Cat Power @ Teatro Verdi, Cesena 06-09-2016

Cat Power
Attitudine e visual

Sale sul palco da sola, e da sola resterà per tutta la durata di un concerto che non prende mai nessuna direzione e resta lì, in quel poco spazio tra la chitarra e il piano sui quali la gatta si appoggia, con movenze incerte, trascinata dai suoi umori: senza preoccuparsi troppo di quello che si aspetta il pubblico Cat Power disattende, forse, le aspettative di alcuni e non si lascia afferrare.

Audio

Cosa sta facendo? Sta facendo delle cover, sta facendo le sue canzoni, ma non importa: la sensazione è quella di un’unica lunghissima canzone, un lamento, una prova-concerto in una cameretta, un tentativo, tra luci soffuse, una voce che non può spingersi oltre quello che le è concesso ma che non si rompe mai: frequenze che hanno il sapore di una litania obliqua, fragile, tanto umana.

Pubblico

Il pubblico guarda in religioso silenzio, ma anche si distrae e mosso dal pudore abbandona la sala affondando sui divanetti: è un pubblico che quasi scompare – perché in fondo su quel palco non c’è un’artista che sta “suonando il suo ultimo disco”, ma cosa sta suonando? – e così ognuno è libero di viversi quello che sta succedendo in base alle categorie di giudizio solite: un concerto può essere bello, un concerto può essere brutto, sì. Ma se questo non fosse davvero un concerto nel senso in cui lo intendiamo? Se fossimo capitati qui per caso?

Locura

Come appesi a un filo, disorientati dai suoi scatti nervosi, dalla totale assenza di una forma precisa, insofferenti o ammaliati, siamo stati forse noi quelli a sentirci davvero a disagio, nel bene e nel male.

Momento migliore

Nei grandi “classici” della gatta i fans, quelli che volevano ascoltare le canzoni che conoscono, hanno infine trovato la loro dose di appagamento quotidiano. Ma…se non avessimo cercato le canzoni, se non avessimo cercato la “performance”, che cosa sarebbe rimasto? Sarebbero rimasti gli ultimi venti minuti, tutti suonati al pianoforte, Cat che muove la testa in qua e in là. Che canzone era?

Conclusioni

Anche vivere nello spazio di una mancata corrispondenza, di ciò che non “quadra” ha, a volte, un senso. E a volte fare quel che si può, si deve. Magari è una forma di coraggio, vissuto in completa solitudine.