Ufomammut [Intervista]

Michele: Ciao Ragazzi e Benvenuti dalle parti di Rocklab.it! è un grande piacere poter parlare con voi!
Ufomammut: Grazie! È un piacere anche per noi.

M: Partiamo da un concetto base, fondamentale per parlare della vostra musica e delle vostre composizioni, la psichedelia. Che cosa intendete oggi per psichedelia, nella vostra testa?
U: Allora,  noi essenzialmente ci rifacciamo al concetto di psichedelia in quanto tale. Noi ancora la leghiamo al mito delle sostanze lisergiche. Ma in realtà, in particolare,  secondo noi, la parola psichedelia fa riferimento allo sguardo perduto del bambino. Un bambino che vede il mondo per la prima volta, nel modo più naturale e senza filtri possibile. È un modo di percepire, scoprire la realtà in maniera diversa. Un modo di reinterpretare ciò che ci circonda cercando di comprendere più punti di vista contemporaneamente. Come faceva Picasso col cubismo diciamo.

M: te parli di Picasso giustamente. E io ti chiedo allora – visto l’importante ruolo che riveste la grafica, o meglio lo spazio immaginifico non solo dentro il vostro gruppo, ma in tutta l’etichetta – come descrivereste il vostro sviluppo artistico  dal punto di vista non musicale, ma  visuale?
U: Non saprei come cercare un artista  da legare o mettere in parallelo alla nostra musica. E’ un discorso di doppi legami. Il nostro discorso è prettamente musicale. Lo associamo ad un discorso grafico importante. Ma non vi è coscientemente un legame artistico prestabilito. È un insieme di fattori casuali, che come vedi mi stanno facendo dire cose senza senso! ahahahahah

M: ahahah no, anzi. Ha un senso. Solo che io vi ho voluto parlare di questo perché il collettivo Malleus che sta a braccetto con la Supernatural Cat è focalizzato su una ricerca artistica visuale a  cui i gruppi dell’etichetta fanno da sfondo, o mi sbaglio?
U: no non ti sbagli. Ma è che fondamentalmente noi ci siamo voluti complicare la vita! Un conto siamo noi Ufomammut, un conto è l’etichetta, un conto è il collettivo Malleus. Sono quasi sempre le stesse persone che ci girano dentro, che ci lavorano e organizzano, ma cerchiamo comunque di mantenere separate le varie sfere creative. In particolare, per quanto riguarda Malleus e l’……utilizzatore finale, il discorso è molto più diretto, semplice: hai un’immagine lì davanti a te, e non hai per forza bisogno di essere laureato per esprimere un giudizio tuo. Dal punto di vista musicale invece credo che il discorso sia molto più ostico. Non puoi far sentire la nostra muisica ad una persona con una cultura di ascolti completamente differente, senza un background jazz, prog etc e di diversi tipi di pesantezza. L’ascoltatore non è più il bambino vuoto di filtri, è un adulto strutturato e quindi da riabituare alla psichedelia ! Approcci un po’ diversi insomma dal punto di vista grafico e sonoro…

M: parliamo un po’ dell’etichetta, come procede la scelta per l’inserimento di una band. All’inizio pensavo fosse un discorso semplicemente di omogeneità, identità di sound, voi e i Morkobot per certi aspetti siete simili, ma ora avete inserito un gruppo strettamente post hardcore come gli ICO, e stanno per entrare anche gli OvO….
U: Sinceramente non c’è un motivo specifico. Una stessa identità di vedute si, ma a livello più personale, di concezione artistica. E naturalmente reciproco apprezzamento della propria creatività. Deve scoccare una scintilla, come con una ragazza!! E poi non è vero che i Morkobot sono simili a noi, loro suonano molto meglio di noi! Poi gli OvO, è vero, sono tutto un altro genere, e li apprezziamo per il loro modo di imporsi, di essere. Il mondo è pieno di belle ragazze, ma ci si innamora solo di alcune. Non è che siamo fissati con l’originalità, e non ci fraintendere ora. È che a noi non piace il voler essere diverso, originale, in maniera costruita, esserlo per forza. La gente con cui ci piace lavorare è gente normale. Con una punta di onestà intellettuale e di fanciullaggine ahahahha

M: Che progetti avete ora al momento in arrivo? Riguardo la vostra musica….
U: Fare quello che ci piace. Quello che abbiamo voglia di fare. Abbiamo sempre fatto quello che ci veniva in mente piuttosto di crearci un percorso prestabilito. In fin dei conti siamo dei sempliciotti ahahahha. Vabbè siamo quello che siamo, non vogliamo apparire come gli artisti. Non vogliamo un percorso, una regola.  E non vogliamo pensare a quello che facciamo come qualcosa di intellettuale . Che cosa vuol dire poi intellettuale? Uno stereotipo, diciamo di persona formale, seria? Noi non lo vogliamo essere.

M: Ragazzi grazie mille per il vostro tempo!! Ora il vostro fonico vi rapisce per il concerto! Auguri e a presto!
U: Grazie a Voi!!! A presto!

Foto di Andrea Barracu