10 cd nel lettore di… Daniele Bova

88e4d2552db96facef75fcb5ded2d8d4Daniele Bova è il chitarrista dei Carpacho! È fondatore dei MiceCars (fermi da un bel po’ ma che hanno fatto uscire da poco un nuovo pezzo, Volunteer), ha insegnato filosofia, ha fatto radio e soprattuto ha un sogno nel cassetto, scrivere la biografia di Riccardo Zara!
I Carpacho sono un gruppo di Roma che ha raggiunto la ragguardevole cifra di dieci anni di carriera e hanno pensato bene di fare un regalo ai loro fan, una raccolta ufficiale che si chiama “Non è più tempo di illudersi” in attesa di nuovo materiale, la potete ascoltare e scaricare a questo link.

Abbiamo chiesto a Daniele cosa sta ascoltando in questo periodo e ci ha risposto con una “piccola” premessa e un dettagliato articolo che magari vi risulterà un po’ lungo ma che vi consigliamo di leggere, perché ricco oltre che di consigli di approfondimenti interessanti:

Una piccola premessa.
Quando mi e’ stato chiesto di scrivere degli ultimi 10 dischi che ho ascoltato mi sono presto reso conto che non era così immediato capire quali fossero questi 10 dischi. E’ banale sottolinearlo ma anche chi, come me, compra dischi da prima dell’avvento di internet, abituato a collezionare supporti “fisici”, con l’affermarsi della rete si e’ necessariamente adeguato ad un drastico cambiamento nella fruizione musicale. Oggi l’ascolto è facile e immediato a livello di accessibilità alla musica, ma è più’ orizzontale che verticale. Intendendo, con questo, il fatto che è diventato fisiologico saltare qui e lì tra un brano e l’altro, un artista e l’altro, piuttosto che focalizzarsi su un disco intero.
Quando la musica te la dovevi comprare, dopo aver sborsato 20 o 30 mila lire per un cd o un vinile, non potevi permetterti di non fartelo piacere al primo ascolto. Spesso un disco che all’inizio non apprezzavi si svelava con il tempo uno dei tuoi preferiti. In questo senso l’ascoltatore era spinto a superare le prime impressioni. Oggi puoi concederti il lusso di cominciare ad ascoltare in rete una miriade di dischi, senza per forza ascoltarli dall’inizio alla fine, o magari saltellando da un brano di un autore all’altro a seconda dell’umore.

EPSON scanner ImageDetto ciò, isolando da questo approccio caotico gli ultimi 10 dischi che mi è capitato di ascoltare per intero, i primi tre che mi vengono in mente sono The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd, Sgt Pepper e Magical Mystery Tour dei Beatles.

Mi sono imbattuto poco tempo fa in un documentario molto interessante su Syd Barret e ho deciso quindi di recuperare tutti i dischi su cui aveva suonato. Nello stesso momento stavo anche riascoltando la discografia dei Beatles.

The Piper at the Gates of Dawn è l’unico disco dei Pink Floyd  le cui canzoni sono tutte firmate da Barret. Esce nel 1967, e questo semplice dato cronologico in realtà si rivela interessante. Nel ’67  infatti escono anche Sgt Pepper e Magical Mistery Tour dei Beatles e pare che Barret fosse stato presente durante alcune sessioni di registrazione dei Beatles: di fatto le due band condivisero gli studi di Abbey Road. E’ interessante  ascoltare sotto questa ottica una canzone come Bike dei Floyd e metterla a confronto con Being the Benefit of Mr Kite, un brano di Sgt pepper. Ci sono elementi molto evidenti in comune tra i due brani: è come se questi due pezzi muovessero da una matrice comune, ma da una parte la psichedelica lennoniana e’ bilanciata da un’approccio melodico e armonico molto accurato, tipico sintomo della mania formale di Paul McCartney (e della vicendevole influenza che ognuno dei due Beatle esercitava sull’altro).
beatles-magical-mistery-tourMentre Barret e’ come se approfondisse il lato più’ istintivo della psichedelia, evitando quindi di imbragliarla in formule che non fossero di una rudimentale semplicità.

Questo approccio consenti’ ai floyd, spostando il focus dei loro brani dalla melodia alle parti strumentali, di portare a compimento la caratterizzazione del concetto psichedelico inteso come viaggio, dilatazione, mentre nei Beatles questa matrice, quando è presente, viene codificata in chiave pop, per creare canzoni pazzesche che ancora oggi suonano attualissime.I’m the warlus, presente in Magical Mistery Tour, ne e’ un monumentale esempio.

162085_1_fFranco Battiato – L’era del cinghiale bianco

Un disco italiano che, al pari dei primi tre di cui ho parlato, rientra nel novero delle pietre miliari.

Questo album di Battiato contiene la canzone che ha il potere di farmi commuovere praticamente ogni volta che l’ascolto,  Stranizza d’amuri. Nella strofa, a un certo punto, Battiato canta più o meno che nonostante la guerra il groppo in gola dato dal sentimento d’amore non viene ridimensionato. La canzone e’ in dialetto siciliano, la dinamica che viene messa in gioco e’ quella della relazione tra un ambito particolare, regionale, e una dimensione universale. Questo passaggio dal particolare all’universale e’ messo in atto tramite un meccanismo poetico: l’amore di cui e’ affetto il protagonista siciliano viene messo in relazione ed esaltato da una figura universale e terribile come la guerra, e diventa  una sorta di amore/archetipo, qualcosa alla quale senti di partecipare, indipendentemente dal particolare, dalla regione, dalla tua provenienza.

baustelle_sussidiario_illustrato_della_giovinezzaBaustelle – Sussidiario illustrato della Giovinezza

Non sono un fan dei Baustelle, ma li ascolto sempre con attenzione, sia perché qualche volta ricorre il paragone con i Carpacho! sia per capire cos’è che riescano a comunicare alle moltissime persone che li seguono. Come diceva Elio della disco-music: li apprezzo.

Per me nella canzone di Battiato di cui parlavo prima c’è un meccanismo, a livello di liriche, che è fondamentale anche in questo disco dei Baustelle.

Una sorta di  trasfigurazione del proprio vissuto, che viene descritto con grande dovizia di particolari (il liceo, il riformatorio, le vacanze) ma allo stesso tempo reso universalmente condivisibile, al di là della soggettività di chi lo vive. Entra in gioco anche in questo caso il discorso del potere immaginifico della provincia, di chi è nella condizione di non dover subire una costante overdose di imput metropolitani e di poter colmare con l’immaginazione i tasselli di realtà mancante. E questo processo è lo stesso meccanismo con cui ognuno di noi tende a costruire nella memoria la propria storia di vita personale, rendendo importanti alcuni luoghi, accadimenti, incontri della propria vita.

4e6c6fb2Daft Punk Random Access Memories
Vampire Weekend Modern Vampires of the City

Questi due dischi li accomuno perché rappresentano un po’ le due novità mainstream (a livello di vendite) che conciliano eclatanti risultati commerciali con una proposta che abbia spessore. Entrambi i dischi rappresentano tra l’altro piccole rivoluzioni nel suono delle due band: mi piacciono i Daft Punk nel loro approdare ad un disco che non mi sembra affatto moscio, come dicono alcuni, ma che percepisco come maturo e, a volte, perfino malinconico e ombroso. E mi piace la capacità dei Vampire Weekend di affrancarsi da alcuni tratti distintivi del loro suono per scrivere apertamente ottime canzoni pop, e ci riescono almeno 4/5 volte in questo disco.”

these-new-puritans-field-of-reeds-2013MGMT – Congratulation
These New Puritans – Field of Reeds
Flaming Lips – The Terror

Tre dischi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro, ma che ho collocato sotto uno stesso file mentale, sia per contingenze storiche, sia perché ci leggo un’affinità di approccio. Amavo la scrittura degli MGMT del primo disco, ma l’ascolto del singolo che anticipava l’uscita di Congratulation , “Flash Delirium”, mi lasciò spiazzato. Però tornandoci su in un secondo momento grazie al consiglio di Piermaria che suona con me nei MiceCars,  ho apprezzato moltissimo sia il brano che l’album. Congratulation,come gli altri due dischi citatiappartiene secondo me a quella categoria di dischi in cui hai la sensazione che la band che suona stia facendo esattamente ciò che vuole fare, fottendosene delle presunte aspettative del proprio pubblico. Però magicamente questo approccio non coincide assolutamente con nessun tipo di autoreferenzialità, ma con una sorta di innalzamento dello standard artistico della band stessa.

Mi piace pensare a Field of Reeds come una sorta di ipotetico sbocco, magari in chiave più pop, del suono dei futuri Carpacho!, e reputo The Terror il miglior disco uscito fino ad oggi nel 2013.