An Evening With Greg Dulli / Unplugged in Monti – Church Sessions @ Chiesa Evangelica Metodista [Roma, 22 febbraio 2016]

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Attitudine e visual:
Quando la sacralità di un luogo si trasforma in atmosfera magica e intima, nascono serate intense come quella dello scorso 22 Febbraio, inserita all’interno della seconda stagione delle Church Sessions promosse dai ragazzi di Unplugged in Monti. Nella cornice suggestiva della Chiesa Evangelica Metodista, un pulpito ideale s’improvvisa palcoscenico fra candele e luci soffuse. Qui, il sacro si spoglia dei suoi significati, si sveste dei suoi simboli per dare spazio alla musica. Ad officiare questa liturgia sonora c’è Greg Dulli accompagnato da una band, in formazione ridotta, che vede anche la presenza di Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo. Sono proprio loro due ad aprire le danze, immergendo i presenti all’interno di un set di grande impatto, alternando le anime acustiche di una chitarra, di un piano e di un violino agli spiriti inquieti e distorti generati dai giochi di pedali. In un gioco di sguardi e sorrisi, di parole e di suoni, si ripercorrono anche alcuni momenti salienti della discografia degli Afterhours “scarnificata” per l’occasione in soluzioni melodiche per soli due membri pur conservando ed emanando una forza espressiva non da poco. È poi la volta di Mr. Greg Dulli e della sua voce che, ruvida, graffiante e potente, scalfisce ogni nota, ogni istante, quasi a voler penetrare nel profondo l’animo dei presenti, mentre l’empatia col resto della band è unica e totale. Dulli ha il carisma di chi padroneggia il palcoscenico da anni; ha la capacità di creare dal vivo momenti di densità emotiva sempre cangiante all’interno di un flusso sonoro che si muove di pari passo, con le sue corde vocali, con gli strumenti e con lo spirito di chi lo guarda, tra cariche di adrenalina ritmica e lievi e più dolci, a tratti grevi, paesaggi compositivi.

Audio:

I suoni e le voci colpiscono, dritti allo stomaco, e al cuore, pieni e penetranti, amplificati in potenza (e suggestione) dalla struttura stessa del luogo.

Setlist:
Tra onde di musica classica e una cover di Liliac Wine, Agnelli e D’Erasmo regalano Ballata per la mia piccola iena, Male di Miele, Bye Bye Bombay, Non è per sempre, Pelle e Quello che non c’è. Dulli apre con i turbini sonori di If I Where Going, tratta da Gentlemen degli Afghan Whigs, per poi sprofondare nell’immateriale armonia di The Body, questa volta senza Mark Lanegan ma accompagnato dalla voce di Dave Rosser, compagno di band nei The Twilight Singers.  Proprio dal repertorio dei The Twilighr Singers Dulli pesca numerosi brani come: Underneath The Waves, Bonnie Brae, Papillon, Martin Eden, Black Is the Color of My True Love’s Hair, The Lure Would Prove Too Much, She was Stolen, Number Nine. Si ritorna poi ai The Afghan Whigs con la delicata malinconia di Step Into The Light e con Can Rova e It Kills, dall’ultimo Do To The Beast. Non mancano inoltre cover insolite come quella di Hyperballad di Björk e nuovi brani come Demon in Profile. Il bis infine regala perle come Candy Cane Crawl e La vedova bianca (My Time Has Come) cantata un po’ in italiano e un po’ i inglese assieme ad Agnelli, mentre il pubblico batte le mani a tempo. Greg Dulli decide infine di concedere un altro brano, la cover di Modern Love di David Bowie, solo sul palco con la sua voce e la chitarra acustica.

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Momento migliore:
Per chi scrive If I Where Going e Candy Cane Crawl, ma l’intero live ha avuto numerosi picchi emozionali e di rara bellezza, complice anche il fascino del luogo.

Pubblico:
Un concerto sold out da mesi, in una location unica che ha visto il pubblico, quasi ipnotizzato, seduto tra i banchi della Chiesa Evangelica Metodista assistere a un rito fatto di suoni e umori, con un Greg Dulli sempre pronto a interagire simpaticamente con i presenti, come quando sorridendo dice: “Che bello essere qui in questo luogo magico. Gesù è nella lista degli invitati, è l’ospite d’onore”.

Conclusioni:
Greg Dulli dal vivo incarna l’anima nera e sanguinante dei brani che interpreta, trasfigurando tutte le sensazioni possibili, dalla gioia alla perdita, dal tormento all’illusione, all’interno di una cerimonia laica fatta di emozioni vivide. E se da qualche parte esiste davvero un Dio, forse questa volta si è palesato nel misticismo intimo e profondo che la musica di Dulli, del “Gentleman” per eccellenza, è riuscita a celebrare sul palco.

 

Foto di Eliana Giaccheri © su gentile concessione dei ragazzi di Unplugged in Monti