Blues Pills – Lady In Gold

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In risposta alla pletora di musi lunghi che hanno accompagnato l’uscita del secondo capitolo dei Blues Pills possiamo dire che si, qualcosa è cambiato. Un cambio di registro che va ricercato nella genesi di un’opera dalla gestazione lunga due anni. Infatti, rispetto al folgorante esordio omonimo del 2014, questa volta la band ha dovuto fare i conti con un successo forse inaspettato, dedicandosi alla scrittura nei ritagli di tempo di un tour massacrante – il che è molto diverso dall’entrare in studio con le canzoni belle pronte.

Minor urgenza e un’asticella temporale che si sposta dall’Hard-Blues dei Seventies, assecondando fortemente l’infatuazione della frontman Elin Larsson per Aretha Franklin, la Motown ed il sixties Psych Rock. Certo, detta così spaventa, ed anche la band svedese ha recentemente manifestato qualche timore sulla possibile accoglienza da parte del proprio pubblico – che effettivamente ha già espresso pareri contrastanti. Quello che possiamo dire con certezza è che il cambiamento non ha comportato perdita di qualità.

Immaginate dunque uno studio interamente analogico, dove gli echi della Motown incontrano Norman Whitfield, i Blue Cheer e i The Masters Apprentices (Storica band australiana). Pensate a Don Alsterberg alla produzione come per l’esordio, e ad un comparto testi farcito da esperienze di vita reale. Sarete molto vicini ad un risultato finale che non fa gridare al miracolo ma che porta in dote tante informazioni utili per comprendere meglio il percorso della band di Örebro, che dal nostro punto di vista non è necessariamente un male.

Data
Album
Blues Pills - Lady In Gold
Voto
4