Afterhours – Padania
Padania degli Afterhours non solo è da promuovere a pieni voti, ma anche da rispettare come prova di una libertà artistica invidiabile, un regalo in un’epoca di cinghia tirata.
Padania degli Afterhours non solo è da promuovere a pieni voti, ma anche da rispettare come prova di una libertà artistica invidiabile, un regalo in un’epoca di cinghia tirata.
Brian Wilson e Brian Eno applaudono, Wes Anderson prende nota, i Django Django firmano un’opera, o meglio, un tripudio di colori, che segna un ottimo punto di partenza
Personalmente da uno capace di elettrificare una coca-cola, mi aspetto sempre qualcosa di incredibile. Era lecito aspettarsi qualcosa di più di un mero riassunto?
Non avevamo alcun bisogno del pop dei The Cure ritoccato dai Jesus and Mary Chain; mi bastavano i Cosmetic. Quelli che sapevano narrare d’idiosincratici personaggi come Leandro o Carlo riuscendo a muoversi su basi musicali più variegate.
Nella sua plastica ingenuità ‘Go fly a kite’ si proietta in un mondo semplice e un po’ straniante per chi sia un minimo realista, ma vale comunque la pena di uscire dal letargo.
A breve distanza dal precedente Knee Deep, tornano i danesi Whomadewho, che non riescono a mettere a fuoco quando di buono prodotto, la qualità c’è, ma manca il dono della sintesi.
Nettamente più a fuoco di Visqueen del 2007 e con qualche carta in più di Blood Run (2005) questo nuovo album si propone come pietra di paragone per i lavori composti dopo la reunion del 2003. A modern masterpiece.
La molteplicità di idee in campo necessita sicuramente d’una più matura messa a fuoco, ma il modus operandi degli olandesi promette buone cose.
L’immobilismo a volte spiazza (e paga) più del cambiamento: gli Offlaga non cambiano di una virgola e confezionano così l’album che non ci aspettavamo.
Bisogna scavare sotto la patina di “sporco” prima di arrivare alla fonte cristallina dell’essenza creativa. Limpida, fresca, e concedetemi, dissetante in questi tempi di arsura musicale.
Gli Ufomammut stanno forse realizzando una sintesi perfetta della loro estetica e della loro idea musicale/spirituale
Questa volta Coxon dopo essersi svegliato tutto sudato nel bel mezzo della notte, realizzando di aver sognato un concerto dei P.I.L., deve aver pensato: This is the sound!
I Vadoinmessico sono il primo germoglio della primavera. È l’Italia che si allontana da casa e dialoga col mondo, impara e restituisce.
The Girl With The Dragon Tattoo è un’opera complessa, non direttamente fruibile ma maestosa e colma di purezza sonora che esplora confini musicali universali e nella quale convivono spiriti differenti.
Sweet Sour è un disco breve e dai forti contrasti, che racconta di diavoli che si scambiano passionevoli confronti, timbri e rotte lungo una sorta di codice genetico conosciuto da tutti ma che nessuno conosce fino in fondo.