Intervista a Bugo: Metamorfosi Contemporanea

Ormai è fatta, siamo lanciati e non ci ferma più nessuno. Rocklab ha avuto l’onore di intervistare Bugo, un artista poliedrico e vulcanico che, anno dopo anno, si è evoluto imponendosi come personaggio di spicco nel panorama musicale italiano (non so più cosa sto dicendo ma una intro così roboante ci voleva). Ne sono venute cose parecchio interessanti, ed io non posso che esserne felice.
Ecco cosa si è detto in questa proficua chiacchierata:

Rocklab: Partiamo subito in quarta: Contatti è un disco magnifico, e quando lo ho ascoltato ci sono rimasto secco. Hai avuto quella svolta dance che io sognavo da tempo, e non posso che essertene grato. Cosa ti ha portato ad arrivare ad un tale cambiamento? Quale è stato il tuo percorso di ascolti che ti ha portato a dire “sono pronto per la dance”?
Bugo: Sguardo Contemporaneo in un certo senso è stato il disco della svolta, nel senso che con quel disco mi sono reso conto che volevo cambiare il mio approccio ai testi e alla musica. cercavo la sintesi e Giorgio Canali, il produttore, era la persona designata per questo. Volevo una cosa più basica, che arrivasse al punto. Sguardo Contemporaneo è stato il trampolino di lancio, Contatti è il disco del salto, da qui la copertina. Sono io che cerco di staccarmi da terra, una persona che vuole staccarsi da una situazione. La musica elettronica mi sembrava il modo più nuovo per effettuare questo salto proprio perché io vengo da un storia fatta di folk e blues, tanta chitarra acustica e tanto rock. Contatti è il mio modo nuovo di fare rock, essere un cantautore con testi profondi in un contesto elettronico. In più posso dire che scorgevo da tempo una certa freschezza in ambito elettronico, freschezza che il rock mi sembrava aver perso.

R: Sei fuori dagli schemi e negli anni hai lambito generi musicali diversissimi tra di loro, eppure sei riuscito a mantenere una certa coerenza in ciò che tratteggi con le tue canzoni. Alienazione dovuta alla vita quotidiana in una grande metropoli, ben resa grazie a testi surreali e spiazzanti che divertono ma fanno riflettere (e magari fanno piangere). È proprio questo ciò che ti prefiggi quando componi oppure sono io che ho preso troppo sole quest’estate in spiaggia e ne sto pagando le conseguenze?
B: Non credo che i miei testi possano definirsi surreali. È la realtà che mi sembra surreale e io cerco di rappresentare tale realtà. C’è molta amarezza in giro ma al tempo stesso la gente vuole reagire, cercare soluzioni. Non credo inoltre che sia solo la metropoli a creare quella che tu chiami alienazione. In provincia, in campagna la situazione è ugualmente alienata, se non peggio, perché spesso l’isolamento della provincia porta a vedere come le cose vanno realmente nel mondo, le novità, i movimenti. La provincia tende alla stagnazione la metropoli all’esasperazione, ma capita anche viceversa. Forse la realtà è solamente nella nostra testa al di là del luogo in cui ci troviamo.

R: C’è Crisi dappertutto. Questo paese sta andando a rotoli, e la gente nemmeno se ne rende bene conto. Io vedo che rispetto a qualche anno fa la gente è più chiusa, ha paura, ma nello stesso tempo se ne frega di chi la circonda. C’è una via d’uscita e siamo condannati definitivamente all’oblio?
B: La gente penso che invece se ne rende conto, eccome. Solo che non è così facile uscire dalle proprie paure. Il terrore è sempre lì che incombe. Dobbiamo imparare a convivere con l’ombra. è vero, c’è molta paura, ma ormai fa parte dell’uomo contemporaneo, anzi direi che la paura è una costante da almeno duecento anni, quando i poeti romantici hanno cominciato a rappresentare le caratteristiche dell’uomo moderno. Tutti facciamo parte di questo meccanismo, più o meno consapevolmente.

R: Capitolo Love Boat. Ogni volta che sento quella canzone mi commuovo, mi sale un nodo in gola che è difficile mandare giù (cito volutamente Neffa, perdonami ma sono un inguaribile citazionista). È una delle cose più toccanti che io abbia mai sentito, davvero. Ti rendi conto di aver scritto quello che se vivessimo in un paese migliore sarebbe considerato da tutti un capolavoro immortale?
B: Sì, Italia a parte.

R: Com’è cambiata la tua vita dopo la svolta major (che io ho apprezzato tantissimo)? I soliti puristi con i paraocchi all’epoca non gradirono, ricordo anche di avere avuto accesi scambi di opinione con alcuni di loro in merito a quella vicenda. Sono i soliti puristi che magari ascoltano la stessa musica per una vita e non si rendono conto di quanta roba bella ci sia intorno a loro. Per me è solo una questione di vanità ed anche mancanza di coraggio: è comoda per loro fare gli alternativi a tutto, rende bene ed è appagante. Sto divagando come al solito, ed allora arrivo al dunque: c’è ancora qualcuno che ti critica per quella svolta major? E qualcuno degli stessi ti ha criticato per la svolta dance?
B: Non ritengo molto interessante un discorso sui puristi. È una categoria che non ho mai avvicinato, che non è mai appartenuta. Però in un discorso “democratico” anche loro hanno un certa importanza perché comunque rappresentano un confronto. Per me firmare con Universal è stato un processo naturale, un processo che ho passato con assoluta tranquillità. ho continuato a fare la mia musica, è questo ciò che conta per me. I cambiamenti danno sempre un po’ fastidio al prossimo, ci sono persone che ti vorrebbero sempre in un certo stile ma questo non fa per me. Io faccio solo ciò che è giusto per me. Come dice Caparezza l’artista è l’unica persona che deve sempre essere egoista.

R: Hai grande apertura mentale e grande coraggio (e Contatti è lì a dimostrarlo, in tutto il suo splendore). Sai rischiare e non hai paura di sorprendere la gente. Nonostante le tante differenze, per certi versi sei affine ad una personalità come quella del rapper Dargen D’Amico. Ti confesso (e l’ho già confessato anche a lui in occasione di un’altra intervista) che sogno una collaborazione tra te e lui. Sarebbe uno shock dal quale il pubblico italiano potrebbe non riprendersi mai più, e i soliti puristi sarebbero sistemati una volta per tutte. Hai mai pensato ad un’eventualità del genere e/o ad una collaborazione con altri artisti?
B: Non faccio mai una cosa per sorprendere la gente, lo faccio perché cerco sempre un modo per sentirmi stimolato e vivo, anche se a volte è preferibile sentirsi morti e annullati. Dargen lo conosco da un paio di anni e lo trovo un personaggio interessante. Un paio di mesi fa gli ho dato un mio brano e ora attendo la sua risposta. Io adoro collaborare perché mi apre a teste diverse dalla mia. Io vorrei collaborare con tutti e in un certo senso già lo faccio. Quando dico che C’è crisi è nata perché sentivo in giro la gente usare questa espressione, affermo che sto collaborando con la gente. Sono un ladro di anime.

R: La solita domanda scontata-ma-che-fa-sempre-un-certo-effetto: quali sono i tuoi ascolti tipo? Cosa ascolti di più ultimamente? Sorprendimi con nomi che mai avrei immaginato di sentir dire da te…
B: Non ascolto quasi mai musica. Generalmente i miei ascolti sono veloci e superficiali, mi basta poco per essere assorbito da una strofa o da un ritornello. Ascolto invece di tutto quando è il momento di comporre e questo avviene nel momento di preparazione di un disco. Ora sono interessato alla space disco degli anni 70/80.

R: Che ne pensi della scena musicale italiana (indie e non)? Chiusura mentale a parte, a mio parere riesce ancora ad offrire moltissimo…
B: Non ho pensieri particolari sulla musica italiana. Credo che ci sia voglia di fare e questo lo dimostra il fatto che nascono sempre nuovi gruppi freschi e volenterosi. Io cerco di lavorare solo persone aperte che cercano soluzioni diverse senza preconcetti. La chiusura mentale non è degli artisti ma di chi circonda gli artisti, da tutti quelli che credono di sapere quale sia una canzone vera. Io cerco di non farmi influenzare da chi esprime opinioni sulla musica basandosi su frasi fatte e pregiudizi.

R: Domandone finale: dove pensa di arrivare Bugo e cosa farebbe se un giorno si scoprisse in testa alla hit parade (peccato che in tv non ci sia più il programma di Seymandi, sarebbe stato figo sentire il suo parrucchino annunciare “al numero uno Bugo!”)?
B:Non mi ritengo un artista da hit parade, il mio sogno non è arrivare al numero uno ma fare sempre ciò che voglio io. tutto il resto viene dopo. La fama è una tentazione di cui tutti siamo schiavi in un campo o nell’altro ma è la soddisfazione di fare bene il proprio lavoro ciò che alla lunga paga.

  • BUGO BUGO BBBBUGO!

  • Oltre alla tua musica orribile hai anche la faccia da cretino con una voce imbarazzante!!!
    Perchè non vai a fare il karaoke in pizzeria!!!

  • bugo è mitico, non ha sbagliato un colpo, non si è svenduto con il passaggio mainstream ma si è solo evoluto. chiaro che il meglio lo ha dato ai tempi di "dal lofai al cisei." l'ho conosciuto di persona ed è davvero un grande

  • mamma mia ma questo non ha un idea che e' UNA neanche quando parla! che paura…