Bugo @ Angelo Mai (Roma) – 24/02/2012

Attitudine e visual: Bugo entra dopo tutti gli altri, il palco dell’Angelo Mai diventa il suo playground, un parco giochi dove va in scena il suo divertito modo di essere frontman. Chiodo di pelle nera alla Joey Ramone, camicia a scacchi, allampanato e allucinato, balla come un Mauro Repetto d’altri tempi, o un Jovanotti di Jovanotti for President. Canta e urla con perizia conclamata, incita il pubblico divertendo e divertendosi, a volte rivolto verso il parterre, a volte girando dietro al telo che reca il suo nome, a volte contro il muro. Bugo for president.

Audio: L’Angelo Mai lavora bene in quanto a suono. La band di Bugo suona decisamente meno electro che nella versione predente, di “Contatti”, e tiene invece lo show come una band di consumati strumentisti rock alle prese con brani muscolari e dotati di forte carica melodica. Riesce nell’intento di amalgamare i brani rombanti e sghembi del passato, per dire, Casalingo o Io mi rompo i coglioni (vero anthem liberatorio della serata), con la levità pop di C’è Crisi (cantato con la forza dell’attualità da tutto il pubblico, suo malgrado) o di Love Boat. E chiude il cerchio con la negritudine di Ggeell o La Mano Mia. La cantabilità battistiana di I Miei occhi vedono o Comunque io voglio te esplode dal vivo, facendo di questi due brani due veri e propri nuovi inni.

Setlist: Domina la scena il nuovo lavoro “Nuovi Rimedi per La Miopia”, di cui dal vivo le ripartenze muscolari di Non ho tempo, la grazia di un brano come E ora respiro (eseguito durante gli encore) o di Mattino, e il Battisti riveduto di Comunque voglio te, o I Miei occhi vedono si amalgamano bene alle vecchie conoscenze: Nel giro giusto, La Mano Mia, C’è Crisi e Love Boat (da “Contatti”), Casalingo e Io mi rompo i coglioni (“Dal Lofai Al Cisei”), Ggeell (da “Sguardo Contemporaneo”), e così via, il tutto in uno show ben dosato, che alterna momenti cantabili a vere e proprie performance danzereccie del Nostro. Implacabile e divertente.

Locura: Impossibile non cogliere il rimando di Love Boat come metafora del nostro paese, ora che le vicende di cronaca inverano il brano di Bugo molto più di quanto la fantasia avrebbe potuto concepire. E Bugo stesso sembra consapevole del corto-circuito: quando intona “posso aver commesso qualche stupido sbaglio” è un comandante afflitto alla prese con un disastro più grande di lui. E infatti “Me la vedo la nave che si incaglia, sull’Isola del Giglio” è quello che canta Bugo al pubblico dell’Angelo Mai.

Pubblico: Nonstante il concomitante evento dei Kasabian a Roma, lo zoccolo duro di Bugo non sembra interessato a quanto di altro la capitale possa offrire musicalmente. L’Angelo Mai è pieno, il pubblico a metà concerto canta tutto, anche i brani nuovi, e anche quando non conosce le canzoni quantomeno balla, e ci prova. E i sorrisi a fine concerto promuovono ancora una volta Bugo e la sua foga da entertainer.

Momento migliore: “questa è la canzone più bella degli anni zero”. E parte Io mi rompo i coglioni, cantata a squarciagola da tutto il parterre.

Conclusioni: Il materiale nuovo funziona dannatamente bene dal vivo – se qualcuno avesse potuto avere qualche dubbio – e restituisce l’immagine del Bugo che conosciamo: folle, energetico, serio e ambiguo, svaccato e all’occorrenza intenso. Un artista che da sempre gioca su più registri, e che sa pattinarci sopra con leggerezza e personalità.

  • Saviorshade

    Bella recensione piuttosto fedele all’evento (io c’ero)
    e bellissime le foto complimenti.