I Giardini di Chernobyl + Psicosi di Massa + Forgotten Dust @Defrag, Roma – 27 gennaio 2017

Defrag

Non di solo Indie Pop vive l’uomo, anche se a guardare la scena musicale italiana sembra che oggi ci sia una netta predominanza del genere. Noi di Rocklab amiamo scrutare l’underground italico sotto diversi punti di vista, indagare le diverse sfaccettature del suono, puntando anche a una più ampia visione sonora: lambendo spesso territori anche più “estremi”. Con questo animo, da tempesta e assalto, ci siamo avvicinati alla serata del 27 gennaio che ha visto avvicendarsi sul palco del Defrag di Roma: Forgotten Dust, Psicosi di Massa e I Giardini di Chernobyl.

La grinta dai graffi Metal dei Forgotten Dust apre le danze, trasportando i presenti all’interno di un cupo vortice di riff granitici, di melodie dure e d’impatto. Una voce tagliente e ruvida esplora con rabbia i suoni, mentre la sezione ritmica brucia il palco con furia martellante. L’atmosfera che la band riesce a creare è impetuosa, carica di messaggi contenuti nei testi, e tenebrosamente devastante.

La scena poi si tinge di un’oscurità diversa, non per questo meno penetrante, ammantata da una coltre nera che sa di post punk e new wave, ma anche di estemporanee e inaspettate incursioni jazzy – come accade al passaggio di “Decadenza”. È la volta degli Psicosi di Massa. Il loro baricentro sonoro strizza l’occhio a visioni che alternano anime Eighties (Killing Joke), a stanze Nineties che sembrano grondare di sudore e rivalsa; il tutto condito da un atteggiamento punk e da una primordiale indole sonica che conserva il sapore polveroso del palco e il sano piacere di suonare. Il mix di suoni è potente, granitico e intenso. Andrea Audino puntella la scena con carisma e imprevedibilità. Ogni sua mossa, carica di istinto, danza con la sua voce sghemba e spesso declamatoria, mentre tutto si fonde con i preziosi e densi giri di basso di Renato Micelli, i synth cupi e corvini di Andrea Fiaschetti, i riff eleganti e al contempo rocciosi di Aldo Vallarelli e il drumming di Pierpaolo Audino, carico di energia veloce e perfezione esplosiva.

A chiudere la serata arrivano I Giardini di Chernobyl (Emanuele Caporaletti, voce e chitarra, Stefano Cascella al basso e Simone Raggetti alla batteria), band nota alle pagine di Rocklab con all’attivo il disco “Cella Zero” e l’Ep “Magnetica”. I ragazzi salgono sul palco completamente vestiti di bianco quasi a richiamare le “gesta” in chiave sonora dei Drughi di Arancia Meccanica, restituendo un live che pizzica le orecchie con violenza ritmica. I brani degli album dal vivo acquisiscono maggiore forza e incisività. La potenza dell’esecuzione, più intensa che su disco, erige un muro sonoro che non lascia indifferenti, mentre nebbie shoegaze si mescolano a leggere brezze grunge e a tempeste nu-metal.

Una serata in definitiva fatta di gesti, musica pura e condivisione, una serata “ribelle” e “sotterranea”.