Allah-Las – Calico Review

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La band Losangelina definisce il proprio suono come qualcosa che arriva dal subconscio. Non costruito, né cercato, ma summa di un percorso intimo che lavora nostalgicamente nelle menti di ognuno dei componenti del gruppo, per poi ricongiungersi su disco. Coerentemente, il terzo episodio della saga Allah-Las s’intitola Calico Review, mutuando il modello tonale mediante il quale una varietà di colori si trasforma lentamente in un singolo tono. Il messaggio è chiarissimo. Eppure, al netto dell’affascinante modus operandi, risulta ben visibile il filo conduttore alla base del progetto: la Psichedelia dei ’60. Del resto siamo a Los Angeles – alle cui vie i nostri dedicano persino un brano: “200 South La Brea“.

Un subconscio che lavora per accumulo, probabilmente pescando dall’esperienza all’interno del famoso negozio di dischi americano Amoeba – in cui buona parte del gruppo ha lavorato. Il nuovo album segue le orme del precedente Worship the Sun, diluendo ulteriormente l’afflato Garage-Punk à la Nuggets – che fece la fortuna dell’esordio –, in favore di una costruzione più dolce, alla ricerca di un compromesso fra Northern Soul e Sixties Psichedelia. Una mutazione che pur rimanendo nell’ambito di genere, soffre col passare degli ascolti la mancanza quella sintesi sognante degli esordi.

Si dilatano gli Allah-Las, talvolta a dismisura (“Mausoleum“), seguendo percorsi quanto mai prestabiliti – ma non diteglielo mai, ricordate il subconscio? Ndr – di crescita artistica. Certo, lungi da noi parlare di Neo-Psichedelia (Tame Impala, Midlake e pochi altri sugli scudi), qui la devozione è esibita fin da subito in maniera chiara, ma viene anche da chiedersi cosa rimanga di quella band che ci emozionava così tanto, riuscendo nell’intento sistematico di riportarci alla mente quei tramonti vissuti sul bagnasciuga.

Data:
Album:
Allah-Las - Calico Review
Voto:
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