Male Bonding – Endless Now

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29 Agosto 2011 SubPop Male Bonding Blog

Tame the Sun

Che la generazione dei ventenni di oggi cerchi rifugio nel nostalgico e confortevole ricordo del periodo pre-adolescenziale è fatto ormai indiscusso. Taluni amano cullarsi tra le memorie edulcorate e sbiadite di un passato fragile e a tratti incosciente dando vita a strascicate produzioni sonore mediante l’uso di sintetizzatori obsoleti e improbabili marchingegni casalinghi (vedi l’esplosione del fenomeno glo.fi dei vari Washed Out, Toro Y Moi, etc.); altri preferiscono rovistare tra i ricordi più cazzari dei pomeriggi trascorsi a strimpellare la chitarra nel garage del vicino di banco sicuri un giorno di riuscire a sfondare. I Male Bonding appartengono a questa seconda categoria; cresciuti a Dalston, quartiere  londinese mai quanto oggi sotto i riflettori della ribalta underground, i tre hanno mirato l’altra sponda dell’Atlantico finendo tra le braccia spalancate della SubPop.

I Male Bonding ripercorrono le orme dei connazionali Yuck sebbene galoppino a tutt’altra velocità fermandosi a rifiatare sulla propria sella soltanto pochi istanti (The Sadddle) prima di terminare la corsa; il tracciato è in tutto composto da undici brani noise-pop che, ad esclusione di Bones, difficilmente abbattono il muro dei tre minuti.

La band di Hackney viaggia contemporaneamente su due binari differenti; sul primo costruisce barriere di riff magnetici e accattivanti, sull’altro delinea atmosfere vocali melodiche difficili da reperire nel circuito della musica indipendente tempestato da produzioni vocali sporcate dalla bassa fedeltà.

Pitchfork descrisse il suono veloce e sfocato di “Nothing Hurts”, loro disco d’esordio, come una delle sorprese più felici dell’anno passato; rispetto ad allora il trio londinese sembra aver smarrito l’impeto punk pur riuscendo a mantenere ben salde le radici DIY da cui sono germogliati e la muscolosità 80s degli Husker Du e dei Dinosaur Jr che non a caso registrarono nel lontano ’93 “Where You Been” tra le stesse sacre mura ( il Dreamland Recording Studio fu un tempo una chiesa) che hanno dato oggi luce ad Endless Now: un album che piacerà non soltanto ai raffinati hypster attenti a rilevare ogni ultima tendenza, ma anche ai più audaci punk dello Stivale qualora decidessero di tirar fuori dalla stereo quella dannata cassetta dei Bad Religion.