Edda – Graziosa Utopia

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Questo di Edda è un disco strano. Chi si aspetta l’ennesimo episodio di incazzatura liberatoria in un crescendo di disperazione resterà deluso. Graziosa Utopia è un’altra cosa. Un atto forse più coraggioso, che rischia di non essere riconosciuto per quello che è: un passo ulteriore (che viene come deve venire, come quando camminiamo e non abbiamo bisogno di pensare troppo a mettere un piede davanti all’altro) nel mondo di un artista complesso, con una storia personale che da sola gli vale il titolo di sopravvissuto, e che prova adesso a camminare in maniera più aggraziata.

Dopo aver sdoganato un bestiario linguistico, senza fare concessioni, tra costellazioni familiari in deflagrazione, puttane e dannati – le 17 canzoni di Stavolta come mi ammazzerai? sono “quadretti” per stomaci forti – Edda abbandona alcuni cliché espressivi e ne cerca di nuovi. Come dichiara lui stesso: «dopo “Odio i vivi” e “Stavolta come mi ammazzerai?” ci voleva un po’ di ottimismo. Poi senza farlo apposta anche la decisione di fare un disco non rock, sembrava andare nella stessa direzione». Ve lo immaginate Edda ottimista e più leggero? Fa un po’ strano, è vero? Ma nelle pieghe di Graziosa Utopia c’è qualcosa di più, c’è forse quella musica che giace al fondo, al tempo in cui non avevamo nome, che è sempre stata il punto di partenza di Stefano Rampoldi. Da qui nasce, per esempio, quel livello della sua scrittura dove pronomi e vocativi maschili e femminili si confondono continuamente e quel gemito della coscienza che a volte è invocazione, a volte è ingiuria, a seconda dell’umore del momento.

Il nuovo disco di Edda è solo apparentemente più leggero dei precedenti: lo è sicuramente negli arrangiamenti e nelle melodie, lo è in parte nei testi – meno duri, più teneri e caldi. Non è la crudezza acustica di Semper Biot, non è la sperimentazione di Odio i vivi, con quella voce usata in maniera da trapanarti l’anima anche se non vuoi. Ma lo sfondo resta quello: per Edda la musica è e rimane un esorcismo. Quindi la domanda è: a che punto siamo della messa? Forse siamo in fila per l’Eucarestia, con le bestemmie segretamente ancora in gola. Alcune abitudini sono dure a morire. Ed essere nati resta un inconveniente. Far la pace con tutto questo è il lavoro di una vita.

“L’amore di ogni giorno diventa normale/è sempre una fatica/tu la guardi e lei ti fa male” [Spaziale]

Il brano di apertura di Graziosa Utopia è spiazzante, di una tenerezza che non ti aspetti, una canzone d’amore con tutti gli stilemi degli anni Settanta ma con la voce di chi si sta asciugando lacrime di sangue. A seguire tutte le altre 9 tracce, due delle quali più in vecchio stile – “Signora” e “Benedicimi” – che hanno anticipato l’uscita del disco.

I temi sono i soliti: l’amore, che a volte è ossessione e a volte è salvezza, il corpo, che a volte è godimento a volte è strazio e punizione, la liberazione, che chissà se la vogliamo davvero, la verità ma questa solo a tratti, perché la verità è pur sempre un’impietà. Prendiamo per esempio un brano molto rappresentativo di questo disco, “Zigulì“. Una canzone(tta), con un titolo che chi mai se lo sarebbe sognato, che parla di tradimento, e della paura di innamorarsi buttando là versi di questa durezza:

“Se per caso ti innamorerai/ma quella forza tanto non ce l’hai”

Edda è sempre Edda, anche quando fa le canzonette. La forza delle sue canzoni sta qui e questa potenza non scompare nemmeno in Graziosa Utopia, dove è l’amore a occupare tutto lo spazio:

“Un pensiero d’amore quando ci vuole ci vuole […] sono un pezzetto d’amore che sta facendo confusione […] a parte il fatto che ora so anche chi sono: una bestemmia d’amore” (Un pensiero d’amore)

Edda non è più “cattivo” e piange lacrime da santo? Da bestemmiatore a benedetto il passo è breve, in realtà. In ogni caso Stefano Rampoldi sa fin troppo bene che finché saremo esseri umani saremo sempre anche un po’ dei criminali e un po’ dei peccatori, con celata voluttà:

“Mi vergogno un altro giorno/io c’ho pena della condizione umana […] questi anni fino all’ultimo respiro/alla fine dell’amore mi leggevi topolino/è il bello della festa è la stella del mattino/è negli angeli caduti che non hanno più destino/questi anni” (Brunello)

Comunque sia niente Inferno, questa volta. Prevale più il desiderio di Paradiso, già espresso nel lontano 2010 in quella magnifica cover di “Suprema“, canzone del collega Moltheni. “Nascerà un nuovo mondo gentile e perfetto ma immune da tutto”, cantata nell’atto di piegarsi lentamente sulle ginocchia.

Le ultime tre tracce di Graziosa Utopia, Edda le canta in ginocchio. Arrivederci Roma, con Giovanni Truppi alla chitarra, è indubbiamente uno dei brani più centrati di questo nuovo disco: ritmo sostenuto, voce che oscilla magistralmente tra vari registri e che libera tutta la gamma dei sentimenti consegnati a un testo di per sé semplice:

“Ho la fortuna di non valere niente/arrivederci a roma/ti posso sputare […] arrivederci a roma/non posso sto male”

Liberazione e Il santo e il capriolo sono invece delle esplicite richieste, in forma di dubbio la prima: “Vuoi veramente la liberazione o stai cambiando nome […] vuoi veramente la mia soluzione oh santo nome”, e di desiderio (la seconda):

“Purché dicessi la verità/con te non piangeremo mai/purché dicessi la verità/con te non ci annoieremo mai/non ci arrenderemo mai/non ci ammaleremo mai/noi non dormiremo mai/non piangeremo mai”

Mai pretese universali o troppo simboliche, nonostante l’uso del plurale e l’insistenza sui nomi, sul nome, che attraversano sempre i testi. È una forma di sapienza interessante questa, nel panorama della musica italiana attuale: perché da quando l’autobiografia (di stampo generazionale) è diventata uno stile musicale riconosciuto, quindi una pseudogaranzia di serietà (per il musicista operaio come per il musicista figlio di papà) le canzoni lamentose si sono generate automaticamente con una velocità inimmaginabile e ci hanno rovinato la festa. Merito di Edda è di stare fuori da questi schemi, pur facendo dischi estremamente personali. Graziosa Utopia è un disco da premiare con più ascolti: un disco “giusto”, che non poteva essere diverso da così.

Data:
Album:
Edda - Graziosa Utopia
Voto:
51star1star1star1star1star