Ypsigrock @ Castelbuono (Palermo) – 9-10-11 Agosto 2013

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ATTITUDINE E VISUAL: L’Ypsigrock è un festival ormai storico in Italia. Inaugurato nel 1997 è un appuntamento fisso, immancabile per chi vuole rimanere al passo coi tempi. Ogni anno i ragazzi dell’Ypsig portano a Castelbuono le migliori realtà del momento con una dedizione ed una cura che valgano mille abbracci e mille grazie. Soprattutto perché lo fanno in Sicilia, in un paesino nel Parco delle Madonie, in un contesto (quello di Piazza Castello) che da solo fa da scenografia più di qualsiasi “attitudine e visual” presente sul palco. Una piazza che sembra fatta apposta per assistere nel migliore dei modi ad un concerto all’aperto (non credo che la famiglia Ventimiglia nel 1300 abbia pensato a questo, ma tant’è). La salita che porta al Castello infatti permette di vedere bene dall’alto ma anche dal basso la visuale è ottima.

I gruppi sul palco non si sono mai espressi in scenografie mirabolanti, colpevoli anche i continui cambi palco che non hanno permesso a nessuno di allestire nulla se non, in alcuni casi, dei banner alle spalle con il nome del gruppo (nel caso di Shout Out Louds o The Drums). C’è da segnalare la particolare sfortuna meteorologica di quest’anno, sia il venerdì (quando ha causato lo slittamento degli YOUAREHERE al giorno seguente) che il sabato sera. I due acquazzoni hanno minato la regolarità del festival con diverse interruzioni, con i Shout Out Louds che hanno continuato a suonare imperterriti sotto la pioggia battente nonostante il rischio di giocarsi sia gli strumenti che la vita, in alcuni momenti si aveva l’impressione di essere al festival di Reading più che in Sicilia in pieno agosto.

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AUDIO: Ottimo, e anche di questo va dato merito ai ragazzi dell’organizzazione. Con il maltempo molto spesso i gruppi hanno dovuto fare line-check o veri e proprio sound-check poco prima del live stesso e la qualità sonora ha dato sempre il massimo. Alcuni piccoli problemi ci sono stati per i Metz (anche se a loro discolpa va detto che hanno suonato con gli strumenti dei Suuns visto che i loro sono stati smarriti in aeroporto). La botta di suono migliore, invece, l’hanno data sicuramente i Shout Out Louds, gli Editors e i Suuns.

SETLIST: Citare la setlist di tutti i gruppi che hanno suonato nei tre giorni è complesso, posso ovviamente linkarvi la straordinaria setlist del main act (un vero e proprio best of) degli Editors. Per gli altri gruppi, di cui la maggior parte con meno album alle spalle, in larga parte hanno sono suonati gli ultimi lavori.

MOMENTO MIGLIORE: I momenti migliori sono stati sicuramente i live di Shout Out Louds e degli Editors. Il primo in modo particolare per la performance degli svedesi davvero granitici nell’esecuzione, un vero muro di suono. Molta dell’epicità del gruppo è stata supportata e amplificata dalla pioggia incessante che ha bagnato loro sul palco e il pubblico danzante ancora più fomentato dal maltempo, come in un vero festival d’oltre manica. Per gli Editors va segnalata la solita intensità interpretativa di Tom Smith che ha comunicato al pubblico, alla grande come sempre, tutta la sua malinconia e profondità. Una voce che sembra migliorare con il tempo e soprattutto l’ottima resa dei pezzi del nuovo disco da molti criticato ma che, personalmente, dopo il live ho apprezzato molto di più. Cito a margine anche la catarsi sonora di grande livello di Holy Other che ha stregato il pubblico con la sua elettronica di qualità, stessa cosa per i romani YOUAREHERE che hanno fatto ballare in apertura del sabato il pubblico dell’Ypsig che pur in larga parte non li conosceva, ed infine il grunge-punk dei Metz che ha messo a ferro e fuoco la piazza e ci ha riportato dritti dritti nel 1994.

Chiudo con le note negative, il live dei The Drums, fiacco come previsto, gli Omosumo un misto tra Justice e uno Steve Aoki “de noantri” personalmente da dimenticare e fuori tempo massimo. I Local Natives, sui quali però devo ammettere una difficoltà di approccio anche nella dimensione disco e Rover, che invece adoro, si sono esibiti in due prestazioni un po’ troppo apatiche e sottotono. Faccio un enorme “mea culpa” per essermi perso i live del secondo stage e il djset di Erol Alkan (shame on me) sui cui ovviamente non mi esprimo.

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PUBBLICO: Il vero valore aggiunto dell’Ypsigrock. Molto raramente ho visto un pubblico così attento, partecipe e senza quella puzzetta sotto il naso da indie-snob de sta fava. Una vera manna dal cielo per ogni artista, una carica continua. Tutte le serate sono state affollate da ragazzi venuti un po’ da tutta italia anche se la maggioranza ovviamente dalla Sicilia. Molte anche le persone adulte, credo quasi tutte di Castelbuono, che hanno voluto assistere incuriositi ai concerto. Ovviamente tante Spillette, Barbe e Sorcini vista la lineup, percentuale di Hipsterismo intorno ad un buon 75%.

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LOCURA: Non c’è stato alcun episodio particolarmente divertente accaduto sul palco ma tutto il festival è stato comunque pervaso da un senso di allegria contagioso. Un evento divertente era sicuramente il contro-concerto tenuto ogni giorno da un gruppetto di signori nella piazzetta antistante quella del festival, che suonava grandi classici della canzone popolare. Una specie di collettivo Arcade Fire della terza età che ha allietato il passeggio tra una granita, un gelato e un assaggio del tipico Panettone di Castelbuono con una spalmatina di crema di Manna o di Pistacchio.

CONCLUSIONI: L’Ypsigrock si conferma come uno dei migliori festival italiani ed europei. Una location fantastica, ottimo per abbinarci anche qualche giorno di vacanza nel bellissimo mare di Cefalù (come ha fatto il sottoscritto), scelte artistiche sempre attente alle novità del momento ed un pubblico che da solo ha creato e crea ogni anno un atmosfera festosa unica. Peccato purtroppo per il maltempo che ha funestato l’edizione di quest’anno. Se posso solo dare un consiglio all’organizzazione per il prossimo anno è di prevedere una copertura per il palco, avrebbe reso ancora più bello un festival che ogni anno che passa si avvicina sempre di più alla perfezione.

Le Foto sono di Alessia Naccarato