Lubomyr Melnyk – Rivers and Streams

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Tutto è rilevante. Ogni accadimento terreno non termina la propria incidenza nell’attimo dell’evento. Rimane sempre, in sottofondo, l’effetto. Il riverbero delle conseguenze, se così si può dire. La legatura perpetua: la dissonanza e l’armonia come circostanze casuali. Oggi, per esempio, un’elegante triade minore (una calda piuma, in realtà) mi ha citato Carver, il quale, dal basso della sua penna, continua a rigettarmi, buio di placide disperazioni, il suo vocabolario ebbro. In dono ne ricevo sprazzi di luce intensa sulle stillanti note ucraine.

Adoro i torrenti e la musica che fanno.

E i ruscelli, nelle radure e nei prati, prima

che diventino torrenti.

Forse li adoro soprattutto

per la loro segretezza.

Mi piace amare i fiumi.

(Dove l’acqua con altra acqua si confonde; R. Carver)

Raymond Carver ha saputo raccontare l’acqua, ma non è mai stato acqua; si è finto tale, pur essendo roccia. Ginsberg è stato torrenziale, quindi violento. Auden è stato fiume, forse l’unico in grado di perdersi per i prati della propria poesia, o meglio, l’unico che adesso mi viene in mente. I suoi versi acquosi. Ci sono pesci e quei pesci sono accenti, ci sono argini e quegli argini sono inchiostro:

He was my North, my South, my East and West,

My working week and my Sunday rest,

My noon, my midnight, my talk, my song;

I thought that love would last for ever: I was wrong.

(Funeral Blues; W. H. Auden)

Lubomyr Melnyk, pianista, forse filosofo, sicuramente poeta, riesce allo stesso tempo a suonare come Carver ed Auden – sarà che si è immolato alla metafisica del pianoforte? – nel suo vagabondare tra la dinamicità del secondo e l’inconsapevole riflessività del primo. Compositore, ingaggiato in tempi recenti, con l’uscita discografica di Corollaries, dalla Erased Tapes – che tanto per intenderci vanta tra i propri artisti Nils Frahm e Ólafur ArnaldsMelnyk è citato soprattutto per la sua trascendentale tecnica pianistica, oggi chiamata Continuous music, da lui così descritta, in termini fisico-emotivi:

It’s like turning your body into a jet or flying like a bird. Your flesh alters substance continuously and your mind is in hyper-speed as the world whirls around you like a hurricane with the piano as its vortex, yet you remain perfectly still. All motion becomes non-motion. Space and time all become one solid entity and the mind plays like rain on the surface of the road. I don’t think people can comprehend what it’s like.

Rivers and Streams è continuous. Dispersivo, avvolgente, caotico, stratificato. Ogni suono si rincorre tra arpeggi in crescendo che determinano variazioni tonali; il sustain gioca nello strutturare diversi piani melodici; i tasti del pianoforte s’inchinano lievi e docili alle mani del pittore sonoro. Un elogio all’eleganza dell’acqua e alla sua discreta prepotenza. E così come avevamo iniziato, chiudiamo:

Mi piace amare i fiumi.

Amarli a monte fino

alla sorgente.

Amare tutto quello che mi fa crescere.

(Dove l’acqua con altra acqua si confonde; R. Carver)