Black Mountain + The Backhomes @ Locomotiv Club [Bologna, 5 Aprile 2016]

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Attitudine e visual

Attitudine tipicamente psichedelica, fin da subito si percepisce un salto indietro nel tempo con commistioni più contemporanee. Anche se ormai è diventato un classico vedere iPad e altri strumenti digitali insieme a tastiere vintage: modelli replica delle vecchie Roland. Colpiscono le proiezioni dei The Backhomes che fanno di onde arcobaleno, spirali caleidoscopiche e vortici rosa i loro cavalli di battaglia. Il duo d’apertura risulta essere un po’ legato alla postazione sul palco: comprensibile visto che sono letteralmente bloccati dalla strumentazione degli headliner e anche il fatto che la cantante sia una polistrumentista, continuamente in bilico fra chitarra, armonica e synth, non aiuta la libertà di movimento. Anche i Black Mountain paiono, nonostante parte del palco sgomberata, abbastanza legati e statici. Prestazione musicale ineccepibile che va decisamente a colmare un certo distacco verso il pubblico – soprattutto da parte di Amber Webber (voce), che al di fuori del canto e dei ripetuti ringraziamenti ha regalato decisi segni di vita solo nel sorseggiare un infinito e annacquato spritz al Campari.

Audio

L’assetto sonoro del Locomotiv è sempre una garanzia, se si rispettano le classiche regole base di un indoor: stare in prima fila è sempre un piacere per l’occhio ma un compromesso per l’orecchio. Ma visto che ormai non ho più 18 anni, durante i quali il raggiungimento della transenna era un imperativo, mi accontento benissimo di starmene comodo al centro pista, captando perfettamente tutte le frequenze ben bilanciate. Ogni tanto la voce del cantante dei The Backhomes stride ma per una scelta personale della band. A dire il vero spesso risultava essere un po’ troppo acuta ma, anche in quel caso, la scelta avviene a monte.

Setlist

I The Backhomes fanno questa musica neo-psichedelica con un deciso uso delle tastiere e dei synth anche virate verso sonorità più contemporanee. Una sorta di synth-pop solare e psichedelico, dove i loop pre-registrati si amalgamano agli effetti in delay e in ripetizione del sintetizzatore. La cantante procede con arpeggi acustici mentre l’altro chitarrista/cantante si muove verso atmosfere tipicamente pinkfloydiane. I sapori sono quelli desertici e solari, da arsura e miraggi. I Black Mountain partono invece alla grande con i primi due brani dall’ultimo IV dove Amber sfoggia tutto il suo spettro vocale. Per la prima metà della setlist i nostri canadesi riescono a far saltare perfino il pubblico, con la messa a segno della doppietta Stormy High/Tyrants. Quello che si percepisce dopo i primi brani è che la figura centrale di Amber sia ancora troppo poco sfruttata; infatti il suo ruolo, alla luce dell’ultimo lavoro, è diventato più centrale rispetto al passato. Il risultato è, come detto sopra, ancora da sistemare, ma la nostra si riscatta non appena giunge il momento di tirar fuori la voce.

Momento Migliore:

Sicuramente i primi 3-4 pezzi dove si è percepito fin da subito la potenza e la messa in mostra dei potenziali della band. Il loro modo di giocare coi Led Zeppelin, Black Sabbath sono la chiave per la facile comprensione dei loro brani, perfettamente conditi di gusto moderno e retrò. Ottimo anche il bis conclusosi con il tripudio sonoro targato Space to Bakersfield.

Pubblico

Il pienone era preventivato, forse non in questa misura. Per la prima volta clienti e attendenti abituali hanno parcheggiato in zone lontane ed impreviste. Inaspettato anche un range d’età posizionato fra i 30 e i 45 anni. I Black Mountain sono fondamentalmente un gruppo abbastanza giovane eppure questa sembra la prova che questo tipo di sonorità non ha ancora attecchito sui giovinastri. Si potevano contare tantissimi rockettari e (sorpresa) non così tanti metallari come ci si aspettava. Magari, invecchiando, si son tutti tagliati il codino.

Locura

l’estrema morigeratezza dimostrata, sia dal pubblico che della band, ha fatto sì che qualsiasi momento potenzialmente frizzante potesse disciogliersi. Se proprio dovessi individuare qualcosa di frizzante oltre il limite del contesto, al di là del vodka-lemon che avevo in mano, mi rivolgerei verso le forme spumeggianti delle bariste.

Conclusione

Diversi gli anni trascorsi nell’attesa di gustarci uno show dei Black Mountain, con la speranza di assistere al concerto di una band estremamente professionale, attenta ai suoni e alla loro resa dal vivo. È stato esattamente così: un concerto assolutamente senza punti negativi, ma che avrebbe beneficiato sicuramente di un maggior livello d’intrattenimento, di chimica fra band e pubblico.