Modeselektor – Monkeytown

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12 Ottobre 2011 Monkey Town Records Modelselektor.com

Il duo tedesco formatosi nel 1994 da Gernot Bronsert e Sebastian Szary si trova oggi alla quarta release (prendendo in considerazione l’ibrido con Apparat –Moderat – ) che, seppur riproponendo la varietà di stili che hanno sempre dimostrato, passando dalla Techno, all’IDM, al Glitch, al Hip Hop alla House, possiede una coesione differente dai precedenti, dovuta al fatta di essere stato completamente registrato nello stesso studio, in un unico momento progettuale.

Capaci di rinnovare generi e mostrare i muscoli in live ad alto tasso alcolico, come quello al MIT 2011 a Roma, i Modeselektor si mostrano in questo nuovo LP con le idee un po’ confuse.

Al contrario, infatti, dei precedenti episodi che mostravano una ricchezza di rielaborazione e di personalità, questa nuova creazione ha un’identità molto differente, che non vuole significare tanto un semplice cambio di rotta, quanto una nebbia creativa.

Non voglio assolutamente azzardare giudizi negativi su composizioni che comunque mantengono una qualità tecnica validissima ed al di sopra della media, MA qualcosa si è perso. Basti guardare il frutto delle collaborazioni (come al solito di alto livello) che troviamo nel disco.

Shipwreck & This, entrambe con alla voce Thom Yorke, sono delle outakes di “King of Limbs”, basati su una struttura ritmica ed emotiva che poco a che spartire con esempi massici quali German Clap e Evil Twin,la prima pregna di oscuri ritmi funk targati UK e da bassi liquidi e gorgoglianti, la seconda una tirata techno in 4/4 al cospetto di sir Otto Von Schirach.

Parallelamente pezzi come Pretentious Friends e Berlin (in collaborazione rispettivamente con Busdriver e Miss Platinum) mostrano una superficialità vicina al mainstream più ampio, passando a strutture da dancefloor più semplici e dirette.  Molto ambiguo è inoltre il brano in compartecipazione degli Antipop Consortium, in cui rumori spaziali dal gusto analogico si mischiano ad un episodio hip hop stretto di dubstep claustrofobica.

In compenso il flusso lineare delle composizioni riesce e montare un’opera discreta, che si equilibra nei suoi cambiamenti con strategia e razionalità.
Mancano le idee più violenti e creative a cui ci aveva abituato il duo, speriamo che sia un appiattimento momentaneo.