Tame Impala – Currents

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Forse non è il caso di soffermarsi all’infinito su un confronto tra Currents e l’acclamato Lonerism. Infatti questo nuovo capitolo non vale meno del suo predecessore (e nemmeno del precedente Innerspeaker, per il medesimo principio). Semplicemente, il nuovo album è ostentatamente un’altra cosa rispetto ai Tame Impala che abbiamo amato. Currents è una ulteriore ridefinizione da parte di Kevin Parker (sempre più al timone) di quel che per convenzione e ingenti dosi di arbitrarietà chiamiamo psichedelia.

Il processo di cambiamento è stato indicato dalla soffice “Cause I’m A Man” e dalla mezza chillwaveLet It Happen” (ritornello che è quasi roba alla Neon Indian, cucito a forza con una strofa più classicamente riconducibile alla band di Parker. Dunque, molti più sintetizzatori, molte meno chitarre, altrettanta nostalgia. E poi registriamo l’uscita dalla band da parte di Nick Allbrook (oggi in altri progetti tra cui i Pond) e l’emergere di un’attitudine soul, morbida, funky (al rallentatore), colorata e senza rinunce rispetto all’emotività di un qualsiasi precedente frammento della discografia degli australiani. In “The Less I Know The Better” e “The Moment” ci sono più Steely Dan che fuzz. Poi arrivano anche la troppo corta “Disciples” e “Reality In Motion” che ricostruiscono qualche ponte con Lonerism. Il fatto che la voce di Parker sia stata prestata al recente disco di Mark Ronson è più una conseguenza che una causa del cambio di passo. Per certi versi il percorso è similare a quello degli Unknown Mortal Orchestra all’indomani del loro Multi-Love: il mantenimento di un sistema di riferimenti, contenuti e simboli parallelamente ad un parziale slittamento dell’universo sonoro di appartenenza. A brevissimi tratti sembra di sentire l’ingenua, cristallina immediatezza di band australiane di formazione pop sintetica, dai Cut Copy in poi.

Currents richiede una fatica risibile a entrare in testa a chi ama i Tame Impala e una fatica considerevole a far accettare agli stessi che non dovrebbero esistere caselline targate psych rock o neo psichedelia così tanto anguste. Questa dissonanza suscita qualche perplessità a tanti estimatori della band ma dovrebbe rendere felice Kevin Parker che voleva generare questo lieve disorientamento, rischiando. E così tutti quanti a riascoltare e poi riascoltare un disco che al primo ascolto fa già centro.