Mark Lanegan – Viper Theatre Firenze @ 30 novembre 2012

Attitudine e visual: Se nelle grafiche dei suoi dischi il colore nero va per la maggiore, nello spettacolo live Lanegan non può essere accusato di incoerenza: gli unici illuminati sono i musicisti alle sue spalle, tutti di rosso fuoco. A guardare da lontano sembra di fissare una specie di inferno, con in mezzo un sacerdote nero decisamente spettrale; a guardare da vicino, provando a fare qualche foto, viene soprattutto voglia di insultare Mark o chi per lui ha scelto questa non-illuminazione. Poi però incroci il suo sguardo da lupo mannaro, e decidi che va bene così.

Audio: Potente, pure troppo. L’intento è quello di rendere tutto molto rock, questo è evidente, ma in alcuni tratti i volumi superano il limite e peggio coprono l’incredibile voce di Lanegan. Batterista e chitarrista (modello sosia di Johnny Cash) su tutti.

Setlist: Breve ma intensa, se vogliamo essere buoni. Senza alcuna interazione col pubblico, serrata, granitica. Pochi spazi (per lo più nella prima metà della scaletta) per la dolcezza a cui spesso si è dedicato negli ultimi anni, tanto rock e velocità. Dal funereo ultimo album escono bene molti brani (partenza a razzo con The Gravedigger’s song), ma la netta sensazione è che Bubblegum diventi anno dopo anno un disco sempre più grande: Hit the city prova a reggere anche senza il tocco di PJ Harvey, ma il resto colpisce forte, fino alla chiusura di Methanphetamine Blues.

Pubblico: Proprio un bel pubblico: attento, entusiasta, a tratti devoto al suo sacerdote nero. Ho visto vecchi fan degli Screaming Trees saltare come ventenni (a dispetto di capelli bianchi e giacche a quadri), ma anche ventenni cantare a squarciagola tra una pomiciata ed un’altra. C’era il meglio, per un concerto rock.

Locura: Uno si lascia trasportare dall’atmosfera diabolica del concerto, sta per ripartire con in mente un santone del rock, quando dal backstage spunta lo stesso Lanegan, ciondolante, cappellino da baseball, che si va a sedere su un tavolino nella zona merchandising, sotto una lampada, per firmare autografi da bravo scolaretto. Senza dubbio gentile, ok, ma ecco come smontare in 5 minuti tutta l’atmosfera di una serata.

Conclusioni: Alla sua entrata sul palco ho pensato non ce la facesse a finire un concerto intero. Poi s’è aggrappato con forza all’asta del microfono e ha steso tutti. Se dovessi rinascere, vorrei la voce di quell’uomo.