Air – Le Voyage Dans La Lune

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110 anni sono passati dalla nascita di quel capolavoro del cinema muto che è stato “Voyage Dans La Lune” di Méliés. Omaggiato giustamente e doverosamente da Scorsese in Hugo Cabret, è anche stato preso di mira dal duo francese degli Air, prima per una sonorizzazione e poi come concept dietro al loro nuovo album.
Peccato che dell’ardito surrealismo e soprattutto della visionarietà del mezzo espressivo, dell’ingenua genialità che si cela dietro l’opera del regista, non ci sia nessuna profonda influenza, nessuna chiara fascinazione  tra i solchi di questo disco.
Gli Air mostrano le loro capacità compositive con una mezz’ora di fusione cinematografica tra atmosfere dilatate, synth e richiami facili al prog dei ’70. Come in una strana ipnosi che sta avvolgendo la scena francese (a partire dai Justice), anche il duo mostra una scrittura più propriamente rock e acida, seppur inserendola in un contesto più atmosferico ed emotivo.

Brani come L’opener  “Astronomic Club” o il trip etereo e pianistico di “Moon Fever” delineano bene questa attitudine, e vengono esaltati dalle collaborazioni speciali presenti nel disco: quella con Victoria Legrand (Beach House) in cui tessiture spaziali si uniscono a un lirismo astratto, e quella con gli Au Revoir Simone, “Who am I now?” in cui inquietudine e introspezione si tingono di melodica follia.

L’opera, nel suo complesso, è molto omogenea e delinea un’onirica linearità chiudendosi in sé come un sogno.
Se da una parte dobbiamo riconoscere la capacità stilistica dei francesi, dall’altra non possiamo che sottolineare una mancanza di forza sotterranea che pulsi al di sotto delle trame strumentali. Manca un matmos cinematografico che lavori con le nostre emozioni più profonde.

  • L’atmosfera è molto da sogno e gli arrangiamenti ben elaborati, però non so per quanto tempo riuscirei ad ascoltare questo disco!!