Brokaw – Interiors

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Seattle è un posto magico. Certo, molti di voi leggendo questa frase si saranno accorti di aver già inconsciamente focalizzato l’attenzione verso quella figura iconica che rispondeva al nome di Kurt Cobain, quando ancora aveva una faccia per farlo. Il fatto è che spesso anch’io mi accorgo di ragionare sull’importanza dell’Emerald City in campo culturale basandomi quasi unicamente sul clamore destato dalla grunge scene, senza ragionare più compiutamente su ciò che portò e porta questo pezzo di terra ad essere tra le città più letterate fra le 69 grandi città d’America, oltre ad avere uno dei più alti rendimenti scolastici nel suolo Statunitense.

Tutto questo preambolo non potrà certo fungere da spiegazione all’improvvisa esplosione creativo-musicale verificatasi negli anni novanta, e nemmeno spiegare con pienezza perché oggi si presentino d’innanzi a noi band altamente dotate come i Brokaw, quantomeno cerca d’introdurre l’humus culturale in cui crescono band di difficilissima collocazione come questa. La nuova creatura di Stuart Dahlquist (Burning Witch, Goatsnake, Avsa, Sunn O)))- è davvero qualcosa di fresco ed interessante. Immaginate un’uscita Amphetamine Reptile (Mentre in realtà si presenta sotto la grandissima Good To Die Records) imbastita su rallentamenti Melvins e crudezza Jesus Lizardiana, pensate ad un noise-rock reo d’aver fatto innamorare lo stoner di certo jazz à la Miles Davis. Ci sono momenti in cui s’insinuano ritmiche Post-hardcore su di un canovaccio Blues Politicians By the Pool, altri come nell’opener “Ambulance Red”, in cui lo stilema hardcore prende il sopravvento. C’è gioia nell’assistere al connubio fra chitarre di memoria Jane’s Addiction e ritmiche più segnatamente stoner “Morphine Doctor”, mentre la tensione elettrico-compressa di “The Slide” culmina il sempre il suo racconto ossessivo con brevi ma nostalgiche incursioni nel background chitarristico del maestro Hendrix.

Se amate il Post-Hardcore, l’Hardcore’80, il Grunge – e le sue influenze noise-, ed ogni tanto vi ritrovate stesi nel letto con le cuffie che trasmettono “Kind of blue”, questo disco fa per voi.