Collettivo Ginsberg : live@’Na Cosetta (RM) 2/12/16

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Può capitare che una sera si voli alto, almeno rispetto al solito. Cibo vegetariano, birre artigianali, pubblico dall’aria intellettuale. Un’altra Roma, nel cuore del Pigneto. Precisamente, presso il locale ‘Na Cosetta, dove lo scorso venerdì abbiamo avuto modo di goderci un concerto del Collettivo Ginsberg, creatura poetica e musicale di Forlì, attiva già da un po’, che di recente ha pubblicato “Tropico”, l’ultimo e caleidoscopico album, forse il più ambizioso della carriera. E così, in un’atmosfera decisamente rilassata, ma non per questo sobria, ci siamo lasciati andare al piacere dell’ascolto. Nota dopo nota. Complice un ambiente intimo, raccolto, e tutt’altro che soporifero. In mezzo al viavai di bicchieri e di portate, la loro musica e il nostro silenzio. Uno scambio equo. Vitale? Può darsi. Rispettoso? Può darsi. Non è questo il punto. Il punto è che in un venerdì sera qualunque, tu guarda, puoi sempre scoprire qualcosa.

In questi anni il Collettivo Ginsberg ha operato diversi cambi di musicisti. Eppure al nostro orecchio è sembrato che l’attuale formazione fosse in piedi da sempre. Commovente il colpo d’occhio sull’arsenale, prima che iniziasse la performance. Neanche un marchio Apple. Amore, devozione per l’analogico. Cura per l’estetica, a partire dagli strumenti, com’è giusto che sia. Il contrabbasso, il piano elettrico, la chitarra baritona, le spazzole. L’ensemble pronto per l’esecuzione. Per lo sposalizio fra musica e parole. Damigella d’onore, la Poesia. Già perché Ginsberg è proprio quel Ginsberg lì, il poeta della Beat Generation (a proposito di memorie storiche fra Roma e dintorni, è memorabile la sua partecipazione al Festival dei Poeti di Castel Porziano nel 1979). E il termine “Collettivo” non può che rimandarci altrove, indietro nel tempo, in un’epoca spesso mitizzata in cui l’arte era condivisione, era laboratorio. Fabbrica non di tubi, ma di idee. Uomini al lavoro.

L’importanza delle dinamiche, della bacchetta che dolcemente soffia, e ora invece scarica la furia in un colpo secco, preciso, di polso, che spezza la battuta e innesca la pausa. Tutti fermi, per un attimo che sfiora l’eterno (e l’eterno si può sfiorare solo in un attimo, nell’illusione). Il passo successivo. Un nuovo dialogo fra strumenti. Le vene si scaldano. Ci si parla sopra ma nessuno copre l’altro (con la musica, con Lei succede). Le scale si incrociano, prendendo strade diverse, fioriture fuori mappa. Quando giochi col jazz, col prog d’avanguardia degli Area, gli strati sonori non si accalcano; si danza su traiettorie d’arabesco. La casa crolla, resta l’edera che aveva indosso. La musica che credevi morta sussulta, sbotta dalla tomba. E il passato torna presente.

Il mi cantino si spezza, ma le corde restanti basteranno per il riff decisivo, e non solo, circuendo l’ascoltatore con l’inganno di uno standard rock, per attirarlo dove il virtuosismo macina polpastrelli. E visioni, forse ricordi, ma di una vita che in genere teniamo alla larga. Una voce dal profondo, che affonda e sprofonda nel registro basso e nel ventre della letteratura, e che quando sale annienta, con appena un urlo, ma buono per schiodare i quadri dalle pareti. Tutto questo, e altro ancora da descrivere, abbiamo incontrato a tu per tu col Collettivo Ginsberg, insieme a qualche onda tropicale. E poi respiro, gioia, colore. Nelle divagazioni, negli incisi, nei riff unisoni di chitarra, contrabbasso e tastiere. In tutto ciò abbiamo ri-scoperto qualcosa, forse il bello dell’arte per l’arte. Così, in un venerdì qualunque.

Info:

Qui la nostra recensione di Tropicohttps://goo.gl/tTMf6w
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Sito: http://www.collettivoginsberg.com/
Bandcamp: https://collettivoginsberg.bandcamp.com/