Martingala – Realismo Magico Mediterraneo

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Sostantivo femminile, singolare. Una sola parola: Martingala. Che vuol dire varie cose. Può essere una cinta incompleta (da ornamento, dietro giacche o cappotti). Può essere un’imbracatura per tenere a bada i cavalli. Può essere, addirittura, un certo tipo di scommessa, in gergo da ippodromo. Può essere un sistema per giochi d’azzardo. Ma anche un procedimento matematico, di teoria della probabilità. In questo caso, però, Martingala è il nome di una band romana, Qui al suo debutto sulla lunga distanza, ovvero “Realismo Magico Mediterraneo”. Non c’è che dire, un titolo evocativo. Per un album “do it yourself”: arrangiamenti, registrazione, missaggio. Tutta opera della band. Tutta opera di Davide Rinaldi (polistrumentista, nonché voce e penna), Alessandro Casponi (basso) ed Emanuele Zucchini (batteria). Quindi adesso, dopo i preamboli, gettiamo uno sguardo su quest’opera eclettica, che spinge l’ascoltatore ad approcciarsi con rinnovato vigore estetico alla realtà. Contro la sua bassa intensità.

Abbiamo parlato di eclettismo. Ed eclettismo sia. Stilistico e musicale, innanzitutto. E grande gusto per la melodia. Cosa non sempre presa in considerazione nelle produzioni indipendenti. “Realismo Magico Mediterraneo” è anche un disco dalla spiccata bellezza timbrica, malgrado le ristrettezze produttive. Ottime le voci, gli organi, le tastiere. Le chitarre, specie quelle più scure, più calde, più blues.  Ma è un disco, e ci fa piacere sottolinearlo, che insegue la sperimentazione senza tralasciare il bisogno (verrebbe quasi da dire “il dovere”) di comporre belle canzoni. Un disco, questo, che sembra venire da lontano. Dagli anni del miglior Battisti-Mogol (“Anima Latina”). O da quelli dei primissimi Baustelle, quelli innamorati degli Stereolab. E il fluido rosa scorre intermittente, fra una traccia e l’altra, a patto che provenga dal tubetto personale di Syd Barrett (vedi/senti la cover di “Astronomy Domine”, dal capolavoro “The Piper At The Gates Of Dawn” dei Pink Floyd, 1967).

Fiammeggiano i sessanta e i settanta (le decadi), durante le undici tracce. Fra gite a Canterbury e incursioni grintose nel rifforama rock/blues dei padri (d’ora in poi, già da ieri,  degli orfani). Il pop quindi, la morbidezza (una macchina morbida, certo) e la grinta. Il beat e il prog italofono (come se i The Winstons ingaggiassero anch’essi un proprio Mogol). Con qualche piacevole episodio in lingua inglese (eh sì che risuonano, qui e là, gli aretini Sycamore Age). A tratti uno “Wow” dei Verdena con la bocca più stretta, e molta meno violenza (più prudenza?) nel missaggio finale. Niente bassi che gracchiano, qui, come corvacci della psiche. “La prima volta che ascoltavo la musica” è il brano brit-pop che oggi in Italia ci si sogna. “Ricordo ancora i tuoi occhi”  non avrebbe sfigurato nel repertorio minore di Piero Umiliani, restando in tema di sperimentatori italiani.

“Vento” è una ballad affine alle corde interpretative di Niccolò Contessa, ma possiede la grazia e la libertà che il talento romano finora, fin qui, ha soltanto sfiorato. E un arrangiamento lieve, ispirato, misuratissimo. Per chiudere, “Realismo Magico Mediterraneo” è un disco dolce, con alcuni sussulti sperimentali, ma che sa fermarsi prima della vertigine. A un passo dal delirio, a un passo dalla grande notte del prog made in italy (prego chiedere, fra i tanti, ai Pholas Dactylus). Canzoni mai banali. Arredate con quel tocco di vintage che può fare la differenza fra una galleria d’arte e un internet point. Promossi a pieni voti. Anche perché non ambiscono a salire in cattedra, ma nell’iperuranio del pop. Lì dove stanno, abbandonate, le idee più antiche, più amiche, come angeli accatastati.

Data:
Album:
Martingala - Realismo Magico Mediterraneo
Voto:
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