Arcade Fire – Everything Now

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Partiamo dalla data che gli Arcade Fire hanno svolto lo scorso 18 luglio a Firenze. In particolare, da quel bis nel quale hanno calato l’uno-due finale con “Power Out” e “Rebellion”. Alle Cascine sembravano aver tutti bisogno di aria fresca, di token da commutare in birre e di quell’epica lì, che sta tutta in canzoni come “Tunnels”. Il Butler “minore”, Will, non nuovo a questo genere d’iniziative, ha concluso “Rebellion” giù dal palco, macinando al galoppo mezzo prato dell’ippodromo del Visarno. Ecco, per essere subito chiari, con un disco come Everything Now non si va al galoppo.

Non con le tracce più riuscite, figuriamoci con le più deboli. Infatti, dal vivo, “Chemistry” trotterella mansueta e fa scendere la temperatura come neanche un idrante. Eppure su Everything Now abbiamo esagerato un po’ tutti. Ma fin dall’inizio. A partire da quando si è capito che la carica medioballabile degli Arcade Fire non si era esaurita con l’esperienza  Reflektor/James Murphy. Poi è arrivata la conferma della title track con il video, il giretto rétro e tutto il resto.

Ed è arrivata, inesorabile, questa specie di dannazione degli Abba. Perché nel giro di tre giorni, la boutade su come i canadesi  “sembrassero gli Abba” è stata reificata in modo pressoché assoluto e universale. Tra l’altro il paragone in sé è coerente perché il singolo dà abbastanza “del tu” a “Dancing Queen”. Ma in un attimo, tre quarti dei media avevano deciso che il nuovo album fosse intenzionalmente e scientemente come lo avrebbero fatto i quattro svedesi di “Fernando“. Poco importa se “Signs Of Life” poteva sembrare piuttosto una “Slippery People” dei Talking Heads e Régine Chassagne sempre più una Tina Weymuth.

Passando empiricamente in rassegna gli scritti, formali e non, relativi a Everything Now come album, la ricorrenza del nome Abba doppia la ricorrenza di Arcade Fire – sì, stiamo contribuendo anche qui, touché. Insomma, viene da interrogarsi su un po’ di cose, tra cui la robustezza della nostra fantasia. Proprio nel momento in cui scriviamo che gli Arcade Fire hanno finito le idee. In un’intervista alla BBC, Win Butler esemplifica il discorso del “tutto subito” attraverso il binge watching delle serie tv.  Divoriamo in due sere il lavoro di produzione di 6 stagioni e restiamo con l’incazzatura di “non avere più nulla da vedere”.

Illuminante l’episodio che ha visto comparire in rete una parodia della rubrica di Stereogum, Premature Evaluation. Parodia (molto piccata) che con ogni probabilità sarebbe opera della band stessa. E se l’etichettamento prematuro noi lo facciamo su un disco che nasce anche con lo scopo di banalizzare il “tutto e subito”, ecco, si è furbi ma non furbissimi. Everything Now è un disco che sacrifica la suddetta epica (altro aspetto reificato ben bene) e qualche accelerazione in virtù di altro.

L’approccio tiene in conto una morbida, strisciante andatura funk al rallentatore. Sintetica ma neanche troppo. Non lo si passi, insomma, per un disco dance o technoide perché non lo è affatto. Qui non c’è l’intensità springsteeniana che c’era in Neon Bible, un po’ delizia e un po’ anche croce, ammettiamolo. L’asciugatura di certa emotività non ci lascia, però, strutture semplici. Anzi, tastiere, cori e archi convivono benissimo in un multistrato che non è quasi mai banalmente immediato.

C’è qualcosa di simile ad un continuo dialogo tra maschile e femminile nelle tracce migliori di Everything Now. Avviene più che in passato e non è un discorso meramente vocale. Passa attraverso bassi e violini, tra risposte e domande in una spirale che non ha bisogno di clamore. Ci sono momenti in cui va gridata la propria presenza ed altri in cui, forse, occorre fare piano. E poi c’è Régine, evidente frontwoman senza bisogno di esserlo troppo esplicitamente.

Lo ribadiamo, non è un disco nel quale contiamo “i pezzi forti” con due mani. Non come eravamo abituati a fare sia con The Suburbs che con il già discusso Reflektor. Everything Now fra intro, outro e la spezzata “Infinite Content” (che equivale a due mezze canzoni) è un disco “breve”. Sì, pecca forse più a livello di quantità che di altro. Ma ci tratteniamo dal dire che vorremmo altre canzoni e in fretta, sennò entreremmo ancora in conflitto col tema di fondo. Gli Arcade Fire sono questo, oggi.

Data:
Album:
Arcade Fire - Everything Now
Voto:
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