintorni perché va bene.