Rock in IdRho 2012: Cosa è successo?

Live report, anche di live c’è stato ben poco in questa terza edizione di Rock in IdRho, il festival dell’hinterland milanese che l’anno scorso chiuse i battenti in trionfo con l’esibizione dei Foo Fighters di Dave Grohl.

Tutt’altra musica quest’anno: la kermesse, che prevedeva tra le altre le attesissime performance dei ritrovati P.I.L., i leggendari The Specials e soprattutto (dopo ben 8 anni di assenza) il ritorno in Italia dei Rancid, è stata dapprima sospesa e poi annullata intorno alle 17, dopo neanche metà dei live previsti in cartellone, a causa delle “forti precipitazioni che si sono abbattute sull’Arena”. Prima di arrivare alle cause, al dibattito e alle sacrosante polemiche in merito alle decisioni prese dagli organizzatori dell’evento, rendiamo doverosamente conto almeno di quei pochi artisti che siamo riusciti a vedere on stage nel primo pomeriggio. Partiamo da un’istituzione della scena punk-rock vicentina, quei vecchi marpioni dei Derozer che tornano in pista dopo 4 anni di assenza con la grinta e sfacciataggine di sempre, tantissimo “mestiere” sul palco e il loro grezzo hardcore melodico ad infiammare la “tribù” che non smette di seguirli, sgolarsi sotto palco e pogare nella bolgia.
Il songwriting spigoloso di Frank Turner, apprezzatissimo nel circuito del rock mainstream d’oltremanica, saccheggia benignamente la tradizione autorale militante britannica che va da Joe Strummer a Billy Bragg, approdando in verità ad un sound parecchio “americano” che unisce i puntini tra Counting Crows e (purtroppo) Nickelback. Live apprezzabile, in bilico tra momenti acustici e lampi elettrificati.
Prima nota di fastidio nell’apprendere la mancata presenza dei Cerebral Balzy, giovani punk-rockres metropolitani provenienti da Brooklyn, rimasti, stando a quanto comunica l’organizzazione, invischiati in un blocco stradale in Svizzera (ed effettivamente poi arrivati a Rho ma fuori tempo massimo per riuscire ad esibirsi).
Quando sul palco salgono i Sum41, dopo un inizio blando ringalluzzito solo dal ripescaggio di hit del passato come “Motivation” e “We’re all too blame”, la pioggia inizia a ticchettare sulle teste del parterre, diventando via via più intensa: quando i Sum partono con l’arpeggio di Walking Disaster, invitando come è loro abitudine un po’ di fan a salire sul palco, le precipitazioni diventano copiose e la gente inizia a rintanarsi nell’area coperta dell’Arena. Siamo di fronte ad un acquazzone, un temporale violento sì, qualche fulmine ma nulla di biblico. I Sum 41 sono interrotti brevemente due volte prima di congedarsi anzitempo sulle note di “Fat Lip”.
E da questo momento di musica non se ne parlerà più. Passano pochi minuti, ad una voce anonima dal backstage annuncia che i concerti sono stati momentaneamente sospesi a causa del maltempo. Ancora una manciata di minuti (il tempo di approntare il set dei P.I.L., per un live bagnato che già pregustavamo come “very fuckin’ british”) e la stessa voce comunica il definitivo annullamento (poi più volte ribadito, con l’invito ad abbandonare l’Arena, evacuare l’area) in quanto la strumentazione/impianto audio “è stato totalmente ed irrimediabilmente danneggiato dall’acqua e il centro meteorologico di Malpensa prevede ulteriori peggioramenti in serata”.

Ora, probabilmente tutto sarebbe stato diversamente digerito se in loco avesse continuato venir giù pioggia a catinelle; invece, dopo neanche una ventina di minuti il sole torna a splendere sull’Arena: l’idea è quella di aver assistito ad un tipico, semplice temporale estivo. Rabbia e dubbi pian pian iniziano a fermentare per tutti.
La prima esplode dapprima nella ferma volontà di molti di non abbandonare l’area, abbozzando una serie di cori contro l’organizzazione e poi in (non troppo violenti per la verità) atti di vandalismo-protesta: all’inizio volano le bottiglie, poi però si passa ai cassonetti rivoltati oltre le transenne, passando per il tentato lancio dei bagni chimici.

Delusione ed incredulità vanno a braccetto, inoltre le ombre su questa faccenda non mancano.
Innanzitutto l’annuncio, avvenuto davvero quasi troppo in fretta, senza tergiversare-esitare un minuto: il comunicato stampa riferisce d’una “fumata bianca” subitanea dopo la riunione tra staff tecnico, vigili del fuoco e funzionari di pubblica sicurezza, che decretava la totale inagibilità del luogo e dell’impianto (“lo stesso al quale era collegato il microfono dal quale ci parlava la voce fuori campo annunciando l’annullamento?”, qualcuno maligna sul web…). Bene. Il suddetto comunicato stampa parla anche di “improvviso” temporale: “improvviso” nel senso di avvenuto improvvisamente potremmo dire, ma sicuramente non nel senso di “inatteso”, dato che le previsioni parlavano di possibili precipitazioni e non ci troviamo nel Sahara ma nella provincia di Milano. Si parla di un cambio di ipotesi da un giorno all’altro relativo allo spostamento di nubi pericolose dall’area lombarda a quella veneta, rimane il fatto che un banale acquazzone non può e non deve recare danni (così) irreparabili da annullare tutto, da non riuscire a preservare il necessario dopo una ragionevole interruzione: sistemi di back up, duplicazione dei sistemi di sicurezza, insomma, “piani b” ed “ancore di salvataggio” per queste evenienze. Il “problema madre” era legato al fulmine che aveva messo fuori uso il rilevatore della velocità del vento installato sulla copertura del palco (strumento indispensabile per garantire la sicurezza di artisti, staff e pubblico): rimandiamo ad un giudizio tecnico ogni commento a tal proposito, ed eventuali risposte dell’organizzazione che saremo ben felici di ospitare.

L’organizzazione si gioca la carta della “sicurezza sempre e comunque prima di tutto” facendo riferimento a casi simili (ma non paragonabili) come quello di Mestre 2010, quando una vera e propria tromba d’aria, durata per diverse ore, piegò (letteralmente) l’Heineken Jammin’ Festival impedendo (senza proteste) il live dei Green Day. Un conto è la sicurezza, un altro è la professionalità che definirei discutibile in questa spinosa situazione da parte di un’organizzazione andata forse nel panico, anche solo nel rapportarsi col proprio pubblico. C’è chi vocifera addirittura (ma il nostro è solo dovere di cronaca, ma non vogliamo credere a queste voci) che si sia trattato d’una squallida questione di calcoli: dato il non esaltante numero di prevendite, cogliere al volo la scusa del maltempo poteva essere un modo per recuperare i soldi dell’assicurazione? Entriamo nel complottistico e non ci sembra francamente il caso.Mentre sul web parte una vera e propria class action legale contro l’organizzazione, che si accusa di “lesioni” riconducibile “all’impiego di strumenti di protezione degli impianti non idonei a SALVAGUARDARE l’attrezzatura in caso di maltempo”, il socio fondatore di Hub Alex Fabbro assicura che i biglietti verranno rimborsati (a tal proposito in basso trovate tutte le info su come fare).

Purtroppo in questi casi, si sa, la prassi non prevede alcun rimborso per tutte le “spese extra” che tanti giovani mossi da passione affrontano per ritrovarsi di fronte ai propri begnamini: probabilmente non è facile trovarsi “in cabina di regia”, a prendere decisioni come questa per carità ma ansie e timori dietro le quinte hanno sicuramente meno eco rispetto alle delusioni sotto palco, che sono tristemente tangibili per chi scrive e si trovava sul luogo: la delusioni dei tanti ragazzi venuti dal Sud Italia (viaggio in treno e albergo), dall’Algeria addirittura (per gli idoli The Specials), permessi di lavoro e risparmi di un semestre… Aggiungeteci le birre al “modico” prezzo di 5 euro (e nessuna fontana per avere almeno un po’ di ACQUA) e le magliette ufficiali vendute a 20-25 euro; l’attesa viscerale e tradita per una band cardine del punk-rock dei Novanta approdata pochissime volte nel nostro Paese, aggravata dal fatto di trovarsi di fronte ad un pubblico agguerrito di punk-rockers e non a ragazzini spaventati da un temporale: sicuramente, insulti del web a parte, il “Fail” (soprattutto se paragoniamo ai grandi festival europei, in zone ben più soggette a maltempo cronico) rimarrà una macchia difficile da cancellare per la Hub (che pure incassa i complimenti dell’Assomusica, “Associazione di categoria dei promoter musicali” per l’operato).

Poteva essere una grande, grandissima festa punk: per molti rimarrà una “great rock’n’roll swindle”, un “avete mai avuto la sensazione di essere stati ingannati?” come declamava Johnny Rotten accovacciato sul palco mentre blaterava il finale di “No Fun” nel ’78.

Sicuramente si alimenta (pensiamo anche al Gods of Metal) lo spinoso dibattito intorno all’organizzazione italica di eventi che vede sempre maggiori detrattori (rispetto alle kermesse internazionali) e delusi, al quale si aggiunge il generale calo del pubblico dei concerti.

L’audience non ha mezze misure si sa: per voi è assoluzione o infamia?

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ROCK IN IDRHO – MODALITÀ DI RIMBORSO

A seguito dell’annullamento del festival ROCK IN IDRHO, l’organizzatore Hub Music Factory ha predisposto il totale rimborso del biglietto acquistato, comprensivo dei diritti di prevendita. Verrà quindi restituito l’intero prezzo del biglietto (45 €) più i diritti di prevendita a partire da venerdì 27 luglio alle ore 12. Di seguito riportiamo le modalità di rimborso dei biglietti per ogni canale abilitato alla vendita:

BOOKINGSHOW e acquisti su ROCKINIDRHO.com
Per gli acquisti effettuati presso i punti vendita Bookingshow, contattare direttamente il punto vendita presso il quale si è acquistato il biglietto entro il 10 agosto.
Per gli acquisti sul sito internet (www.bookingshow.it e www.rockinidrho.com) si dovrà inviare una richiesta di rimborso allegando la mail di acquisto a info@bookingshow.com. Verrà successivamente richiesta la spedizione del biglietto che dovrà pervenire presso la sede della prevendita entro e non oltre il giorno 10 agosto.

Per maggiori informazioni contattare www.bookingshow.it/contatti/contatti.asp

VIVATICKET
Coloro i quali hanno acquistato presso i punti vendita dovranno recarsi presso lo stesso consegnando il biglietto per ricevere il rimborso entro e non oltre il 10 Agosto 2012.
Coloro i quali hanno acquistato su internet o tramite gli altri canali del circuito riceveranno una mail da Vivaticket al fine di compilare un modulo per la richiesta di rimborso.
Nel caso in cui i clienti non dovessero ricevere alcuna mail possono compilare il seguente form http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[assistenza] entro e non oltre il 10 agosto 2012.
Per maggiori informazioni contattare: http://www.vivaticket.it/index.php?nvpg[aboutUs]&page=contatti

TICKETONE
Chi ha acquistato presso i punti vendita si deve recare direttamente presso il rivenditore di riferimento e procedere, tramite questo, alle modalità di rimborso entro e non oltre il giorno lunedì 13 agosto.
Per coloro che invece hanno acquistato tramite call center o il sito internet (www.ticketone.it) riceveranno una comunicazione direttamente dal reparto ecommerce con le modalità di rimborso e dovranno successivamente spedire il proprio biglietto che dovrà pervenire presso la sede della prevendita entro e non oltre il giorno 13 agosto.
Per maggiori informazioni contattare http://www.ticketone.it/biglietti.html?affiliate=ITT&doc=feature/helpContact/contact

ACQUISTO IN CASSA
Per coloro che hanno acquistato il biglietto in cassa il giorno del festival si dovrà inviare una richiesta di rimborso all’indirizzo info@hubmusicfactory.com. Verrà richiesta la spedizione del biglietto che dovrà pervenire entro e non oltre il giorno 10 agosto.
È fondamentale tenere bene presente le date comunicate da ogni singola prevendita affinchè il rimborso possa andare a buon fine.