Cold Cave – Cherish the Light Years

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5 aprile 2011 Matador myspace.com/coldcave

Villains Of The Moon

Ci troviamo sempre sul terreno della citazione di una citazione. Computer, dammi le coordinate! Coordinate: Synthpop, New York, New Wave, direte “cheppalle”. E infatti sì. Però se avete ancora voglia di aprire il disco o di cliccare nel player, vi troverete davanti quantomeno delle melodie ben fatte, un suono spigoloso e pieno sporcato di quella vena che da qualche anno si dice hypnagogica (che vuol dire ricordi anni ‘80 corrotti da una certa mancanza di sintonia neurale), un timbro vocale convincente e adatto allo scopo (andate a cercare alla voce Robert Smith incontra i White Lies, incontra i Tv on The Radio, incontra i Bloc Party, incontra Morrissey a casa dei Depeche Mode ascoltando People Are People), e in fondo (miracolo!) una certa freschezza.

Pare strano che questo mischione di cose già depredate dalla scarsezza di idee del nostro secolo sia anche riuscito a suonare fresco e interessante, ma la magia era già riuscita al talentuoso Wesley Eisold, detentore unico della sigla Cold Cave, già due anni fa, ai tempi del primo acclamato album Love Comes Close. Gli elementi erano gli stessi, ma la sfera d’attrazione era più vicina ai Joy Division, per dire: un suono electro wave più minimale e scarnificato.

Qui invece il suono è sontuoso e quasi kitsch nel suo snodare qui idee di chitarra tremendamente belle e angolari su layer di synth che farebbero volare via il parrucchino a Brandon Flowers, e là basi affette all’occorrenza da paraculaggine indie da dancefloor su melodie dotate del crisma dell’ispirazione e di ricordi 80s. Sembra che Wesley Eisold abbia usato il primo disco seminale per prendere le misure, e questo secondo per spiccare il volo.

Però non è tutto qui. Techno, goth, industrial, tutto converge nel calderone ipnagogico di Cherish The Light Years. E ci sono episodi anche davvero esaltanti, come Burning Sage che servirà per tenere lontani i vostri genitori dalla cameretta dopo una discussione adolescenziale, Villains Of The Moon per guidare al buio su una statale a fari spenti contro la notte, lacrime agli occhi (non lo fate, è una metafora), Icons of Summer per far ballare, questa estate, anche la più freddina delle indie-chick (quella che nell’estate del 2009 vi aveva guardato male quando le avevate fatto sentire Love Comes Close).

Che poi New York e con lei tutta la musica del nostro piccolo mondo stia ripercorrendo la strada dal post punk alla new wave già battuta trent’anni fa da ben altri personaggi, mentre dall’altra parte del mediterraneo il resto mondo è in fermento, poco importa, nevvero? Servono parole nuove, e qui non le trovate. Fregatevene. E’ ora di andare a ballare e consumare alcol, aspettando che i Cold Cave passino da qui.