MoRkObOt – GoRgO

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Nel vortice, a fondersi e rimescolarsi. La furia caotica del punk immersa in acque nemiche, fra metal, sludge e matematica. La furia caotica del punk dominata dal suo esatto opposto, la tecnica. Nel vortice, nel “GoRgO”, come recita il titolo di questo abisso in sette tracce ad opera dei MoRkObOt, band lodigiana attiva da più di dieci anni e con diversi album alle spalle. Giulio “Ragno” Favero, già in cabina di regia per “Cella Zero” de I Giardini di Chernobyl (ci è piaciuto), torna ad occuparsi di un altro trio degli orrori, composto da due bassisti e un batterista. Ma stavolta siamo in zona Don Caballero versus Zu. E sono dolori, e sono furori.

Lin, Lan e Lon, questi gli pseudonimi dei tre caballeros, intessono una fitta rete di incastri ritmici, che passa al setaccio, con dovizia postmoderna, i sottoinsiemi più oscuri, la progenie più sotterranea e reietta del rock (quello che una volta si suonava in 4/4) . Ma se il caro vecchio rock rappresenta la tradizione, e il punk la sua anima pulsionale e fuori controllo, qui siamo altrove, come ci insegnano i maestri citati appena sopra. Siamo infatti nel gorgo, ma verso la furia razionalizzata. Menzione di merito per i titoli delle sette sorelle: “KOGROMOT”, “KOLOGORA”, “GOROKTA”, “OGROG”, “KROMOT”, “KROGOR” e poi, dulcis in fundo, “GOROG”. Nel vortice, a fondersi e rimescolarsi, come si diceva all’inizio. Nel gorgo e nei suoi anagrammi. Ma non conta il senso, che non c’è (forse), conta solo il suono (e quello c’è eccome). Gruppi di lettere come patterns da ripetere, da ri-assemblare, per ri-creare qualcosa di (non) nuovo, e la musica idem: omogenea, ma non esente da variazioni, in costante progressione, o meglio, ricollocazione. Giochiamo a pari e dispari, anzi no, facciamo che prendi una parola e con l’ultima sillaba ne formi un’altra, e poi un’altra ancora, e ancora. Ecco, malgrado “GoRgO” sia un disco dalle sonorità ferrose e plumbee, riesce comunque a risultare giocoso. E quando il gioco si fa duro, i MoRkObOt sparecchiano il tavolo dello Scarabeo per fare posto a una tovaglia ricamata con gli spartiti aspri del math-rock. Certe parole assumono un altro significato, se sposti l’accento.

La conclusiva “GOROG” si aggiudica il primo premio, se non altro perché le ritmiche si dilatano e i bassi afferrano quegli attimi di respiro negati in precedenza, siglando ad ogni modo l’episodio più dark dell’intera raccolta, maiuscola per carità, ma forse non imprescindibile. E di certo questo gioco può respingere gli ascoltatori meno avvezzi al genere (genere?), e può far paura, come un babau sbucato da chissà dove, seduto in poltrona nell’angolo più buio della vostra casa, che annuisce lentamente. Ma tutti gli altri, e ci rivolgiamo agli amanti della musica strumentale più cazZUta, sapranno da che parte stare. Dalla parte dei MoRkObOt, ovviamente.

Data:
Album:
MoRkObOt - GoRgO
Voto:
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