Ryley Walker – Golden Sings That Have Been Sung

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Lungo una sei corde spiritualmente toccata dai veri mastri del folk-blues, Ryley Walker, menestrello di giovane età e raffinata ispirazione, traccia otto brani dal profondo odor di Chicago. C’è un uomo in particolare che spicca tra i molti che hanno fatto la storia musicale di questa città tanto sonora: Jim O’Rourke, l’uomo di spalle. Membro dei Gastr del Sol, produttore dei Wilco, di Joanna Newsom, dei Sonic Youth e di molti altri ancora, nonché autore del recente classico folk-rock Simple Songs, O’Rourke si nasconde dietro innumerevoli progetti musicali, per ispirazione o per collaborazione: è esattamente questa sua presenza costante ma velata, ai più sconosciuta, a renderlo l’uomo di spalle, come nella copertina del suo ultimo disco. E anche parlando di Ryley Walker ecco che il produttore di Chicago lascia le sue tracce. The Halfwit in Me, prima traccia del disco (anche per qualità, non solo numerazione) sembra proprio rievocare la musicalità di questo maestro d’avanguardia, riassumendone il percorso artistico dai primi anni novanta a oggi.

Questa è probabilmente l’influenza maggiore a gettare Ryley nel decennio più bistrattato della musica rock; influenza tanto imponente da distrarlo dai suoi maestri Van Morrison, Tim Buckley e Nick Drake. Quest’ultimi, comunque, pur ritenendo di non prendere parte a questa festa musicale intitolata Golden Sings That Have Been Sung, in realtà, sedendo nel loro angolino a zampa d’elefante, partecipano alla creazione di un ambiente culturale, o perlomeno sonoro.

Dopo aver omaggiato implicitamente Drake e Buckley, e esplicitamente il noto nordirlandese – ricalcando sulla sua persona la copertina di Astral Weeks per Primrose Green – è il turno anche dell’autore del fondamentale Fare Forward Voyagers. John Fahey e il suo inconfondibile american primitivism, rimangono, infatti, costantemente in sottofondo. Le capacità acustiche del cantautore che qui andiamo recensendo, incendiate in un ispirato fingerpicking di matrice spirituale (termine appropriato anche in riferimento alle influenze indiane di Fahey), impreziosiscono questo Golden Sings That Have Been Sung, rendendolo a suo modo un prodotto punk nella scena folk. Diciamo punk perché da un lato vogliamo ricordare i primi passi mossi da Ryley nella scena alternativa di Chicago; e poi perché vogliamo sottolineare una dimensione di scarto tra questa e le precedenti produzioni dell’artista dell’Illinois, ma anche la distanza di questo da tutta la scena folk schematica e reiterativa che qui viene lasciata, anch’essa, alle spalle, dal lato opposto del nostro O’Rourke.