Coldplay – Mylo Xyloto

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Nel corso di una vita si sentono dire e si dicono tante cose, ad esempio che il pop, quando è fatto bene, è una gran cosa. Quasi qualunque cultore o esperto di musica di nicchia ha un suo rifugio peccaminoso in qualche disco da Superclassifica di TV Sorrisi&Canzoni. Recentemente i Coldplay si sono buttati con decisione nell’arena del pop, scatenando il prevedibile sdegno dei puristi, rinfoltendo la schiera dei compiaciuti e nutrendo con nuovi stimoli la sezione degli acritici adoranti.

Personalmente, al primo ascolto di Every Teardrop is a Waterfall (avvenuto, destino vuole, in un supermercato), non sono stata raggiunta da nessuna illuminazione da grande opera pop. Ma al di là dei miei giudizi personali, va analizzato il fenomeno: i Coldplay piacciono un sacco e a un sacco di gente. Probabilmente perché sono dei bravi ragazzi, carini (almeno nominalmente), che fanno musica sana, un po’ come dei Lorenzo Cherubini d’oltremanica.
A dirla tutta insomma, l’intento di dilagare fra le masse i Coldplay l’hanno sempre dichiarato. Il dibattuto duetto con Rihanna (tra l’altro, una delle più credibili nel suo genere) può quindi sorprendere, ma nemmeno più di tanto indignare: è una normale conseguenza delle leggi del mercato, un po’ come sentire i Muse (o Thom Yorke!) nella colonna sonora di Twilight: passata la gastrite, il fatto è razionalmente accettabile. Tirare in ballo la morte del rock è ancora più fuori luogo, quando bisognerebbe analizzare invece la ridefinizione dei generi, e dei ruoli demandati ai generi stessi: nella nostra epoca ci sono gruppi rock più pop di Michael Jackson e gruppi sedicenti pop che al massimo sono stati pop nel raggio di trecento metri dalla loro abitazione.

Ma ecco, anche accettando che in quest’ultima fase della carriera dei Coldplay siano all’opera i più dichiarati meccanismi del mercato discografico così come lo conosciamo, Mylo Xyloto continua a essere noioso. Paradisee Charlie Brownper qualche momento mi hanno fatto ricredere,Us Against the World mi è quasi piaciuta, e così via…. ma al terzo ascolto l’insipidità dell’insieme si è svelata. Preso in assoluto, il quinto album in studio dei Coldplay è uno dei dischi più annacquati degli ultimi tempi. Tuttavia non vale la pena serbare rancore ai Coldplay per questo: i tempi di Parachutes sono finiti da tempo, e non dite che non lo sapevate.

  • Son d’accordo su tutto. A parte che a me  Parachutes annoia parecchio. Detto da uno a cui i Coldplay in fondo piacciono, da uno che ha tutti i loro dischi, live compreso e che pensa che almeno “A rush of blood to the head” e “Viva la vida” siano due ottimi dischi pop rock. Detto questo per me il problema è un altro, ho sempre pensato, e dopo quest’ultimo disco lo penso forse con ancor più fermezza, che sia il gruppo più sopravvalutato in circolazione.